“c3STo di notizie”. 41 bis: giusto o sbagliato?

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Inauguriamo quest’oggi una nuova rubrica, “c3STo di notizie”, una raccolta di articoli giornalistici realizzati dagli alunni delle classi 3^ S e 3^ T della scuola media Don Milani di Cerveteri nell’ambito di laboratorio di giornalismo che i ragazzi stanno svolgendo nel corso di questo anno scolastico. Ad inaugura la rubrica un articolo su un tema piuttosto spinoso e dibattuto: il regime carcerario del 41 bis.

L’articolo 41 bis (conosciuto come carcere duro) è una legge dell’ordinamento penitenziario italiano. E’ applicabile alle persone che commettono i seguenti reati: delitti commessi per finalità di terrorismo, associazione a delinquere di tipo mafioso, riduzione in schiavitù, induzione alla prostituzione minorile, pedopornografia, tratta di persone, violenza sessuale di gruppo, sequestro di persona a scopo di rapina o estorsione, contrabbando di tabacchi lavorati esteri, spaccio.
Il 41 bis prevede che i detenuti siano messi in massimo isolamento; infatti il detenuto viene messo in una cella singola e non ha accesso a spazi comuni del carcere come la palestra o la biblioteca. L’ora d’aria è limitata e anche qui avviene in stretto isolamento.
Anche i colloqui con i familiari sono limitati, sono al massimo due al mese, hanno durata inferiore rispetto a quelli degli altri detenuti e non c’è possibilità di contatto fisico.
“Soffriva di diabete, insufficienza renale e aveva un cancro polmonare”: Feliciano Mallardo è morto in queste condizioni al 41 bis; la moglie e figli lo avevano visto l’ultima volta venti giorni prima della sua morte attraverso un vetro divisore e senza possibilità di contatto.
Poco meno di un mese prima, Palmerino Gargiullo è morto suicida a Cuneo e anche lui era detenuto secondo le norme del 41 bis.
Attraverso uno studio statistico è stato dimostrato come la frequenza di suicidi tra i detenuti al 41bis è 3,5 volte maggiore rispetto al resto della popolazione reclusa.
Ma l’articolo ha anche degli aspetti positivi, infatti ha lo scopo di impedire al detenuto di avere rapporti esterni con la criminalità; inoltre i carcerati che scontano una pena sotto le normative del 41 bis sono piuttosto pochi (circa 700) e sono per lo più boss mafiosi o persone che fanno parte delle varie associazioni mafiose.
Alcuni divieti però non sono molto sensati, come ad esempio privare i carcerati di tutti i loro beni personali; infatti c’è la storia di un anziano detenuto con la passione della pittura a cui è stata negata la possibilità di poter tenere la tela e i pennelli in cella.
L’articolo 41 bis è tutt’oggi un argomento molto discusso. Infatti sono molte le persone che lo considerano disumano e dannoso per la psiche del detenuto, al contrario però sono tante le persone che lo considerano giusto e appropriato per i gravissimi crimini commessi dai detenuti nei confronti dei quali viene applicato.

Lorenzo Costantino
Matteo Gentili
Cristiano Marcucci
Alberto Niccoli
Adriano Schina

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