“Cervelli in fuga”. A volte ritornano…

0
324
Forte Michelangelo. Fu costruito nel xvi secolo sotto il pontificato di Paolo III in difesa del Porto di Civitavecchia. L'autorità Portuale sta proseguendo nelle opere di riqualificazione del porto storico che ospiterà fino a 23 mega yachts, dai 40 ad oltre 100 metri di lunghezza. Civitavecchia, 2014

CIVITAVECCHIA – In questi anni si fa un gran parlare di ‘cervelli in fuga’, giovani laureati che lasciano l’Italia per trovare all’estero un lavoro inquadrato e ben remunerato. Una fuga che vede il nostro Paese al primo posto nelle classifiche tra quelli più industrializzati. Si stima che sono circa 3000 i giovani che ogni anno scelgono di andarsene per non appendere al chiodo la laurea e rinunciare ai propri sogni. Per fortuna qualcuno di loro, dopo aver sperimentato oltralpe lavoro, successi, amicizie, decide di mettere a frutto in Italia questo nutrito bagaglio di esperienze. Raccontiamo allorala storia in controtendenza di chi decide di tornare. Come Virginia, 32 anni, laureata con 110  all’Accademia delle Belle Arti di Roma che, pur avendo trovato un buon lavoro nel settore della ristorazione a Sheffield, nel Regno Unito, da pochi mesi, è di nuovo a Civitavecchia.

Vuoi raccontare perché sei partita e dove sei andata dopo la laurea?

Dato che la carriera artistica è una realtà difficile da realizzare, dopo la laurea ho frequentato un corso di fotografia che non mi ha dato sbocchi lavorativi adeguati. Dopo questo periodo ho trovato occupazione nell’ambito dei servizi come bar, caffetterie, ristoranti e, nell’estate del 2015, presso uno stabilimento balneare ho conosciuto una persona che mi ha convinta a partire per Sheffield, in Inghilterra. Quindi ho preso la mia liquidazione, pensando: male che va, imparerò bene la lingua inglese.”

E’ stato difficile trovare lavoro non conoscendo bene la lingua? E che tipo di attività hai svolto?

virginia “Difficoltà relative. Sono partita a Settembre e a metà Ottobre ho trovato lavoro, parlando una virgola di inglese. Con tanta esperienza e buona volontà, ho lavorato in tre ristoranti italiani. Il primo era gestito da una persona di origine croata che parlava un po’ d’italiano e, in corso d’opera, ho cominciato a studiare l’inglese. Dopo un mese ho cambiato e sono andata a lavorare in un altro ristorante, elegante, stellato, gestito da italiani con personale italiano. Ci sono rimasta tre mesi perché non mi trovavo bene. Il terzo l’ho individuato con il passa parola. Qui ho fatto un’esperienza stupenda e i gestori erano un iraniano e un’irlandese. Due settimane dopo l’apertura sono venuti dei giornalisti a cena che facevano fotografie ai piatti. La loro recensione ha decretato il successo del ristorante che è letteralmente esploso; nuovo personale è stato assunto ed io mi sono ritrovata a fare la manager, guadagnando 1600 pound (circa 2000 euro) per lavorare 5 ore al giorno e con due giorni liberi a settimana.”

Allora, perché hai deciso di tornare in Italia, se tutto stava andando secondo i tuoi piani?

Il mio progetto iniziale era di vivere per circa due anni a Sheffield e risparmiare per avviare alle isole Canarie un’attività insieme alla persona con cui ero partita. Il problema è sorto quando questa persona ha deciso di tornare in Italia prima del tempo. Mentre io sono rimasta li, da sola, per circa tre mesi. La vita che conducevo non mi rendeva felice. Avevo tanti soldi da spendere, entravo nei negozi ma non ero contenta. Una serie di elementi mi hanno riportata in Italia: la mancanza degli affetti, della famiglia, il clima rigido che danneggiava la mia salute e la qualità del cibo, per me di vitale importanza, tanto scarsa da farmi dimagrire.  A giugno sono tornata a casa senza rimpianti, con un po’ di soldi da parte e con un bagaglio dentro di me che mi ha portato a rivalutare il mio Paese che ha tanti difetti ma anche tanti pregi.”

Ora che sei tornata a Civitavecchia, sei riuscita a trovare un nuovo lavoro?

Con i soldi da parte mi sono presa tre mesi di libertà. Ho ricominciato a sognare e, nonostante le difficoltà economiche, a realizzare quello che veramente desideravo: lavorare con mio padre in un piccolo laboratorio in cui realizzare creazioni in pelle e cuoio che vendiamo ai mercatini, alle sagre e su internet. Questo mi permette di esprimere la creatività e guadagnare il giusto per stare bene con me stessa, stando vicina ai miei affetti.”

Consiglieresti a tutti i giovani una esperienza all’estero?

Penso che sia fondamentale per la crescita dei giovani, perché li aiuta a capire cosa è veramente importante. Incoraggio sempre le persone a partire ma senza illudersi che l’estero sia l’eldorado, dove puoi trovare fortuna ed essere felice. Conosco italiani che sono emigrati da anni, hanno costruito una famiglia e stanno bene, ma il desiderio di tornare è sempre forte. Purtroppo, diversamente da me, non lo possono fare.”

Antonella Marrucci

  • Share/Bookmark
SHARE

NO COMMENTS

LEAVE A REPLY