“Xenofobia e razzismo in una scuola di Civitavecchia”

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CIVITAVECCHIA – Apprendo, dalla voce di una delle protagoniste, presente la sua famiglia, un fatto grave, avvenuto giovedì scorso verso le 13.30 fuori dai cancelli del plesso Baccelli dell’Ipsia Calamatta di Civitavecchia. Tre ragazze, tutte minorenni, una di origine albanese, le altre due di origine africana e sinti, frequentanti l’istituto, sono state affrontate verbalmente da una compagna di scuola che le ha ricoperte di insulti a carattere razzista. Le ragazze insultate, volendo evitare il confronto, hanno cercato di allontanarsi, ma la violenza verbale, estremamente volgare e pesante, non si è placata. Le tre studentesse erano colpevoli di essere diverse, etichettate come non italiane, di razza inferiore e di far “salire il nazismo” della loro coetanea.
Dopo la scarica di ingiurie, quando la ragazza che insultava ha graffiato una delle coetanee passando alle vie di fatto, una delle tre ragazze vessate ha reagito, picchiandola ed avendo la meglio, mandandola in ospedale.
Episodio increscioso per diversi motivi. Se è vero che adoperare la violenza è comunque sbagliato è altre sì vero che è intollerabile l’apologia del nazismo e del razzismo. Civitavecchia, medaglia d’oro al valor civile per i suoi meriti nella resistenza antifascista, non può tollerare che nel suo seno, impunemente, davanti ad una scuola che dovrebbe garantire una seria educazione civile, si sentano volare insulti di questo tipo. Esce sconfitta in primis l’istituzione scolastica e, con essa, la città tutta.
Al momento le ragazze di origine albanese, africana e sinti sono traumatizzate e stanno pensando seriamente di lasciare la scuola.
Mi è stato riferito dai genitori di una delle ragazze insultate che per il 3 ottobre è stato convocato il consiglio di classe in seduta disciplinare per prendere i dovuti provvedimenti. Ripeto: è’ giusto condannare il ricorso alla violenza fisica. Ma voglio sperare che gli atteggiamenti che sono alla base dell’accaduto, ovvero xenofobia, razzismo e apologia di nazismo, vengano valutati nella loro gravità, ricevendo una punizione ben maggiore, oserei dire esemplare, rispetto a chi, semplicemente, anche se con modalità improprie, si è solo difeso. Voglio sperare, inoltre, che il consiglio di classe sia l’occasione giusta affinché l’istituzione scolastica rifletta. Se simili cose accadono lo dobbiamo certo ai contesti sociale e familiare, ma anche al fatto che l’istituzione scolastica non è capace di produrre i dovuti anticorpi. La scuola non è solo un diplomificio o un semplice posto di lavoro. Essa ha anche una funzione educativa, è l’ossatura della nostra democrazia e deve formare i cittadini di domani. E’ bene che la scuola, di tanto in tanto, se ne ricordi.

Mario Michele Pascale – Consiglio Nazionale del PSI, Responsabile nazionale editoria, arti e spettacolo

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