“Le Primarie aperte hanno in sé il pericolo delle contaminazioni”

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CIVITAVECCHIA – Come previsto le primarie hanno confermato Matteo Renzi alla segreteria del PD. Il risultato finale non si presta ad interpretazioni ed individua con chiarezza il vincitore.
La partecipazione, pur inferiore alle precedenti competizioni, è stata certamente significativa e, diversamente da quanto da molti auspicato, rappresenta un segnale di vitalità di un partito che costituisce un asse fondamentale per la tenuta democratica e civile del nostro paese.
Ma le difficoltà del momento non sono né superate né cancellate dal risultato delle primarie. Dopo il negativo risultato del 4 dicembre al referendum sulle riforme istituzionali, questa espressione di rinnovata fiducia deve produrre una importante svolta rispetto al passato in direzione di un maggiore ascolto degli iscritti, degli elettori, dei cittadini tutti.
Ascolto e progettualità sui problemi principali del nostro paese: il lavoro, lo sviluppo, le diseguaglianze, l’ambiente, la tenuta democratica, i diritti civili. A questi problemi bisognerà dare risposte altrimenti i rischi di una ulteriore separazione di vasti settori della società dai partiti e dalle istituzioni, con la conseguente vittoria delle pulsioni populiste, diventeranno sempre più concreti.
Il PD è nato per intercettare il vasto movimento riformatore, in una visione plurale, capace di far convivere culture e sensibilità diverse. Il suo progetto unificatore non deve essere contraddetto.
Il risultato delle primarie ci conferma anche che esiste una importante area di sinistra nel PD che vuole e deve rimanere all’interno del partito, in rappresentanza innanzitutto degli interessi dei meno protetti e garantiti, dei più esposti ai colpi della crisi.
Interpretare questo risultato come una spinta all’autosufficienza della maggioranza sarebbe devastante e potrebbe indurre ad altre dannose divisioni.
E’ necessario inoltre confrontarsi con le diverse realtà politiche e sociali del nostro paese, sulle idee, sui programmi, superando la lunga fase della incomunicabilità e delle lacerazioni.
Il Partito democratico deve essere un partito plurale, unito nella diversità dei contributi e delle idee. Troppe divisioni, troppe lacerazioni, stanno indebolendo il fronte riformatore.
Per quanto riguarda Civitavecchia non c’è dubbio che il dato elettorale, pur confermando il successo di Renzi, consegna ad Orlando un risultato di gran lunga superiore alla media nazionale.
Osservando inoltre i dati del seggio degli iscritti dove Orlando sfiora il 40% a fronte del 14% del mese di marzo quando il nostro gruppo non partecipò al voto, i motivi di soddisfazione crescono.
Questo dato è sicuramente il frutto di molti fattori che non possono tuttavia diventare oggetto di nuove sterili polemiche non utili né al partito né alla città, e non deve essere piegato a un suo uso strumentale, per finalità che nulla hanno a che vedere con le primarie.
Le tante ragioni che possono spiegarlo non possono diventare un ulteriore fattore divisivo. Nel momento in cui si decide di effettuare primarie aperte (modalità peraltro assai discutibile), si conoscono i rischi e si decide anche di volerli correre. Consultazioni di tale natura hanno in sé il pericolo delle contaminazioni e delle manipolazioni. Tuttavia esse non oscurano né alterano la sostanza di un dato che dovrebbe invece farci meglio riflettere sulla realtà cittadina, sugli orientamenti della cittadinanza, sui suoi bisogni, sulle concrete possibilità di stabilire alleanze per dare alla città un governo capace di affrontarne i bisogni.
Noi che siamo stati tra i sostenitori della candidatura di Orlando siamo pronti al confronto su questi temi. E’ infatti sui programmi e sulle alleanze che deve ora spostarsi l’attenzione.

Piero Alessi, Paola Angeloni, Fabrizio Barbaranelli, Dario Bertolo, Rita Busato, Massimo Castellucci, Stefano Cervarelli, Claudio Galiani, Nicola Porro, Eraldo Riccobello, Marcello Rocchetti, Benedetto Salerni

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