“Cervelli in fuga“. Da Civitavecchia ad Hannover: “Sono italiana ma soprattutto europea“

0
512

CIVITAVECCHIA – Nuovo appuntamento con „Cervelli in fuga“, che ci regala  la storia di Francesca De Risi, 40enne civitavecchiese trapiantata ad Hannover, in Germania, dopo un percorso professionale di alta specializzazione che l’ha portata, oggi, a dirigere la ricerca nella Continental. Un racconto appassionato, il suo, sulla scarsa meritocrazia del nostro Paese e sulla propria esperienza lavorativa come strumento per abbattere le barriere dei nazionalismi, nell’ottica di una piena cittadinanza europea.

Da quanto tempo ti sei trasferita? Perché hai deciso di lasciare l’Italia e dove vivi attualmente? 

Non sono il frutto della così detta crisi, che ha spinto molti giovani a doversi reinventare al di fuori delle loro città o confini  nazionali. Sono partita con tanta voglia di scoprire nuove realtà e dedicarmi alla ricerca dopo essermi  laureata in Chimica Industriale nel 2002. I primi 4 anni all’estero li ho trascorsi nei Paesi  Bassi dove ho conseguito il dottorato di ricerca in  Rubber Technology. Questa specializzazione, le esperienze fatte e l’esposizione a realtà lavorative all’interno di compagnie di calibro  internazionale mi hanno portata ad Hannover nella vicina Germania. Sono attualmente impiegata alla Continental dove dirigo la ricerca e lo sviluppo di pneumatici ricostruiti“.

Qual è stata la tua formazione e quali esperienze lavorative hai accumulato?

“Mi sono laureata in Chimica Industriale a Roma ‚ presso La Sapienza, ed ho un PhD in Rubber Technology conseguito all’università di Twente nei Paesi Bassi. I 4 anni di PhD sono stati determinanti per la mia base formativa sia dal punto di vista scientifico e lavorativo che umano. Il campus dove ho studiato è internazionale e copre materie di interesse scientifico, economico ed artistico. I progetti di ricerca sono sponsorizzati da diverse industrie che partecipano sovvenzionando ed indirizzando gli studi verso applicazioni di interesse a medio o lungo termine. Ho avuto la possibilità di confrontarmi con realtà lavorative a livello corporate e di presentare il mio lavoro a conferenze internazionali in giro per il mondo. Alla Continental ho cominciato come trainee ed avviato la mia carriera come chimico nel settore dello sviluppo di mescola per pneumatici. Il mio sviluppo personale all’interno della compagnia mi ha poi portato ad assumere responsabilità a livello manageriale“.

Di cosa ti occupi attualmente?

“Dirigo con base ad Hannover la ricerca e sviluppo di pneumatici ricostruiti per veicoli commerciali e sono responsabile per innovazioni in questo settore a livello mondiale“.

Quali differenze hai riscontrato, a livello di servizi e di qualità della vita, tra l’Italia e la Germania? E a livello lavorativo e contrattuale?

“La differenza tra l’Italia e la Germania dal punta di vista organizzativo e dei servizi è disarmante, specialmente se penso alla realtà di Roma, dai trasporti ed infrastrutture ad i servizi per i cittadini. La puntualità tedesca per esempio, che a noi fa tanto sorridere, va più interpretata come un segno di rispetto reciproco e di civiltà e per questo viene tanto rispettata. Molte riforme in Germania rispecchiano una società che vuole essere moderna e che lavora per il progresso e l’integrazione nel suo tessuto lavorativo di giovanissimi e famiglie. Basti pensare alle condizioni contrattuali che garantiscono il mantenimento della posizione di lavoro alle madri anche per un lungo periodo di maternità e che permettono ai padri di usufruire della stessa opportunità durante i primi anni di vita del proprio  bambino. Riconosco, specialmente come donna, l’impegno costante nel creare una cultura lavorativa che a livello dirigenziale accolga non solo persone di sesso opposto (pari opportunità) ma anche di diversa nazionalità ed età. Questo percorso e discorso politico è decisamente molto più avanti di quanto non lo sia la realtà lavorativa italiana basata sul maschilismo e nepotismo“.

