“La difficile irrinunciabile opera di ricostruzione della sinistra”

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CIVITAVECCHIA – Non è quello che avremmo sperato, il risultato delle elezioni romane: come sinistra, l’auspicio era certamente che il neonato progetto di ricostruzione dell’alternativa di sinistra, che fa riferimento a Fassina, potesse essere compreso e condiviso.
Ma non è neanche, d’altra parte, troppo lontano da quanto ragionevolmente ci si potesse attendere, nelle condizioni date.
La generosità e la capacità di quanti si sono impegnati in una campagna tanto difficile quanto consapevole del valore nazionale di prospettiva, ha purtroppo pagato il prezzo di una ambiguità che, in tutta evidenza, si è mostrata al proprio interno fin dall’inizio.
La battaglia in campo che vede contrapposta la sinistra (semplicemente sinistra, non sinistra sinistra come certi pseudo commentatori ottusamente e sardonicamente la appellano) ed il PD di Renzi, è destinata ad acuirsi ogni momento di più, in vista dell’appuntamento referendario di ottobre.
Incolmabile è il solco tracciato tra un Partito Democratico, per contenuti ed ormai anche per uomini (last but not least, Denis Verdini e Confindustria) collocato a destra, ed un progetto di ricostruzione della Sinistra che assume a proprio riferimento la difesa della Costituzione, la democrazia nei luoghi di lavoro, la difesa dello stato sociale: tutti temi oggetto dell’impalcabile mannaia del governo Renzi, come e forse più di quanto abbia osato lo stesso Berlusconi.
Trasmettere credibilità agli elettori, convincerli dell’autonomia e sincerità della proposta, mentre “l’alleato” Zingaretti entrava a piedi pari nella campagna elettorale, rivendicando la propria perfetta continuità con Renzi, a partire dal SI’ al referendum… era obiettivamente un’operazione difficile, minata alla base.
Se un rimprovero si deve fare a Fassina, pur riconoscendogli il coraggio di mettersi in gioco, è quello di non aver fatto chiarezza tra i propri alleati: magari ora ci troveremmo a commentare un risultato diverso!
Saranno naturalmente gli equilibri romani a decidere il futuro del progetto di sinistra nella capitale, ma certo è che le implicazioni sono di portata più ampia ed investono il futuro di tutta la sinistra che crede fermamente ed irrinunciabilmente alla costruzione di un nuovo soggetto, autonomo ed autorevole.
Millantare l’unità a sinistra esclusivamente paventando l’orco cattivo di turno, prima Berlusconi, ora Cinquestelle, non paga, a Roma, come a Civitavecchia, come nel paese.
E’ vero, Civitavecchia rappresenta un realistico quadro di riferimento.
La vittoria del sindaco Cozzolino ha spezzato un sistema che evidentemente era arrivato al capolinea e che, in alcun modo, potrà essere restaurato: di questo sarà il caso che tutti comincino a farsene una ragione.
Per chi, come noi, assume a riferimento politico i valori storici della Sinistra, il giudizio sul complesso velleitario e populista che muove Cinquestelle, non può che essere lapidario; come d’altra parte è lapidario il giudizio su Renzi e chi lo sostiene, ad ogni livello di governo del territorio.
Ora si tratta di sostanziare questa equidistanza, traducendola in parole d’ordine, atti, comportamenti, capaci di riconquistare consenso.
L’attacco dissennato su una città ridotta allo sbando, che è certamente vero, non può giungere in modo indiscriminato e senza distinguo: semplicemente perché, tra i principali demeriti dell’amministrazione pentastallata, c’è quello di procedere in perfetta linea di continuità con quanto hanno ereditato.
Con ogni probabilità, se quella che al suo insediamento veniva giudicata un’amministrazione debole, incapace di sopravvivere a lungo a sé stessa, rimane invece saldamente in sella pur in assenza di un reale governo della città, le motivazioni sono da ricercare nel vuoto politico che gli si oppone.
Parliamoci chiaro, sul piano del populismo i grillini stanno dimostrando di essere imbattibili, o ci mettiamo in testa come sinistra alternativa di contrapporre contenuti veri, liberi ed autonomi da ogni commistione con chi ha fatto della gestione del potere fine a sé stesso la propria ragione di vita, oppure non abbiamo motivo di esistere.
Perché sono gli elettori a non farci più esistere: nelle città, nelle regioni, nel paese intero.

Futuro A Sinistra – Comitato “Avanti a sinistra Civitavecchia”

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