“Cervelli in fuga”. Da Civitavecchia a Friburgo, perché la Germania è il paese dell’efficienza

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CIVITAVECCHIA – Chi ha trovato altrove il suo futuro e chi invece sogna di ritornare in Italia: sono queste le due principali categorie in cui possono riconoscersi i cosiddetti “cervelli in fuga”. E in questo caso a rientrare nella seconda fattispecie è Daria Monaldi, 27enne civitavecchiese, attualmente in Germania, la quale tuttavia non ama etichettarsi sotto la definizione che dà il nome a questa rubrica. Ecco come si racconta alla redazione di Centumcellae News.

Dove ti trovi attualmente e da quanto tempo ti sei trasferita?

“Vivo da due anni a Friburgo, una cittadina nella Germania del sud”.

E’ stato facile trovare un posto in cui risiedere?

“Diciamo che non sono venuta qui in cerca di un lavoro, ma mi sono trasferita dopo aver ottenuto il posto dall´Italia. Per il resto ho dovuto trovare un appartamento da sola e non è stato facile. Trovare casa a Friburgo è molto difficile e io ne ho avuto la prova”.

Sei partita da sola o con altre persone?

“Sono partita da sola”.

Una volta arrivata è stato facile ambientarti? Come lo hai fatto?

“Come ogni nuovo inizio, anche il mio non è stato facilissimo. Sono venta a vivere qui da sola, senza conoscere nessuno del posto e senza una completa padronanza della lingua. Le cose che in Italia avrei fatto senza problemi, quali comprare il detersivo di cui avevo specificatamente bisogno o stipulare un nuovo contratto della luce, qui si sono rivelate tre, quattro volte più difficili. Alla fine però è nei momenti più ‘impegnativi’ che si tira fuori la forza per reagire: si sbaglia una prima volta, una seconda, ma poi si impara, si conoscono nuove persone, nuovi amici e ci si crea una nuova vita!”.

Attualmente di cosa ti occupi?

“Sto svolgendo un Dottorato di Ricerca presso l´Università di Friburgo. Più precisamente, mi occupo di progettazione, sintesi ed analisi biochimica di potenziali farmaci antinfettivi ad attività epigenetica”.

Come ti sei avvicinata alla passione che ti ha portata dove sei ora e cosa rappresenta per te? 

“Il mio interesse per la chimica è iniziato ai tempi del liceo, ma è stato all´università che è diventata una vera e propria passione e lavorare per un fine nobile, quale la creazione di nuovi farmaci, contribuisce ad alimentarla ogni giorno di più”.

Come mai hai deciso di lasciare Civitavecchia?

“Diciamo che non mi reputo né un cervello né tantomeno in fuga, in quanto lasciare non solo la mia città ma soprattutto il mio Paese è stata una scelta consapevole, nata dalla voglia, subito dopo aver conseguito la Laurea, di voler continuare ad imparare e a migliorarmi da un punto di vista professionale, mediante l´apprendimento di nuove tecniche e l´utilizzo di nuovi strumenti”.

Ogni quanto vi torni? Pensi che prima o poi tornerai definitivamente a Civitavecchia o comunque in Italia?

“In media torno nella mia città tre volte l´anno. Sinceramente mi auguro di tornare definitivamente in Italia”.

Trovi che ci siano molte differenze tra la mentalità del posto in cui ti trovi ora e quella italiana?

“Sinceramente no. Ci sono, senza dubbio, delle differenze culturali e di costume, ma niente di così drastico o difficile da accettare”.

Qual è la posizione più alta che potresti ricoprire considerando il tuo ambito professionale? Credi che sarebbe ugualmente raggiungibile in Italia?

“Nel mio caso ci sono diverse posizioni che potrei ricoprire. Rimanendo in ambito accademico la più alta è senz´altro quella di Professore Ordinario mentre, spostandoci in ambito industriale, sono diversi i ruoli possibili, quali ad esempio quelli di group leader o di project leader. Si tratta comunque di posizioni che, teoricamente, potrebbero essere disponibili anche in Italia, bisogna considerare però quello che richiedono l’industria farmaceutica o l’Università nel momento in cui si cerca lavoro e dalla disponibilità dello stesso”.

L’istruzione che hai conseguito ti ha fornito una solida base per la tua professione o se potessi tornare indietro modificheresti il tuo percorso di studi?

“No, non tornerei assolutamente indietro. Il percorso di studi che ho effettuato mi è stato molto utile, per ora.  Soprattutto dal punto di vista teorico mi ha fornito delle solide basi che tutt´ora mi assistono nello svolgimento del mio lavoro”.

Trovi che la Germania sia davvero la nazione delle “rigidità” e della disciplina? Se sì, come si manifestano queste caratteristiche? 

“Più che la regione della rigidità e della disciplina, la Germania è la nazione della ponderatezza, della precisione e dell´efficienza. Tutto viene calcolato e progettato in anticipo in modo da poter raggiungere l´obiettivo senza intoppi, anche se questo consiste in una semplice uscita con gli amici il venerdì sera!”.

Che progetti hai per il futuro? 

“Per ora quello di finire il dottorato e di conseguire il titolo poi…si vedrà!”.

Giordana Neri

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