“Cervelli in fuga”. Italia frustrante e senza meritocrazia, ecco perché me ne sono andato

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CIVITAVECCHIA – Non occorrono storie stravaganti o talenti inusuali per renderci conto di cosa c’è al di là delle Alpi. Selim Muliello infatti, un ambizioso ragazzo civitavecchiese, stanco di ridurre le sue speranze a sterili lamentele, ha lasciato il suo lavoro in Italia per andare a svolgere la stessa professione in Inghilterra, ma con prerogative e aspettative ben diverse. La sua esperienza in questa nuova puntata sui “Cervelli in fuga”.

Dove ti trovi attualmente e da quanto tempo ti sei trasferito?

“Vivo a Londra, mi sono trasferito nell’estate del 2015, due giorni dopo il mio ultimo giorno di lavoro nel posto in cui lavoravo e dal quale avevo deciso di licenziarmi per partire verso una nuova avventura”.

Sei partito da solo o con altre persone?

“Sono partito insieme ad un’altra persona, abbiamo vissuto insieme per i primi mesi dopodiché ognuno è andato per la sua strada”.

Una volta arrivato è stato facile ambientarti? Come lo hai fatto? E’ stato facile trovare un posto in cui risiedere?

“Arrivai senza conoscere nulla della città, presi soltanto un hotel in una zona a caso per le prime due notti. Durante la giornata andavo a vedere case in affitto trovate su un portale di annunci. Dopo averne viste alcune non proprio belle ed essendomi reso conto di essere finito in una zona non proprio tra le migliori, cambiai quartiere e mi rivolsi ad un’agenzia immobiliare (tra l’altro con un agente italiano, quindi fu anche più facile) che mi fece vedere delle case più adatte ai miei standard, e dopo qualche ora e qualche firma era già tutto pronto per andarci ad abitare.  La città è enorme, tutto all’inizio sembrava così grande ed incredibile. I mezzi sono efficientissimi, se dovevo spostarmi per lunghe distanze controllavo il tragitto su Google maps per vedere quali metro o bus prendere. Una cosa che poi mi piace fare è andare a correre partendo da casa ed andando ogni volta in una direzione diversa, in questo modo posso esplorare le zone ed i quartieri circostanti”.

Come mai hai deciso di lasciare Civitavecchia?

“Ho deciso di lasciare in generale l’Italia innanzitutto perché ero frustrato per la pessima situazione lavorativa di noi giovani. Con poco spazio per la meritocrazia e tanta incertezza per il futuro, le motivazioni per darsi da fare scarseggiavano. Questo veniva accentuato dall’aria di pessimismo e dalla mentalità di corte vedute che c’è a Civitavecchia, cosa che ho sempre sofferto e dalla quale sentivo il bisogno di allontanarmi. In tanti si lamentano di qualcosa ma poi in effetti sembrano essere spaventati dal prendere provvedimenti per migliorare la propria situazione, preferendo restare nella propria zona di comfort piuttosto che mettersi in gioco. Questo l’ho sempre trovato molto limitante. Capii che per le mie ambizioni sarei dovuto espatriare”.

Ogni quanto torni nella tua città?

“La prima volta tornai dopo 5 mesi, fu davvero strano. Adesso ho una buona flessibilità con il lavoro e riesco a viaggiare più spesso, ma di solito preferisco andare visitare posti nuovi. A casa torno ogni 2/3 mesi, quasi sempre durante tutte le festività principali ed a volte anche solo per un weekend se capita l’occasione”.

Pensi che prima o poi tornerai definitivamente?

“Mai dire mai, in futuro tutto può essere, sono consapevole del fatto che nel tempo le necessità ed i pensieri possono cambiare. In Italia ho ancora la famiglia e qualche buon amico. Ma per il momento, dopo aver visto quanto di buono il mondo può offrire, è senz’altro una cosa che non prendo ancora in considerazione”.

Attualmente di cosa ti occupi?

“Sono un ingegnere informatico, mi occupo di realizzazione di applicazioni per il web. Lavoro per una multinazionale che fornisce consulenza software in vari paesi del mondo”.

Avresti potuto intraprendere questo percorso anche nelle vicinanze della tua residenza?

“Facevo lo stesso lavoro in Italia, prima a Roma e poi nei dintorni di Civitavecchia, ma il percorso era molto più in salita. Dopo essermi laureato ed aver accumulato 4 anni di esperienza lavorativa nel mio settore ed aver fatto vari colloqui, gli stipendi che mi venivano proposti erano ancora molto bassi e le opportunità di carriera davvero scarse, cosa confermata anche da miei ex colleghi con molti più anni di esperienza alle spalle”.

Come ti sei avvicinato alla professione che ti ha portato dove sei ora e cosa rappresenta per te?

“Quando ero molto piccolo, mio papà che era un commercialista mi portava nel suo ufficio e mentre lui lavorava io passavo il tempo usando qualche computer, all’epoca era abbastanza raro vederne qualcuno, non erano diffusi come oggi. Inizialmente lo usavo per i giochi ed i disegni su paint. Qualche anno dopo iniziò una nuova era con la diffusione di internet, per me si spalancarono le porte di un mondo vasto ed inesplorato. Qualsiasi cosa era a portata di click, bisognava solo pensarla. Ad oggi è la normalità, ma negli anni 90 fu una rivoluzione che cambiò il mondo. Poco dopo mettemmo un primo pc a casa con connessione ad internet, era il ’99, avevo 12 anni. A 13 realizzai il mio primo sito web con estensione .com, un portale che raccoglieva immagini e storie del cartone animato DragonBall. Posso dire di essere stato un ‘nativo digitale’”.

Trovi che ci siano molte differenze tra la mentalità del posto in cui ti trovi ora e quella della tua città natia?

“Assolutamente sì, per via del fatto che Londra è innanzitutto una grande metropoli con svariati milioni di abitanti e poi è soprattutto multietnica e multiculturale, qui uscendo per strada si incontrano persone che vengono da ogni angolo del mondo, ognuna con la sua storia ed il suo modo di vivere. Quasi tutti vengono in cerca di fortuna e per migliorare le proprie vite, in questo posto ho sentito subito che si respirava un’aria di possibilità e si è stimolati a darsi da fare”.

Che progetti hai per il futuro?

“Il futuro in realtà è quasi il presente perché ho ricevuto una proposta molto interessante per andare a lavorare in un altro paese, un’opportunità quasi unica, uno di quei treni della vita su cui è difficile non salire quando passano. Ma di questo magari parleremo nella prossima intervista!”.

Giordana Neri

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