Cittaslow, le città del buon vivere

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CIVITAVECCHIA – “Siamo alla ricerca di città animate da uomini curiosi del tempo ritrovato, ricche di piazze, teatri, botteghe, caffè, ristoranti, luoghi dello spirito, paesaggi non violati, artigiani affascinanti, dove l’uomo ancora riconosce il lento, benefico succedersi delle stagioni, ritmato dalla genuinità dei prodotti, rispettosi del gusto e della salute…”. Così recita il manifesto di Cittaslow, un’Associazione internazionale fondata a Orvieto nell’ottobre 1999. Ma di cosa si tratta? Per spiegare i contenuti di tale progetto, che circa 120 città stanno realizzando, sono intervenuti il 18 febbraio scorso al Nuovo Teatro Sala Gassman l’Assessore alla Cultura e Turismo del Comune di Tolfa, Cristiano Dionisi, e il Presidente di Cittaslow International, Giorgio Oliveti.
“Dobbiamo ripensare ad un nuovo modo di fare città – ha esordito l’Assessore Dionisi – opporre ai ritmi frenetici la lentezza, dall’inglese Slow che significa (al di là del senso letterale del termine) rimettere al centro le piccole comunità, utilizzando positivamente la rete per scambiare esperienze, cultura materiale, buone pratiche e progetti.” Per questo motivo Sindaci di molte comunità a partire da Paolo Saturnini, Sindaco di Greve in Chianti si sono associati tra loro e con il progetto Slow Food per realizzare il grande progetto Cittaslow, al quale hanno aderito circa 200 città di 30 paesi nel mondo.
In nome e per conto di Madre Terra, essere Slow, dalle parole di Oliveti significa “difendere l’ambiente, ritrovare saperi tradizionali, valorizzare al meglio le risorse con riciclo e riuso applicando le nuove tecnologie; sostenere le comunità del cibo e l’artigianato locali, le biodiversità ambientali e culturali; dare voce ai contadini che sono i veri scienziati della terra ormai inascoltati e gli anziani custodi delle esperienze.”
“Saranno i contadini a salvare il mondo” e le comunità consapevoli di scegliere percorsi più lenti ma più sani e rispondenti ai ritmi effettivi dell’essere umano. In questa nuova ottica – secondo il manifesto di Cittaslow – vanno ripensate le nostre attuali città: “parchi ed aeree verdi, energie rinnovabili, trasporti ecologici, riciclo e rifiuti; riqualificazione e riuso di aree metropolitane marginali, fibre ottiche, wireless; in agricoltura divieto di utilizzo di OGM, valorizzazione di tecniche di lavoro e mestieri tradizionali, coesione sociale attraverso politiche di integrazione disabili, poveri, minoranze discriminate; creare partenariati con altre organizzazioni promotrici di cibo tradizionale e naturale.”
Un valido esempio di come si possa attuare il progetto Cittaslow è TolfArte, il Festival Internazionale dell’Arte di strada e dell’Artigianato artistico. “Un evento di grande successo – ha concluso Dionisi – nato da un gruppo di amici che ragionavano su come portare nella città qualcosa di positivo per valorizzare l’artigianato artistico e il centro storico, creando un ponte tra innovazione e tradizione. La comunità si è data da fare, realizzando varie attività che hanno attratto tanti turisti; scegliendo di andare nella direzione opposta a quelle fino ad oggi sperimentate, si possono estrapolare nuovi vissuti a misura d’uomo, senza abbandonare o rinunciare alla modernità dei tempi e all’uso delle moderne tecnologie”.

Antonella Marrucci

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