Porto troppo inquinato, grande preoccupazione tra i dipendenti della Dogana

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CIVITAVECCHIA – Un nuovo preoccupante grido d’allarme per l’inquinamento del Porto. A lanciarlo stavolta il sindacato Uilpa della Dogana di Civitavecchia, che ricorda come all’ingente sviluppo dello scalo degli ultimi anni siano corrisposte condizioni ambientali progressivamente peggiori, soprattutto per i suoi dipendenti.
“Tale sviluppo consegue però effetti negativi per il personale in servizio presso la Dogana di Civitavecchia – afferma per la Uilpa Nello Longobardi – sempre più esposto a fattori di rischio come: l’esposizione a fonti d’inquinamento acustico in rapporto al considerevole incremento del traffico passeggeri/merci, l’area che circonda gli uffici doganali è quotidianamente invasa da un numero elevato di camion auto-articolati frigoriferi che, in attesa di sdoganamento delle merci da imbarcare su navi da crociera, stazionano per ore con il motore costantemente acceso, originando una insopportabile rumorosità e contaminando l’aria con emissioni continue di gas di scarico (ossido di carbonio). L’esposizione a fonti d’inquinamento ambientale. In effetti, i fumi neri emessi in atmosfera dalle navi ormeggiate in porto rappresentano un rischio per la salute per l’esposizione quotidiana e quindi l’inalazione di polveri e gas nocivi come biossidi di zolfo, ossidi di azoto, particolati sottili e altri elementi dannosi. Difatti, la movimentazione del carbone in importazione, estratto dalle stive delle navi, e delle ceneri e dei gessi, introdotte nelle stive per l’esportazione, avviene a cielo aperto, determinando una dispersione di particolato che aggredisce i polmoni. Inoltre, materiali ferrosi e polverosi altamente pericolosi per la salute pubblica come il silicio, la fluorite, il pet-coke e il ferro cromo, vengono attualmente scaricati e caricati in aree adiacenti l’edificio doganale (banchine 23/25), aree quest’ultime poste in passato sotto sequestro dalla Procura della Repubblica per inquinamento ambientale e attualmente dissequestrate con procedimento in corso. L’esposizione a sostanze chimiche e prodotti tossici. L’esposizione alle evaporazioni ed esalazioni di prodotti petroliferi contenuti in circa 40 serbatoi, distanti in linea d’aria circa 100 metri dalla sede doganale, oltre all’esposizione a polveri sottili, originate dalla presenza di un deposito di ferro cromo e dallo scarico di carbone atto ad alimentare l’adiacente centrale termoelettrica Enel Torre Valdaliga Nord. Sebbene l’infrastruttura della Dogana sia dotata di un impianto di aerazione, volto a fronteggiare le problematiche sopra esposte, è indubbio che i dipendenti di questo Ufficio sono quotidianamente esposti a rischi di cattiva qualità dell’aria anche all’interno degli uffici, con l’impossibilità di arieggiare le stanze a causa dell’irrespirabilità dell’aria dell’ambiente esterno. L’esposizione al rischio sanitario per controllo di viaggiatori, animali, piante e prodotti di origine animale e vegetale per importazioni provenienti dal Sud America, nonché per navi di linea provenienti dalla Tunisia, rischi sanitari da malattie trasmesse tramite insetti o animali o per contatto con persone infette da coronavirus, virus responsabile di un largo spettro di malattie, dal banale raffreddore alla SARS, che includono difficoltà respiratorie febbre tosse e gastroenterite e anche rischio di contagio da febbre gialla. Questa lamentela, sollevata già da alcuni anni dalla UILPA, ha come unico scopo la prevenzione e la sicurezza del personale doganale che opera nel porto di Civitavecchia, al fine di contenere i possibili danni alla salute”.
“Pertanto – conclude Longobardi – ci si augura un pronto intervento sia dell’Agenzia delle Dogane e dei Monopoli sia delle Autorità preposte al monitoraggio (Asl, Arpa Lazio, etc.) ed avviare, così, una adeguata azione di vigilanza ambientale volta a bonificare l’area in cui insiste la sede della Dogana di Civitavecchia dai suddetti fattori inquinanti”.

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