C’eravamo tanto amati

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Accuse, minacce, denunce, rapporti malavitosi, cinesi, mafia…c’è davvero di tutto nel deflagrante scontro a tre esploso tra Monti, Tidei e Moscherini, che nel giro di poche ore hanno reso incandescente il già scoppiettante clima politico che si respira in città e dentro l’Autorità portuale in particolare. Frasi a mezza bocca, allusioni, perifrasi costruite sull’”io so” oppure sul “tu non sai che io so”, avvertimenti atti a far intendere chi deve intendere, in un linguaggio quasi cinematografico. E’ questo il preoccupante contesto in cui a colpi di comunicati stampa e dichiarazioni è andata in scena la guerra mediatica tra i tre esponenti politici. Preoccupante oltre che per le accuse personali che sono state scambiate, e sulle quali sarà la magistratura, da tutti i contendenti chiamata in causa, a fare chiarezza, soprattutto per i retroscena che i protagonisti lasciano intuire ma che accuratamente tacciono.
Un passo indietro per comprendere pienamente il contesto, che riguarda in particolar modo la faida apertasi tra Gianni Moscherini e Pasqualino Monti, un tempo legati da quello che sembrava un autentico idillio politico. La carriera di Monti all’interno di Molo Vespucci inizia infatti nel 2005 quando viene nominato Dirigente Finanziario, responsabile dell’Ufficio Ragioneria e Bilancio e dell’Ufficio Finanza dell’Autorità Portuale di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta; ad aprile 2005 viene promosso a Dirigente dell’Area Amministrativa e nell’ottobre dello stesso anno viene nominato Responsabile della realizzazione delle opere infrastrutturali previste per i porti di Civitavecchia, Fiumicino e Gaeta, dalla legge 166/2002, per un importo di 126.619.568,85 €, e dalla Legge Obiettivo 443/2001 del Cipe, per un importo di 200.651.553,43 €. Numeri da tenere a mente. Senza dubbio una carriera folgorante mentre a coprire la massima carica a capo dell’Authority è Gianni Moscherini, nel momento di massimo potere all’interno del Porto dopo esserne stato segretario dal 1995 al 2000, poi Commissario e dal 2001 infine Presidente, dopo un tortuoso giro politico, a tratti imbarazzante, dai Ds a Storace. E’ lui, infatti, che firma tutti i provvedimenti di nomina di Pasqualino Monti nei confronti del quale sembra esserci feeling totale e assoluta fiducia, nonostante la sua giovane età. Tanto che, divenuto Sindaco di Civitavecchia nel 2007, Moscherini decide di portare Monti nella sua squadra di Palazzo del Pincio, affidandogli la carica di assessore a Bilancio, Società Partecipate, Patrimonio e Personale; il più importante e delicato degli assessorati. Nel frattempo, tuttavia, e nonostante una evidente inopportunità politica, Monti continua a mantenere le sue cariche all’interno dell’Autorità portuale, dove nel frattempo la rappresentanza politica ai vertici è cambiata ed è diventato Presidente l’esponente Pd Fabio Ciani. L’idillio con Moscherini si interrompe bruscamente nel 2009, ben tre anni prima della fine della legislatura. Monti abbandona l’assessorato e torna ad occuparsi esclusivamente del Porto, con l’ambiziosa aspirazione di diventarne Presidente. Cosa che avverrà nel 2011. Da quel momento con Moscherini i rapporti si raffreddano, poi si deteriorano, infine esplodono in un vero e proprio scontro culminato con le reciproche accuse di ieri.
Inevitabili a questo punto alcune domande. C’è soltanto rancore tra loro, degenerato in scontro politico, per rapporti infranti e fiducie reciprocamente venute meno? Si tratta solo di invidia per l’allievo che supera il maestro o per il maestro che continua ad essere più bravo dell’allievo? Sono ambizioni concorrenziali che entrano in competizione tra loro? Sono semplicemente le fratture insanabili per diversità di vedute, incompatibilità caratteriali, diversi percorsi intrapresi che spesso caratterizzano i rapporti tra esponenti politici? Questo, almeno stando alle dichiarazioni rese alla stampa, quello che i due contendenti vorrebbero far intendere. Questa è la lettura più superficiale che si potrebbe avere. Questa in realtà, con un minimo di consapevolezza, è l’interpretazione più sbagliata che si potrebbe dare.
Perché chi conosce a fondo i meccanismi politici che regolano i rapporti all’interno delle istituzioni e dei grandi enti, soprattutto in una autonomia locale come il Porto di Civitavecchia che gestisce milioni di euro, migliaia di assunzioni, centinaia di appalti e intorno al quale gravitano con disparati interessi imprenditori dai profitti milionari, spesso coinvolti in varie inchieste giudiziarie, sa perfettamente che tali rapporti si costruiscono e si regolano sulla base di accordi, di intese, di alleanze a cui bisogna tenere fede. E se ciò non accade i rapporti si sgretolano; e iniziano le guerre.
E’ questo il caso di Monti e Moscherini? Non ne abbiamo contezza, ma la domanda è lecito porla. Ci sono stati accordi nella gestione del potere politico all’interno del Porto, in un periodo caratterizzato da imponenti appalti e lavori, che sono saltati? Ci sono intese che non sono state rispettate? Ci sono equilibri di potere politico ed amministrativo che si sono improvvisamente sfaldati? Ci sono differenti ambizioni oppure divergenti prospettive di sviluppo dello scalo che contrastano tra loro? Ci sono, in sostanza, interessi che vanno oltre la semplice amministrazione del Porto?
Nel frattempo la criminalità organizzata è entrata senza indugi nei porti di Civitavecchia, Gaeta e Fiumicino. Lo rivelò già nel 2002 l’indagine che portò all’arresto di alcuni esponenti della mafia siciliana come i Rinzivillo e di alcuni imprenditori locali, oltre all’ex delegato alla costa del Sindaco Alessio De Sio, Pietro Canale; lo confermò qualche anno dopo l’operazione anticamorra che sgominò un traffico illegale controllato dalle famiglie camorristiche di Torre Annunziata, ormai radicate nel territorio; lo ribadì, mettendolo nero su bianco, la relazione semestrale redatta dalla Dia nel 2008 e consegnata al Governo.
Su questo, dando per certa la loro estraneità ai fatti, se hanno conoscenza di circostanze che possono contribuire a fare luce sul connubio politica-criminalità in questo territorio, sarebbe opportuno avere chiarezza da Moscherini, da Monti e dallo stesso Tidei, anziché continuare a lanciarsi accuse sibilline che sembrano quasi distogliere l’opinione pubblica dal problema principale: chi e cosa deve comandare nel Porto di Civitavecchia?

Marco Galice

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