“Cervelli in fuga”. Per fare il biologo me ne sono dovuto andare…

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CIVITAVECCHIA – Torna dopo la pausa estiva l’appuntamento con i “Cervelli in fuga”. Occhi puntati stavolta sul mondo della ricerca, di cui sempre più frequentemente in Italia si parla in termini negativi, definendola come obsoleta, chiusa e poco produttiva a causa della scarsità delle risorse. Se condividete questa opinione, troverete facile lodare coloro che, come Valerio Brizi, un cervello civitavecchiese in fuga da qualche anno, si adoperano per sostenere e migliorare il settore.

Dove ti trovi attualmente e da quanto tempo ti sei trasferito?

Vivo da circa 3 anni e mezzo in un piccolo comune poco distante da Bergamo con la mia fidanzata e due gatti”.

E’ stato facile trovare un posto in cui risiedere?

“Per i primi mesi successivi al mio trasferimento mi è stata data la possibilità di vivere nel residence dell’Istituto di Ricerche per cui lavoro assieme ad altri colleghi scienziati. Ho poi cercato e trovato una sistemazione stabile, che è quella attuale, abbastanza facilmente, anche perché è stato ‘amore a prima vista’ (Il quartiere mi ricordava per molti aspetti casa mia). Vivo in una zona molto tranquilla con tanto verde, mi sveglio con il canto del gallo e il belato delle pecore, che non sono proprio come il suono delle onde del mare e il canto dei gabbiani, ma ci accontentiamo…è comunque molto bucolico!”.

Una volta arrivato è stato facile ambientarti? Come lo hai fatto?

“Non è stato facile sono sincero, in primis per il clima e la distanza dal mare (Io sono ‘mare-dipendente’) e poi per le abitudini ed i modi di fare con cui mi sono dovuto interfacciare che sono molto diversi da quelli della gente di mare, del Sud insomma. Inizialmente si percepiva molto la diffidenza, il distacco, il pregiudizio…ma poi pian piano mi sono fatto forza e ho iniziato a frequentare un corso di tennis e mi sono iscritto in palestra. Lo sport mi ha aiutato quindi a conoscere molti ‘indigeni’ che avevano le mie stesse passioni e che oggi sono diventati miei buoni amici”.

Trovi che ci siano molte differenze tra la mentalità del posto in cui ti trovi ora e quella della tua città?

“Sì, hanno bisogno di molto tempo prima di dare confidenza e stringere amicizia, quasi tutti pranzano alle 12 e cenano alle 18.30 (prestissimo!), sono fissati con il lavoro, parlano un dialetto incomprensibile ma dai suoni divertenti, lo ammetto. Noi tendiamo a stringere più facilmente amicizia, e soprattutto siamo molto più rilassati! Devo aggiungere però che hanno anche tantissimi pregi, la cosa impressionante è il loro immenso rispetto per gli spazi pubblici (non esistono carte in terra, scritte sui muri o altri segni di vandalismo) e la loro serietà e l’efficienza impeccabile dei servizi. Sono cose che fanno la differenza nella qualità della vita”.

Come mai hai deciso di lasciare Civitavecchia?

Purtroppo Civitavecchia ad oggi non può offrire un lavoro per un biologo nell’ambito della ricerca scientifica, non ha le strutture e le risorse necessarie. Quindi subito dopo la Laurea ho dovuto mandare il mio curriculum in giro per l’Italia e per l’Europa, e dopo vari colloqui e concorsi vinti ho scelto il dottorato di ricerca a Bergamo”.   

Ogni quanto torni nella tua città? Pensi che prima o poi tornerai definitivamente?

In genere torno ogni due mesi per un weekend e durante le feste natalizie e le vacanze estive. E’ sempre bellissimo tornare a casa mia, nella mia terra natia, dalla mia famiglia, dai ‘vecchi’ amici…dal mio amato mare. Tornare a Civitavecchia sarebbe bello ma, come dicevo prima, molto complicato lavorativamente parlando. A meno che non decidessi di cambiare radicalmente tipo di lavoro e abbandonassi la ricerca. In quel caso, ‘reinventandomi’ potrei pensare di tornare, magari lavorando come libero professionista. Mai dire mai…non nego che il pensiero di tornare o quantomeno di avvicinarmi di nuovo a casa mi intriga non poco”.

