“Cervelli in fuga”. Lavoro a tempo indeterminato subito dopo la laurea…ma in Inghilterra

0
1012

CIVITAVECCHIA – Se a spaventare i giovani neolaureati italiani è la mancanza di una reale possibilità una volta concluso il percorso di studi, allora Giulia Tassarotti, una ragazza semplice, solare e molto volenterosa, rappresenta decisamente un esempio da seguire.

Da quanto tempo ti sei trasferita? Perchè hai deciso di lasciare Civitavecchia?

“Tutto inizia a novembre 2014 quando una settimana dopo la mia laurea decido di partire per Londra. Inizialmente l’idea di vivere in Inghilterra era solo un sogno da bambina, in seguito tuttavia è diventato il mio progetto di vita. Quello che mi mancava veramente in Italia era un ambiente che mi desse la possibilità di confrontarmi con nuove realtà, facendomi crescere sia professionalmente che come persona: un posto che mi mettesse alla prova e mi facesse sentire viva ogni giorno. Un posto in cui una ragazza di 22 anni potesse essere considerata una risorsa da far crescere e non una giovane che deve far posto alle vecchie generazioni”.

È stato facile ambientarti e come lo hai fatto? Hai avuto problemi con la lingua del posto?

“Sono partita con una valigia, senza lavoro e senza certezze, ma con tanta voglia di fare per trovarmi il mio posticino nel mondo straniero. Non sapevo nulla, non sapevo cosa mi aspettasse e come fare per ottenere il riconoscimento del mio titolo di studio. Le difficoltà sono state molte soprattutto i primi mesi, quando il peso della burocrazia e dell’adattamento in un paese che non era il mio si faceva sentire. Con le difficoltà però sono arrivate anche le soddisfazioni: le promozioni a lavoro, il riconoscimento di tutti i sacrifici e le fatiche; a poco a poco quello che mi era sembrato solo un piano impossibile è diventato la mia vita. Credo che il mio modo di essere abbia contribuito molto nella fase di adattamento. Il sorridere dei guai, il supporto della mia famiglia e il pensare che domani è sempre un altro giorno sono stati la mia carica. Non è solo un detto, la pioggia e il maltempo sono una costante, ma convivendoci impari ad apprezzare anche una singola ora di sole. Sarà forse la scoperta che è possibile alzarsi felici di andare a lavoro che fa sì che anche un posto dove non c’è sole possa diventare luminoso”.

Ogni quanto torni in Italia?

“Per i primi 10 mesi non sono potuta tornare casa, ogni volta a causa di un colloquio, di un imprevisto o di un nuovo trasferimento, il momento giusto per prenotare un volo di ritorno sembrava non arrivava mai”.

Dove ti trovi attualmente? Di cosa ti occupi?

“Attualmente vivo e lavoro a Bristol in un ospedale pediatrico specializzato. Ho un posto a tempo indeterminato per l’NHS, il sistema pubblico ospedaliero inglese. Sono infatti laureata alla Sapienza come tecnico di radiologia, ho ottenuto il riconoscimento del titolo di studio qui, per poi specializzarmi in quello che loro chiamano ‘Paediatric Radiographer’. Il bello di questo paese è sentirsi apprezzato per doti quali motivazione e personalità. Non importa chi tu sia e da dove vieni se hai voglia di fare una possibilità esiste per tutti. Non ci sono conoscenze o raccomandazioni, ci sei tu e solamente tu, le tue abilità e quello che hai da offrire al progetto, azienda o posto di lavoro che sia”.

Hai avuto problemi con la lingua del posto?

“Lavorando in ospedale la conoscenza della lingua è obbligatoria. Il primo periodo ho viaggiato parecchio per varie città inglesi; ciò da un lato è stato difficile per abituarmi ogni volta a un dialetto diverso, ma al tempo stesso ha rappresentato una gran bella esperienza per conoscere luoghi e modi di vivere differenti”.

Perché secondo te la gran Bretagna è la metà più raggiunta tra coloro che lasciano l’Italia?

“L’Inghilterra da anni a questa parte ha spalancato le porte per il gran numero di persone che ogni giorno fanno una valigia e tentano fortuna. Gli inglesi sono pronti a ciò, gli ospedali e ogni tipo di lavoro hanno un numero di personale straniero veramente alto. In Italia mancano la meritocrazia e i necessari sbocchi lavorativi che invece nel paese oltremanica sono presenti. Qui inoltre,l’economia non è bloccata come nella maggior parte dei paesi europei e la possibilità di fare fortuna è elevata. Anche se una buona percentuale degli inglesi vede l’immigrazione straniera come un pericolo per il Paese. Devo tuttavia ammettere che noi come popolo che lascia il proprio paese per crearsi un futuro veniamo considerati molto coraggiosi, noi con la dote del ‘saper campare e del speriamo che me la cavo’ abbiamo una marcia in più che la maggior parte delle volte, personalmente parlando, è stata apprezzata. Perché è facile tirare fuori il meglio quando va tutto bene ma è straordinario farlo quando il bene bisogna solo che sudarselo e lontano da casa propria”.

Trovi che il sistema universitario o lavorativo di dove sei ora sia diverso da quello italiano? Lo trovi peggiore o migliore?

“Dal punto di vista lavorativo posso fare un confronto con ciò che vedevo quando ero solamente una studentessa in quel di Roma. Infatti non ho mai lavorato in Italia come Radiographer ma sono venuta direttamente in Inghilterra. Posso dire che l’organizzazione del lavoro, la possibilità di crescita e i corsi di aggiornamento richiesti rendono il mio lavoro dinamico. Ho molto ancora da imparare, ma per quanta strada ancora c’è da fare mi sto godendo i piccoli progressi che giorno dopo giorno ottengo. È bello infatti sentirsi apprezzati, è bello avere la possibilità di cambiare e di poter scegliere tra diverse offerte lavorative. È bello sapere che qualcuno o un sistema crede in te. Avendo la possibilità di tutoraggio, faccio il confronto con il nostro sistema universitario e per quanto riguarda il campo medico e le professioni sanitarie, credo che il nostro problema non sia a livello universitario. Le conoscenze e la pratica ci sono è il post laurea che spaventa in Italia. È inaccettabile studiare per qualcosa e poi lavorare, sempre ammesso che si lavori, in un campo completamente differente”.

Che progetti hai per il futuro?

“Mi chiedi del mio futuro, ma vivendo il presente che sto affrontando non ci sto pensando più di molto. Mi piace godermi il presente e augurarmi di sentirmi sempre più pronta per quello che il futuro mi riserverà, senza paure e senza limiti per ciò che voglio fare ed ottenere. Posso solamente dire che uno degli obiettivi che ho è di continuare ad affrontare questa scelta con il sorriso e la voglia di fare che mi hanno portata fino qui. A casa ci penso e tanto, ci sono giorni che l’amore per il Bel paese si fa sentire molto. Non so quando e se un giorno tornerò, dico però che l’Italia è l’unico posto che considero casa e spero che un giorno tornandoci, il bagaglio costruito e l’esperienza inglese possano essere in qualche modo utili alla mia bella Italia.”

Giordana Neri

SHARE

NO COMMENTS

LEAVE A REPLY