“Cervelli in fuga”. A Valencia per caso, ma ora ci rimango

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CIVITAVECCHIA – Qualora ci sembri giá difficile abbandonare il proprio paese e la propria città per un nuovo inizio, è bene leggere la storia di chi è dovuto andarsene non avendo neanche ultimato un percorso cruciale come quello delle scuole superiori. Si tratta di Giulia Orlando, una diciannovenne con il cuore ancora nella sua cittá, che ha fatto di una scelta quasi obbligata una risorsa preziosa per il suo futuro, sebbene non vi avesse mai pensato.

Da quanto tempo ti sei trasferita e per quale ragione hai dovuto lasciare Civitavecchia?

“Circa due anni fa mio padre ha avuto la possibilità di andare a lavorare all’estero. Non sapevamo dove lo avrebbero mandato però fin da quando mi ha accennato il trasferimento io avevo già in mente di partire con la mia famiglia. Ho lasciato Civitavecchia a fine agosto prima di iniziare l’ultimo anno di liceo”.

Ti mancano la tua città e gli affetti che avevi qui?

“Diciamo che vivendo all’estero e non avendo i miei amici al mio fianco tuttora ne sento la mancanza però fortunatamente ho la possibilità di tornare spesso in Italia anche soltanto per passare un weekend con tutte le persone che ho lasciato li. Mi manca la quotidianità, però chiaramente ora qui mi sono ambientata e ho costruito una ‘nuova vita’ incontrando molte persone che adesso ho al mio fianco. Ciò che mi manca di più non è la città ma le persone a me care che non posso vedere tutti i giorni, come i miei parenti”.

Dove ti trovi attualmente? È stato facile ambientarti?

“Attualmente mi trovo in Spagna, a Valencia. Inizialmente è stato difficile, nuova scuola, nuovi amici e la difficoltà di dover studiare in una lingua che non conoscevo affatto. Non ho forzato il mio inserimento nell’ambiente scolastico sono solo stata me stessa e piano piano le cose sono venute da sole ed ho iniziato a fare amicizie; per uno straniero è facile essere visto come una novità e le persone si avvicinano perché sono incuriosite”.

Trovi che vi siano differenze tra la societá presente nel luogo in cui ti trovi ora e quella italiana?

“Di differenze tra le due società ce ne sono tante nonostante Spagnoli e Italiani si assomiglino molto. Ciò che ho notato vivendo qui è che le persone sono molto più “rilassate” ed ogni scusa è buona per far festa! Sono molto disponibili e anche se vai a fare la spesa e hai un problema dei semplici sconosciuti sono subito pronti ad aiutarti con cordialità e affetto”.

Hai avuto problemi con la lingua del posto?

“La lingua ha rappresentato un problema, mia madre aveva deciso di iscrivermi a una scuola americana cosi sarebbe stato più facile. Infatti inizialmente comunicavo in inglese con i miei compagni e loro per aiutarmi mi parlavano in spagnolo. Sono stata fortunata da questo punto di vista perché avendo fatto amicizia abbastanza in fretta mi trovavo circondata da spagnoli in ogni momento della giornata e la lingua poi è venuta da sè, non ho avuto bisogno di frequentare nessun corso anche perché fortunatamente le due lingue sono abbastanza simili”.

Cosa fai attualmente? Era quello che desideravi fare o hai cambiato il tuo percorso in funzione del trasferimento?

“In questo momento vivo ancora con i miei genitori, tra un paio di anni i miei torneranno in Italia e io non l’ho neanche presa in considerazione come decisione, resterò qui e finirò gli studi. Non avendo ancora una conoscenza approfondita della lingua ho avuto qualche difficoltà con l’esame di stato, dato che il sistema scolastico è un po’ diverso e dal momento che l’ammissione all’università dipende dal tuo voto finale, la scelta della facoltà è stata un po’ obbligata. Non avevo in mente una carriera specifica pero alla fine le opzioni si erano ridotte e ho deciso di iscrivermi ad architettura. Ora studio al Politecnico di Valencia e sono molto contenta della mia scelta, è stato un caso ma sono stata fortunata anche perché non mi sarei mai aspettata di intraprendere una carriera non scientifica”.

Che progetti hai per il futuro?

“Il trasferimento non mi ha fatto cambiare idea sul mio futuro mi ha solo aperto gli occhi su molte cose. È un’esperienza che mi ha fatto crescere molto e mi ha fatto capire come spesso anche la strada che non avresti mai preso possa rivelarsi una delle migliori piena di occasioni da sfruttare. Naturalmente ora che ho cambiato paese una volta nel mio futuro prevedo molti altri cambiamenti e anche l’idea di tornare in Italia a lavorare non la escludo. Per ora penso solo a finire il mio percorso di studi”.

Trovi che il sistema scolastico e universitario spagnolo sia diverso da quello italiano?

“Il sistema scolastico è abbastanza diverso. Le superiori sono organizzate in maniera migliore a mio parere dato che ti mettono in una condizione nella quale alla fine del terzo anno devi iniziare a pensare giá a ciò che vorrai studiare dopo. Questo perché gli ultimi due anni di superiori sono essenziali per poter accedere all’università che vuoi. A seconda del voto che ottieni nell’esame finale e alla media che hai in quarto e quinto otterrai un punteggio che ti permetterà di iscriverti a quelle facoltà il cui voto sia inferiore o uguale al punteggio che tu hai ottenuto. Credo che in questo modo tutti abbiano la possibilità di studiare ciò che vogliono impegnandosi soprattutto durante gli ultimi due anni di scuola dato che la tua sorte è legata al tuo impegno scolastico e non a dei test d’ingresso che possano andare male per cause imprevedibili. Per quanto concerne l’università mi trovo veramente molto bene, l’organizzazione è eccellente, gli studenti hanno la possibilità di portare avanti progetti personali e fare esperienza nel campo lavorativo spagnolo e estero”.

Giordana Neri

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