“Quali anticorpi sono stati presi per evitare una nuova Privilege?”

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CIVITAVECCHIA – Da Lucia Bartolini, dell’Associazione ‘A Gauche, riceviamo e pubblichiamo: 

“Da notizie di stampa apprendiamo che il Comitato di Gestione dell’Autorità Portuale ha approvato il nuovo corso nella gestione del cantiere ex Privilege Yard.
L’annuncio: “…il Comitato di Gestione ha preso atto dell’accurata istruttoria svolta dagli uffici dell’ente, autorizzando il subingresso della Konig al fallimento Privilege. Potranno essere, ora, avviate delle consultazioni con la citata società per ottenere tutte le assicurazioni volte a dare concretezza al piano industriale presentato, anche con riferimento al tema occupazionale”.
Esulta il Presidente Di Majo per questo ingente investimento “in un’ottica, anche, di sviluppo del territorio e a favore dell’occupazione”: dove quell’anche meriterebbe già qualche chiarimento.
Esulta il Primo Cittadino, che pure ben esperto delle differenze tra impegni verbali ed impegni sottoscritti, si accontenta di semplici rassicurazioni sull’utilizzo degli ex lavoratori Privilege (a quali condizioni evidentemente poco importa), rimandando a successive consultazioni e ad un eventuale protocollo d’intesa che fissi tempistiche, attività programmata e sviluppi futuri: ma il Piano Industriale che dice?
Coerenti a loro stessi, tacciono come sempre Regione e Città Metropolitana.
Esulta un po’ meno, pure a quanto pare non dissociandosi, il rappresentante del Comune che richiede “…ulteriori chiarimenti e garanzie in termini di ricadute occupazionali, tempistiche, attività programmata e sviluppi futuri…”: la domanda è sempre la stessa, ma il Piano Industriale che dice?
E la lunga istruttoria, che cosa ha valutato? Quale programmazione? Quanta e quale occupazione? Quanti e quali investimenti? Quali anticorpi sono stati adottati rispetto ad un’altra istruttoria, quella che aveva portato alla concessione alla Privilege?
Interviene a generale rassicurazione l’immancabile Stefano Cenci di Unindustria, il cui apporto allo sviluppo del territorio è di fondamentale e quotidiana evidenza, il quale si aggiunge all’esultazione generale per “la ripresa di un sito produttivo di grande prestigio come il cantiere ex Privilege…”.
Perché, il cantiere ex Privilege è stato un sito di grande prestigio? Auspichiamo tutti che lo diventi in un prossimo futuro, ma per il momento rappresenta esclusivamente la sede di uno scandalo internazionale che è costato a Civitavecchia lacrime e sangue, su cui bisognerebbe quanto meno pesare le parole per non oltraggiare ulteriormente la città ed i lavoratori.  
Ma tanto è, e forse anche peggio, quando nel nome della concretezza, il buon castellano del porto, Francesco Maria Di Majo, risponde ai lavoratori preoccupati per il proprio futuro con un vago “…l’amministrazione sin da subito si è mossa per porre in essere strategie e strumenti atti ad ingenerare nuovi traffici…”: su quali strategie e su quali traffici naturalmente mantiene il massimo segreto, e mica può dire tutto!
Riesce difficile in un tale contesto unirsi all’esultanza per un’operazione che ancora una volta il territorio subisce e non concorda, dove la ricaduta economica ed occupazionale sembra sempre relegata al ruolo di gentile concessione, piuttosto che rappresentare il fulcro di ogni azione che ruota attorno all’economia portuale.
Un quadro che francamente appare più in sintonia con i passati fasti di Versailles che non con una pubblica istituzione; manca la massima “se il pane è finito che mangino brioche”, poi gli ingredienti della totale irrisione ed indifferenza per le difficoltà che affliggono il popolo-suddito ci sono tutti.
Non siamo ai tempi della Rivoluzione Francese, ma certo è che la situazione a Civitavecchia non appare serena, con una popolazione risucchiata in tutte le sue energie vitali, minata nella salute e depredata dal punto di vista economico ed occupazionale.
Coloro che hanno la responsabilità e la competenza per decidere sul destino dello sviluppo di questo territorio e delle sue principali risorse, una su tutte il porto, non possono continuare a trincerarsi impunemente dietro vuote dichiarazioni.
Risposte precise a domande precise:    
Quanta e quale occupazione è prevista con il nuovo cantiere ex privilege? Quali attività? Quale cronoprogramma? Chi sono i committenti? Quanto investono? Chi investe? Quali sono i nuovi traffici di cui parla il presidente? Cosa movimentano? Da dove dovrebbero arrivare? Dove dovrebbero attraccare? Che lavoro producono? Attività di manutenzione sono previste? Quali, quante, dove, come, per chi?
Con reale concretezza e rispetto, perché il lavoro non è un obolo ma un diritto.

Lucia Bartolini – Associazione ‘A Gauche

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