Cna: “Civitavecchia al 32° posto tra i Comuni italiani con la fiscalità più elevata”

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CIVITAVECCHIA – Il 2015 ha segnato una discontinuità nelle politiche fiscali in Italia. Un beneficio che ha riguardato anche artigiani, micro e piccole imprese. Lo scorso anno, infatti, hanno visto calare il peso complessivo del fisco (total tax rate) al 60,9 per cento: il 3,6 per cento in meno rispetto al picco toccato nel 2012 (64,5 per cento). A Civitavecchia la pressione fiscale, attestatasi al 63,1, è scesa: – 2,7 sul 2012, – 2,9 sul 2014. Ma il fisco continua a penalizzare fortemente le attività imprenditoriali. E per il 2016, purtroppo, il calo si arresta. Anzi, si prevede addirittura un lieve incremento (+ 0,1 per cento) del total tax rate, che in questo comune si traduce in una incidenza delle tasse sul reddito pari al 63,2 per cento. Ovvero qui l’imprenditore lavora ben 231 giorni l’anno, fino al 18 agosto, per pagare le tasse, solo 134 per la propria famiglia
A rilevarlo, è “Comune che vai fisco che trovi”, l’Osservatorio CNA sulla tassazione della piccola impresa, giunto alla terza edizione, che analizza 124 comuni italiani, a partire da tutti i capoluoghi di regione e di provincia. E prende a riferimento una impresa individuale, con cinque dipendenti, 430mila euro di fatturato e 50mila euro di utili, che utilizza un laboratorio artigiano di 350 metri quadrati e un negozio di 175 metri quadrati destinato alla vendita.
Il rapporto è stato presentato questa mattina a Roma.
Vediamo i dati riguardanti il comune di Civitavecchia. “L’inversione di tendenza registrata nel 2015 rispetto al 2014 – riferiscono dalla Cna – è merito esclusivo della diminuzione della pressione fiscale locale del 9,1 per cento. Risultato, questo, prodotto però principalmente dalla deducibilità completa dall’Irap del costo dei lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato. Mentre l’incidenza dell’Irpef e dell’aliquota dell’Ivs (Invalidità-vecchiaia-superstiti) è salita del 6,3 per cento (dal 32,7 al 39)”.
Per il 2016, l’Osservatorio della CNA prevede un incremento della pressione complessiva, “che deriva dall’aumento programmato dell’aliquota Ivs (parliamo di un esborso di 10.298 euro), solo in parte attenuato dall’elevazione della franchigia Irap a 13mila euro. Del resto, la maggior parte degli interventi introdotti con Legge di stabilità del 2016 non produrranno effetti sensibili sulle imprese di minore dimensione, se non il beneficio che deriva dal super ammortamento relativamente agli investimenti effettuati nel corso dell’anno. Il titolare dell’impresa, a conti fatti, nel 2016 metterebbe in tasca 8 euro in meno rispetto al 2015, disponendo dunque di un reddito netto di 18.420 euro”.
Rispetto a un anno fa, Civitavecchia, nella classifica che mostra quanto spinge il fisco, sale ancora di quattro posti, dal 36° al 32°, nella fascia dei comuni meno virtuosi.
“E’ una situazione insopportabile per le imprese. La pressione fiscale resta iniqua e altissima a Civitavecchia, comune che addirittura peggiora la propria posizione a livello nazionale”, dice Alessio Gismondi, presidente della CNA di Civitavecchia.
Secondo la CNA, c’è bisogno di migliorare il sistema tributario operando lungo tre direttrici: una più consistente riduzione della pressione fiscale; il capovolgimento della tendenza a trasferire sulle imprese gli oneri dei controlli; l’uso intelligente della leva fiscale per aumentare la domanda interna.

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