Celestini regala al Traiano uno spettacolo ipnotico

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Ascanio Celestini, spettacolo "Fabbrica" Teatro Ambra Jovinelli Roma Marzo 2007

CIVITAVECCHIA – Secondo appuntamento per il Teatro d’autore al Traiano, con Ascanio Celestini e la sua Laika. Un secondo appuntamento affollato e che ha notevolmente abbassato l’età media del nostro teatro, riempiendolo (sorprendentemente) di giovani.
Uno spettacolo ipnotico, un soliloquio d’effetto che porta in vita tanti personaggi, come se fossero tutti sul palco, anzi meglio di come se fossero tutti sul palco, perché sono tutti in uno solo. Celestini crea una sorta di trinità contemporanea, imperfetta, come chiunque, come Dio, una trinità nata nella periferia romana, composta dalla vecchia “che ricorda la Madonna”, da una donna con la testa confusa e dal figlio dei tempi moderni, un ubriacone che ci racconta tutta la storia. Laika è uno spettacolo senza nomi se non per uno solo, Pietro, fedele compagno del Cristo ubriacone, che vive nel secolo e provvede silenziosamente alle necessità di questi due relitti della società moderna, che abitano in un monolocale davanti a un market aperto 24h.
Tutti in questa vita di periferia ottengono un ruolo biblico nella Laika celestiniana, una tavola che racchiude l’universo in un parcheggio di pennellate dorate, che santificano i piccoli gesti di un mondo in rovina. Laika è un sogno mistico dal quale non ci si vuole svegliare, un sogno mistico in cui persino gli applausi frantumano il sottile foglio dorato che Celestini distende sulla tela dell’umanità, spezzando gli smalti e facendo colare la vernice fresca. Laika ti adagia intorpidito nella tua poltrona, rapito dalle immagini che mutano, come se ne potessi sentire l’odore, percepire il sapore, e vorresti che alla fine la luce si spegnesse e basta, per poi rimanere in silenzio a godere l’eco di quelle visioni celestiali che hanno trasformato un mondo in rovina in un vangelo miniato.
Celestini è un incredibile flautista magico, che crea atmosfere e suggestioni irriverenti, tanto sognanti quanto reali, che intreccia i propri discorsi come se raccontasse sempre una verità inconfutabile e perfetta alla quale nessuno stenta a credere. Ed è così che alla fine di questa perfetta consacrazione della cruda contemporaneità avviene un miracolo notturno, inaudito e imprevedibile, che dà l’ultima santa pennellata alla tavola della passione umana e offre un colore di speranza all’osservatore, prima che il dipinto si sgretoli quando si riaccende la luce. E anche noi siamo Laika, per un breve e dorato momento, una semplice cagna sparata nel cielo.

Lorenzo Piroli

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