È stato facile ambientarti e come lo hai fatto? È stato un problema dover comunicare in tedesco?

“Dopo i primi giorni di nostalgia e con il sostegno dei miei familiari sono riuscita a rimettermi in piedi in fretta anche perché l’ambiente universitario in cui  ho cominciato è stato di grande stimolo soprattutto dal punto di vista sociale. Ricominciare in Germania è` stato emozionante perché ero pronta ad affrontare una nuova fase della mia vita lavorativa. La conoscenza del tedesco è stata necessaria ed ho dovuto impegnarmi e studiarlo. A lavoro ho ricevuto tanto supporto e sono stati tutti pazienti. Conoscere la lingua del luogo in cui vivi è fondamentale perché è il primo strumento d’integrazione“.

In tutta Europa si avverte una sempre più diffusa insofferenza nei confronti degli immigrati. Percepisci anche in Germania questo clima di crescente ostilità? E qual è attualmente la considerazione dei tedeschi nei confronti degli italiani che vivono nel loro Paese?

“Sí, non lo posso negare, l’insofferenza dilaga e fa davvero male vedere quanto sia difficile superare i pregiudizi in un contesto di immigrazione di massa e terrorismo. Ci troviamo in una situazione politica che non ha precedenti e non presenta facili soluzioni se non l’unione a livello europeo…sono particolarmente orgogliosa del nostro paese e del grande impegno dimostrato salvando le vite di coloro i quali rincorrono la speranza. Diciamo la veritá, i tedeschi adorano l’Italia: il cibo, lo stile, il nostro paese in generale. Gli italiani in Germania non hanno perso la loro identità eppure sono parte integrante del tessuto sociale. Avremo sempre divergenze e ci pungoleremo a vicenda credo per sempre ma per fortuna la maggior parte delle volte é per via di una partita di calcio“. 

Torni spesso a casa? E che idea ti sei fatta dell’Italia e di Civitavecchia quando la rivedi?

“Casa mi viene a trovare spesso tra amici e famiglia. 15 anni fa era molto più difficile ritornare a casa per via delle ridotte offerte di viaggio. Adesso mi sento sì sempre italiana ma soprattutto europea e non vedo la distanza come una barriera ma piuttosto mi sento cittadina di un grosso paese… Con grande piacere rivedo Civitavecchia ogni volta più aggraziata e viva, al contrario di Roma che sembra essere caduta in un limbo dal quale pare non si voglia muovere. Queste son le cose che fanno male, soprattutto quando hai termini di paragone e non capisci come gli altri non ‚vedano”.

I “cervelli” italiani sono davvero destinati a fuggire? 

In Italia abbiamo ottimi centri di ricerca ed un’istruzione competitiva. Ci mancano le basi per operare ed una sana meritocrazia. Credo che parte di una formazione scientifica e culturale sia fuggire dagli schemi imposti e cercare di conoscere il diverso. La vita insegna più dei libri ed é il motivo per cui mi piacerebbe parlare più che di cervelli in fuga di individui che vogliono crescere. Uno scambio di cervelli, aprire i nostri atenei a studenti da tutto il mondo sarebbe la base migliore per la crescita del nostro paese“.

Hai in programma di tornare prima o poi a lavorare in Italia oppure la tua vita ormai è lontana da qui?

“In verità ho ancora voglia di esplorarmi intorno perché, come si dice, ho ancora sete di conoscenza. Non escludo mai nessuna opportunità, nemmeno quella di ritornare in Italia“.

 

Marco Galice

  • Share/Bookmark
SHARE

NO COMMENTS

LEAVE A REPLY