A tu per tu con Massimo Ghini: “Rivendico il mio essere un interprete”

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CIVITAVECCHIA – La vita di un artista come Massimo Ghini è sempre piena di impegni frenetici, forse nemmeno lui, come il Michel protagonista della sua prima regia, riesce a permettersi il lusso di “Un’ora di tranquillità”, eppure non ha rinunciato a concederci una breve intervista. Ci sediamo con sulle poltrone rosse nel foyer del Teatro Traiano, un paio d’ore prima della rappresentazione, e cominciamo il colloquio:

Cosa l’ha attirata di più di “Un’ora di Tranquillità”? Cosa l’ha spinta a portarlo sui palchi d’Italia?

“Innanzitutto – ci risponde Ghini con la sua voce calda – mi ha stimolato Renato Reiclin (e ancora lo ringrazio) che allora era direttore di un teatro di Lugano. Mi venne a vedere quando ero in teatro con ‘Quando la Moglie è in Vacanza’ e la sera stessa mi disse: ‘Sono appena rientrato da Parigi e ho visto questo testo, in scena con Fabrice Luchini, mi sembra un testo molto adatto a te’.  La cosa mi ha incuriosito, perché Fabrice Luchini è un attore che stimo tantissimo e di cui condivido le scelte teatrali, e allora mi sono mosso immediatamente. Ho chiesto il copione e l’ho ricevuto già pochi giorni dopo. Leggendolo – risponde ignorando il telefono che squilla – ho capito subito cosa avesse interessato un attore come Luchini: la scrittura. Infatti Zeller è un autore giovanissimo e interessantissimo, che io considero molto intelligente perché, pur avendo trentasei anni, riesce a coniugare l’esperienza del passato con il cinismo e la crudeltà dei tempi che viviamo. Allora questa commedia, che ha un’intelaiatura quasi alla Feydeau, in realtà dietro nasconde una fotografia, cinica, ma reale, del mondo, della società, della famiglia. Quindi si ride tantissimo, perché il gioco è costruito in maniera perfetta, però non è solamente commedia tout court, è qualcosa di più”.

Come si è trovato ad affrontare, quindi, questa comicità francese, diversa da quella a cui siamo forse abituati?

“Diciamo che combatto da tantissimo tempo per questo – ci dice sorridendo – perché pur avendo fatto i film di Natale, io son sempre stato un interprete e lo rivendico. Continuo ad esserlo anche nel mio ultimo film, in cui interpreto un personaggio, un ruolo; non riesco proprio a fare le macchiette o la farsa tout court. Perciò adoro questo tipo di comicità, una comicità che mi è sempre piaciuta, pur non disdegnando l’altra più italiana. È una comicità più di ambiente, più di situazione, che vuole uno sforzo di intelligenza maggiore. Non che non si rida eh! Ormai so come reagisce il pubblico, però capisco pure di aver fatto una mossa azzardata e coraggiosa insieme. Il pubblico in Italia vuole essere facilitato – spiega – e io questo non lo offro. Offro invece un modo di fare comicità e un modo di ridere che è molto più francese, molto più nordico, ma alla fine, siccome il pubblico ride, possiamo dire che la comicità e il sorriso sono senza frontiere”.

Anche se questa commedia ha avuto bisogno di pochissimo adattamento, lei cosa ci ha voluto mettere di suo?

“Mah, il testo è scritto così bene che l’ho semplicemente preso e letto insieme ai miei attori. Infatti ho lasciato l’ambientazione a Parigi e non ho fatto nessun adattamento, per semplificarmi poi che cosa? Dire le battute in dialetto? No!”, spiega in un modo secco, che non lascia dubbi sulla sua visone della commedia. “L’unica cosa che ho fatto è stato cercare di dare un ritmo estremamente forsennato, ma voluto proprio perché è il titolo che mi porta a quello. È ‘un’ora di tranquilltà’, ma in realtà in quest’ora, a quest’uomo, cambia tutta la vita. C’è un riferimento che ho fatto fin dall’inizio, ho detto: ‘questa comicità è un omaggio a Blake Edwards’, regista della ‘Pantera Rosa’, che è stato un grande regista di commedie e per me significativo perché è grazie ai suoi film che da piccolo ho iniziato a ridere in maniera diversa da quella a cui ero abituato. In questa commedia c’è un tempo un po’ alla Blake Edwards e alcune cose succedono come nei suoi film.  Non lo capiranno tutti, ma ho visto che le reazioni e le risate arrivano lo stesso. Un giorno – ride – spiegherò cosa significa”.

Dopo questa prima regia e l’uscita del suo ultimo film “Non si Ruba a Casa dei Ladri”, ha altri progetti nel cassetto?

“In realtà non molti, andrò a fare un film in Marocco e interpreterò un altro testo teatrale subito dopo questo. Sarà la riduzione del libro di Veltroni ‘Ciao’, con la regia di Piero Maccarinelli. È già uscita la locandina e debutteremo il 23 marzo alla Pergola di Firenze. In realtà è un progetto dal respiro molto breve, perché faremo soltanto Firenze, Roma e Milano, però mi affascinava, tanto più che lo stesso Veltroni mi ha chiesto di interpretarlo, dato che sarò lui nel racconto”.

Ci salutiamo e lo lasciamo ai mille impegni, in attesa di vederlo sul palco poche ore dopo.

Lorenzo Piroli

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