“Cervelli in fuga”. Da Civitavecchia a Londra, la storia di Giuseppe

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CIVITAVECCHIA –  Ma quanti sono, e soprattutto chi sono, i “cervelli in fuga” da Civitavecchia e dal nostro territorio? La domanda ce l’eravamo già posta cinque anni fa ed oggi abbiamo deciso di tornare ad approfondire l’argomento, per capire se l’emorragia di giovani che abbandonano la nostra città si sia arrestata o meno. C’è davvero possibilità di occupazione e carriera professionale per i nostri ragazzi o sempre più frequentemente l’alternativa per molti è quella di intraprendere la propria strada altrove? Iniziamo questo secondo viaggio partendo da Giuseppe Pulvirenti, 24 anni, che dopo essersi diplomato presso il liceo “Hemingway” di Civitavecchia, ha fatto le valigie e si è a Londra con l’aspettativa di trovare un’occupazione, non appena arrivato, e di iniziare un singolare progetto di studi che certamente in Italia non avrebbe potuto conseguire.

Da quanto tempo ti sei trasferito? Perchè hai deciso di lasciare Civitavecchia?

“Mi sono trasferito a maggio del 2015, è quasi un anno che sono a Londra ormai. Ho deciso di lasciare Civitavecchia perchè volevo avere la mia indipendenza, sotto ogni punto di vista e per studiare Sound Design per Film e videogiochi, un corso universitario che praticamente non esiste in Italia”.

Ogni quanto torni in Italia?

Finora sono tornato solo una volta, principalmente per rivedere i miei genitori e qualche amico, ma non ho nessun motivo di rimanere di più. Onestamente sento che la mia vita ora è qua a Londra”.

Dove ti trovi attualmente? Ti trovi bene? È stato facile ambientarti e come lo hai fatto?

“Vivo ad Homerton un quartiere ad Est, mi trovo decisamente bene, divido una bellissima casa con la mia ragazza e un nostro amico. Ambientarsi non è stato difficile, e per questo devo ringraziare la mia ragazza, senza di lei tutto ciò non sarebbe stato possibile. Anche lavorando, si creano le prime ‘amicizie’”.

Hai avuto problemi nell’imparare la lingua del posto?

Non ho avuto grosse difficoltà con la lingua poichè bene o male ho sempre avuto la possibilità di parlare inglese quando ero in Italia, in più l’ho studiato per anni a scuola, tra medie e superiori”.

Trovi che vi siano delle differenze tra la mentalità e la società italiane e quelle londinesi?

“Le differenze sono moltissime, qua tutto funziona meglio, a partire dai mezzi pubblici fino al rispetto che il proprio datore di lavoro ha verso di te e come vieni trattato. L’unica nota negativa, che è molto soggettiva, è che molti appartamenti sono veramente datati, sporchi e decadenti, dunque la ricerca di una casa/ stanza appena arrivati può sembrare un’impresa impossibile, ma basta perseverare”

Di cosa ti occupi attualmente? È stato facile trovare un posto lavorativo?

“Lavoro come bartender in un bar al centro, ma principalmente sto preparando dei lavori per il test d’ammissione dell’università che sarà a maggio. Ho iniziato come lavapiatti in un ristorante italiano e, per quanto sia piccolo il mondo, lavoravo con un ragazzo di Civitavecchia. Dopo ho trovato un posto da barman in un ristorante, che ho lasciato dopo qualche mese per lavorare dove sono ora. Trovare lavoro non è semplicissimo come poteva essere 4 anni fa, ma sicuramente è più veloce che trovarlo in Italia”.

Che progetti hai per il futuro?

“Questo non è il lavoro della mia vita ovviamente, lavorare come bartender è divertente ma deve essere una passione, io ne ho altre. Per quanto concerne il futuro spero di venire accettato all’università e cominciare a studiare in primis, poi si vedrà”.

Giordana Neri

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