“Ma la vera sinistra è quella che trova un accordo a cena?”

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CIVITAVECCHIA – Al di là della persona, che ha tutta la mia stima personale e professionale, la scelta fatta del candidato a sindaco per il centro sinistra sa tanto di ennesima manovra di consumate oligarchie, di un professionalismo politico pratico sulle mediazioni, su accordi sottobanco.
Dopo 2 giunte di centro sinistra, cadute a causa della stessa maggioranza, con una totale assenza di una realista analisi, che ovviamente ha indebolito ogni ipotesi riformista; dopo accuse al vetriolo, da querela in alcuni casi, su familismo politico affaristico, su conflitti di interessi, è stata sufficiente una cena per trovare un accordo.
Le cene sono diventate per la sinistra quello che per la democrazia cristiana erano i caminetti; molto spesso indigeste, vedi quella del partito del porto, in altri casi inutili.
Hanno ragione gli esponenti sempre di sinistra che hanno firmato una lettera chiedendo maggiore collegialità.
La sinistra o almeno una gran parte è prigioniera del passato, specchio e metafora di una vecchia Italia, minimalista del giorno per giorno dove tutto si aggiusta.
Non si comprende, ne si discute la complessità del nuovo contesto, nel quale la sinistra deve dare risposte.
Si continua a volare basso, decidendo in un tavolo, meglio tavolino, luogo del compromesso e dell’autoconservazione.
La politica come un affare privato, una memoria corta, una rimozione del passato, una autoassoluzione generale, una amnistia tombale, priva di autocritica per avvenimenti che l’elettorato ricorda bene, .
Così non va, non si vince con accordi compromissori, con un vago olezzo di trasformismo: si litiga, o si finge di litigare, con la certezza che nessuno perderà mai la guerra, garantendo la continuità del potere, regolando al proprio interno i conti sospesi.
E non ci si rende conto che il contenitore partito, che nel secolo scorso ha garantito la democrazia, è ormai al capolinea: serve ormai partecipazione collettiva, definizioni di interessi generali, elaborazione culturale, dibattito.
Perché non basta avere ragione, ma bisogna che altri te la riconoscano.

Ps mi piacerebbe sapere il contenuto di quelle cene e il menù scelto

 

Tullio NunziMeno poltrone più panchine

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