Attualmente di cosa ti occupi?

“Poco dopo aver conseguito la Laurea Magistrale in Biologia per la Ricerca Molecolare, Cellulare e Fisiopatologica all’Università degli Studi Roma Tre ho iniziato, e sto terminando, il Dottorato di Ricerca Internazionale per conseguire il titolo di Doctor of Philosophiae (conosciuto anche con l’acronimo PhD) presso l’Istituto di Ricerche Farmacologiche ‘Mario Negri’ di Bergamo in collaborazione con la Open University di Londra. Questo importante percorso di formazione prevede una supervisione costante da parte di un tutor della Open University stessa. Nel mio caso, più volte l’anno, mi confronto con il mio tutor che si trova presso l’Università di Edimburgo. Questo mi ha permesso di conoscere le realtà della ricerca scientifica al di fuori dell’Italia, di ottimizzare le mie abilità di comunicazione scientifica in lingua inglese (aspetto fondamentale del mio lavoro è infatti quello della comunicazione e divulgazione scientifica ovviamente in inglese, che è la lingua ufficiale della scienza), e di viaggiare e visitare luoghi che magari avrei visto chissà quando. Il mio progetto di ricerca nel campo della Biologia dello Sviluppo e della Riprogrammazione Cellulare ha come obiettivo principale quello di generare un rene umano e funzionante a partire da cellule staminali umane. La speranza è che, raggiungendo tale obiettivo, si possa un giorno riuscire a garantire una cura ‘personalizzata’ per tutti i pazienti con malattia renale cronica, che non sia la dialisi o il trapianto d’organo da donatore. E’ un progetto di ricerca molto ambizioso e non privo di ostacoli e difficoltà sperimentali e tecniche, ma l’Istituto offre una strumentazione all’avanguardia e un ottimo programma di formazione con dei supervisors/tutors di alto livello con molta esperienza alle spalle. Stiamo ottenendo risultati promettenti e ne sono davvero orgoglioso!”.

Avresti potuto intraprendere questo percorso anche nelle vicinanze della tua residenza?

Le Università di Roma e Viterbo offrivano ed offrono tuttora dei corsi di Dottorato o di Specializzazione molto interessanti e di alto livello, ma quando mi sono trovato di fronte a delle modalità di selezione e di accesso discutibili e un po’ capziose (come il dover aspettare anni prima di accedere ma nel frattempo ‘lavorare’ gratuitamente o il non poter beneficiare neanche di una borsa di studio) ho preferito guardarmi intorno…così sono approdato a Bergamo”.

Come ti sei avvicinato alla passione che ti ha portato dove sei ora e cosa rappresenta per te?

Sin da piccolo ero appassionato di tutto ciò che riguardasse la Natura, la Biologia e la Chimica e quali fossero i meccanismi alla base della fisiologia umana e animale, i come e i perché di un’infinità di cose. In sintesi, ero molto molto CURIOSO. E la curiosità si è poi trasformata in voglia di studiare a fondo e scoprire cose nuove che fossero utili all’umanità…ed ecco come sono diventato ricercatore”.

Che progetti hai per il futuro?

“La Ricerca è affascinante senza dubbio ma anche molto impegnativa, richiede passione e ti sottopone a sfide continue e ostacoli da superare anche solo per riuscire a fare un solo passettino in avanti. Purtroppo però in Italia quello del ricercatore non è un mestiere che offre prospettive rosee…Al momento non so con certezza quello che farò in futuro, ma non metto dei paletti, sono aperto a tutte le opportunità che incontrerò, sperando di riuscire a trovare una stabilità lavorativa che mi consenta anche di fare passi importanti nella vita privata con un po’ più di tranquillità”.

Giordana Neri

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