Stop alla fusione di Acea Ato 2 e 5, c’è l’impegno della Regione

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CIVITAVECCHIA – Discussa quest’oggi in Consiglio regionale l’interrogazione presentata da Sel sulla ipotesi di fusione di Acea Ato2 e Acea Ato 5, gestori del servizio idrico delle province di Roma e Frosinone.
“Una questione – afferma il Consigliere regionale di Sel Gino De Paolis – che giudichiamo completamente contraria alle indicazioni del Referendum del 2011 e della legge regionale n.5/2014, che è a tutti gli effetti la norma più avanzata d’Italia in tema di acqua pubblica. All’assessore Refrigeri avevamo chiesto di far sapere al Consiglio se la Regione fosse stata messa al corrente di questa operazione e se non si ritenesse opportuno giungere finalmente alla discussione sulla legge che definisce gli ambiti idrografici, passaggio necessario per dare gambe ai principi approvati nella l. 5/2014 e cioè quelli appunto dell’Acqua come Bene Comune e della responsabilità in capo alle comunità locali, messe nelle condizioni di poter gestire il servizio idrico in modo pubblico e autonomo”.
“Siamo soddisfatti – prosegue De Paolis – del fatto che nella sua risposta, l’Assessore Refrigeri ha fissato entro questo mese, febbraio 2016, la data ultima per portare la Regione Lazio a definire gli ambiti idrografici e a chiudere una partita tutta rivolta a rispettare il referendum del 2001 che portò ben 27 milioni di Italiani al voto. Sinistra Italiana- Sel, insieme ai comitati dei cittadini e al movimento sull’Acqua pubblica, ha presentato una Pl (n. 238) che va in questa direzione, firmata, e quindi condivisa, da 14 consiglieri tra maggioranza e opposizione. Saremo ovviamente vigili affinché nessun altro ritardo rispetto ai tempi che ci eravamo prefissati possa impedire il rispetto della volontà popolare”.
“Colmare questo vuoto normativo, infatti – conclude il consigliere di Sel – rappresenta l’ultimo atto mancante in grado di dare a quei comuni, come Civitavecchia, che fin ora hanno conservato la gestione in house del servizio, una carta in più per vincere la propria battaglia, nell’ottica che abbiamo sempre sostenuto e che tiene come punto di riferimento le comunità locali e la responsabilizzazione dei territori. Un risultato che non era scontato e che con la l.5/2014 abbiamo centrato. Ora si proceda velocemente alla definizione degli ambiti su base idrografica per dire davvero che nel Lazio l’acqua è pubblica, bene inalienabile e fuori dalle logiche di mercato”.

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