“Pd, un mostro che divora e rigurgita se stesso”

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CIVITAVECCHIA – Hanno mille ragioni per dimettersi. Clemente Longarini che l’ha già fatto ed Enrico Leopardo che si accingerebbe a farlo. Le motivazioni non ci sono, né dell’uno né dell’altro. Forse perché è troppo tardi rispetto alle scadenze politiche imminenti, quelle certe come il referendum istituzionale e le ipotizzabili amministrative che potrebbero seguire alle ancora vaghe dimissioni di Cozzolino. E’ vero che la crisi della maggioranza comunale ha fatto emergere le altre crisi, quelle complessive di tutte le componenti della politica cittadina. Delle quali nessuna è pronta per affrontare un confronto politico ed elettorale conseguente ad una improbabile dismissione della maggioranza grillina. Rispetto a questa constatazione non c’è niente di certo e di credibile: non “i motivi personali” addotti dall’eterno Longarini e nemmeno la “stanchezza” assunta come possibile motivazione di Leopardo per le sue (anche qui) improbabili dimissioni. Perché il punto è un altro e cioè la crisi del PD ( locale) come espressione della crisi più generale che attraversa la sinistra nella Città, almeno per quanto ci riguarda. Il PD (locale) non è quello del rinnovamento, del rilancio, la testa dei partiti e dei movimenti che sono a sinistra e al centro, non lo è come portatore di idee e nemmeno probabilmente come contenitore elettorale. Appare invece come un mostro che divora e rigurgita se stesso, in preda a vecchie logiche, manovrato da vecchi gruppi dirigenti, subalterno a pratiche politiche amministrative in cui l’affarismo è dominante, incapace di elaborare, proporre e, perciò, di collocarsi come riferimento della Città e dei suoi abitanti. Per tutto questo che, anche se Longarini e Leopardo si lagnano e vorrebbero protestare, appaiono deboli le loro motivazioni. “Sono stanco” e i “motivi personali” non corrispondono ad una denuncia, una ribellione, uno scatto di spina dorsale tale da riportare all’attenzione della popolazione un partito di cui ha bisogno la politica, la sinistra, la comunità cittadina. Quella dei due appare più come una resa che un tentativo di rinascere e, caso mai, fa pensare a tardivi rimpianti per antiche rinunce. Quali? Ad un dibattito serio sull’esercizio del potere politico nel territorio, perciò sul Porto, sull’Italcementi, sulle Terme, sull’Enel, sulla Frasca, sulle regole interne della democrazia, sulle istituzioni e non da ultimo sulla selezione di una nuova classe dirigente basata sulla meritocrazia. Servirebbe e, forse ancora c’è tempo, per la rinascita del partito, della sinistra, della sua autonomia rispetto ad un ruolo oggettivamente subalterno che lo ha relegato nella politica locale interpretata come settore di investimento. C’è ancora tempo e possiamo farlo insieme, dall’interno ma anche dall’esterno, se veramente “siamo stanchi” e se i “i motivi personali” hanno valenza e ragione politica.

Dott. Flavio Magliani – Associazione “Nuovi Orizzonti”

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