Compagnia portuale, l’ultimo baluardo: prima il lavoro, poi il profitto

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CIVITAVECCHIA – Tra i pochi esempi di cooperativa autogestita rimasti in Italia, dove i dirigenti e il Presidente stesso sono democraticamente eletti dai soci, la Compagnia portuale rappresenta forse l’ultimo caso, almeno nel nostro territorio, dove l’impresa è finalizzata alla creazione del lavoro. Lavoro di qualità e di tutele, in altre parole di diritti. Come se la storia delle riforme, o meglio, delle controriforme dei vari governi negli ultimi trent’anni, non avesse intaccato lo spirito e il “business core” che muove la storica cooperativa dei camalli dal 1897. Ne abbiamo parlato, approfondendo vari temi, con il Presidente Enrico Luciani.

Presidente Luciani, il 2015 da poco concluso è stato un anno di ripresa per le attività portuali. Possiamo parlare di una nuova fase per il nostro scalo?

“Dopo tre anni di rosso, di profondo rosso per quel che ha riguardato il 2014, possiamo dire che il 2015 è stato un anno positivo. Abbiamo attraversato gli anni bui della perdita di quote importanti di traffico merceologico, soprattutto con la crisi delle acciaierie di Terni. La perdita di quel traffico, unita alla caduta vertiginosa della produzione di ceramiche dell’area di Civita Castellana, ha prodotto un periodo di forte crisi per il nostro scalo. Il 2015 ha rappresentato l’inizio della ‘ripresa’, soprattutto per la capacità che si è avuta nel reperire nuovi traffici. In questo senso l’Automotive e la produzione Fiat verso gli Stati Uniti hanno sancito l’inversione di tendenza”.

erncio luciani2Un traffico sul quale Civitavecchia aveva, negli anni precedenti, già lavorato. Quali sono le differenze?

“La differenza è che molte vetture che si facevano negli Stati Uniti, ad esempio la ‘Renegade’, oggi si fanno In Italia. Un mercato che riguarda anche la ‘Nuova 500X’. Produzioni che investono tutto il mercato americano con i porti di Halifax e Baltimora. Anche i numeri di questi traffici sono radicalmente diversi rispetto al passato: da Marzo 2015 sono state esportate 110mila vetture nuove, 40mila importate. Unitamente a ciò abbiamo avuto anche l’incremento del traffico crocieristico. Un ‘segno più’ previsto anche per il 2016. Un altro traffico molto importante è anche quello legato alla frutta esotica. Significativo il fatto che lo stesso ‘terminal delle banane’ si stia attrezzando per diventare un hub rispetto alla fornitura delle provviste di bordo per le navi da crociera. Questi sono i tre settori che hanno innescato la ripresa e ci fanno ben sperare per il futuro”.

E La Compagnia Portuale? Siete gli unici che assumono.

“La Compagnia è cresciuta di circa il 20- 25%. Siamo passati da 9,5 a 12,5 milioni di fatturato. In tutta sincerità, non appena abbiamo compreso la solidità dei nuovi traffici e, conseguentemente, del nostro lavoro, ci siamo subito mossi per la stabilizzazione dei precari. A partire dal mese di Giugno abbiamo assunto 60 lavoratori a tempo indeterminato e altri 40 a tempo determinato. Una boccata d’ossigeno importante per tanti lavoratori e relative famiglie. Questo solo la ‘CPC’. La società ‘CILP’, legata alla compagnia portuale, che oggi governa il traffico dell’automotive, ha prodotto assunzioni nell’ordine delle 50 unità. Anche il 2016, dalle informazioni in nostro possesso, dovrebbe essere un buon anno per l’automotive. Verrà infatti messa sul mercato la ‘Nuova Giulietta’ dell’Alfa Romeo e già a partire da metà anno potremo, con tutta probabilità, determinare un nuovo incremento di lavoro attraverso questo prodotto”.

Mercato e difesa salariale: come riuscite a conciliare le due cose?

“E’ dura, indubbiamente. Però riusciamo a conciliare le due cose perché per noi è prioritario il lavoro e non il profitto. Siamo competitivi perché mettiamo insieme la qualità della vita, dei diritti e del salario dei lavoratori insieme alla professionalità. Siamo partner di realtà importanti come Fiat e Grimaldi. Lavoriamo 365 giorni all’anno 24 ore su 24. Attraverso queste prerogative riusciamo ad esprimere anche un modello che nella società a trazione turbo capitalista risulta certamente anomalo”.

Darsena energetico grandi masse. E’ di questi giorni la presentazione del bando per un investimento faraonico misto pubblico-privato. Nuove possibilità di crescita e di occupazione?

“Finalmente si dà il via alla costruzione di una darsena che potrà ospitare dai 500mila ai 700mila Tues. Una darsena per i contenitori con fondali che vanno a pescare a meno 18 metri sulla roccia. Caratteristiche uniche che rendono appetibile il nostro scalo a numerosi armatori. Se questa opera verrà realizzata con la sufficiente velocità, non esito a dire che le possibilità di occupazione saranno straordinarie. Uno sviluppo che riguarderà non solo le operazioni ciclo-nave e di piazzale, ma anche tutto l’indotto legato alla ‘vita’ del contenitore, dallo svuotamento al riempimento e tutte le decine di medie e piccole attività che potranno crearsi attorno al traffico contenitori. Non sono tra quelli che pensa sia giusto spostare i traffici da un porto all’altro, credo però nella necessità della creazione di quella rete portuale in grado di passare da una rete di lunghi trasferimenti allo ‘short shipping’. Attraverso questa filiera corta potremmo passare a produzioni che avvengono a ridosso degli scali, rianimando il nostro Interporto, per esempio”.

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