“c3Sto di notizie”. Femminicidio: le leggi non bastano a fermare le morti

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Nuovo appuntamento con “c3Sto di notizie”, rubrica di articoli giornalistici realizzati dai ragazzi delle classi 3^ s e 3^ T della scuola media IC Don Milani Cerveteri. Spazio quest’oggi ad un tema molto sentito e dibattuto, oltre che purtroppo tristemente attuale: il femminicidio.

Il termine femminicidio si usa quando la vittima di un crimine è di genere femminile. Le donne vittime di violenza in Italia nel 2015 sono state all’incirca 155, invece nel 2016 i casi di donne uccise dal proprio partner o dall’ ex partner sono stati 58. Questi gli allarmanti dati sul tema del femminicidio nel nostro Paese, così come risulta anche dal prospetto qui di seguito riportato.
statisticaLa magistratura ha individuato varie forme di violenza usate contro le donne, da amici, colleghi, parenti, conoscenti o sconosciuti. Le forme di violenza di cui può restare vittima una donna sono varie e possono essere riassunte così: minaccia fisica, lancio di oggetti, spinte, strattoni, torsione degli arti, capelli tirati, schiaffeggi, pugni o calci, strangolamento, soffocamento, ustione, minaccia con armi, violenza fisica, stupro, tentato stupro, obbligo di rapporti sessuali con altre persone, rapporti sessuali degradanti o umilianti, rapporti sessuali indesiderati vissuti come violenza, molestie fisiche, atti persecutori come telefonate, messaggi e pedinamenti.
Nel 2013 è stata approvata la Legge sul femminicidio che prevede pene più severe per i responsabili. Ogni processo ha una pena differente che varia a seconda del reato commesso. Ci si avvicina ai 12 /30 anni di carcere nei casi più gravi, e solo in casi in cui viene riscontrata un’infermità mentale vengono aggiunti altri anni in una clinica psichiatrica.
Nello specifico la legge prevede “Aumento di un terzo della pena se alla violenza assiste un minore. L’arresto obbligatorio in flagranza per delitti di maltrattamento familiare e stalking. Alle forze di polizia viene dato la facoltà di buttare fuori di casa il coniuge violento, se c’è un rischio per l’integrità fisica della donna. Ed è stato stabilito un permesso di soggiorno a coloro che subiscono violenze e che siano stranieri. Altro cardine del decreto è la querela irrevocabile, ossia una volta che è stata presentata una denuncia, la denuncia diventa irrevocabile in modo da sottrarre la vittima dal rischio di una nuova intimidazione allo scopo di farla desistere” (fonte Il Fatto quotidiano).
disegno2Non sempre tuttavia la legge trova pieno riscontro con le sentenze, almeno nell’interpretazione dell’opinione pubblica. Un recente fatto di cronaca, ad esempio, ci riporta a Bologna, dove tra il 5 e il 6 febbraio scorsi, alle ore 9:30, una donna di nome Barbara Cuppini, 36 anni, è stata assassinata dal fidanzato Alessandro Persico con 13 coltellate. L’uomo è stato condannato a 12 anni di carcere e a 6 in un ospedale psichiatrico; il sostituto procuratore aveva chiesto 20 anni di prigione ma il giudice ha deciso di riconoscere la perizia con la semi–infermità mentale (Persico soffre del disturbo bipolare). Il movente dell’omicidio probabilmente sarebbe stata l’intenzione di Barbara di porre fine alla relazione.
Di particolare importanza appare la Convenzione di Istanbul approvata sempre nel 2013, la quale impegna gli stati firmatari ai processi per femminicidio ad introdurre il gratuito patrocinio per le vittime di violenza, a prescindere dal reddito. Inoltre, mentre prima la vittima non sapeva che fine facesse il processo a carico del colpevole, ora deve essere continuamente informata sull’iter del processo. Quando poi in un processo per reati di femminicidio è prevista la testimonianza di un minorenne o di un maggiorenne vulnerabile, a questa persona deve essere garantita la protezione”. Infine l’anonimato viene garantito anche a cui contatta le Forze dell’ordine per segnalare o denunciare episodi di violenza sulle donne.
In conclusione, possiamo dire che, nonostante le leggi, ancora tante e troppe sono le donne vittime del femminicidio. Segno che le leggi, evidentemente, da sole non bastano. (disegni a cura di Francesco Pochini)

Lucrezia Francesca Ceci
Jacopo Orrù
Francesco Pochini

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