Imprese via dal cantiere di Tvn, il Comune: “Obbligatorio terminata la riconversione”

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CIVITAVECCHIA – La segreteria e il gruppo consiliare del partito democratico di Civitavecchia denunciano l’apprensione che starebbe causando l’avvicinarsi della scadenza del 4 aprile, data entro la quale tutte le imprese appaltatrici che operano presso la centrale di Torrevaldaliga Nord dovrebbero provvedere a smontare le proprie officine e uffici di cantiere situate nell’area limitrofa. Pare infatti che il partito riceva ormai quotidianamente molte segnalazioni preoccupate, sia da parte dei titolari delle aziende sia da parte dei semplici lavoratori che sembrano temere ripercussioni occupazionali.
“Eppure basterebbe poco – fanno notare i democratic – da parte della amministrazione per comprendere che tale spostamento, in tempi così ristretti, causerebbe non pochi disagi organizzativi alle aziende, già alle prese con le problematiche legate alla scarsa redditività e alla feroce concorrenza. Questo anche in considerazione del fatto che serve un periodo ragionevole per attuare le azioni necessarie all’identificazione della nuova area logistica, la quale avrà bisogno dei tempi tecnici minimi per essere allestita e divenire operativa”.
Evidenziano inoltre, che il sindaco a loro parere dovrebbe spiegare come mai abbia deciso di anticipare di circa 6 mesi la riconsegna di un’area la cui scadenza, secondo quanto sarebbe riportato nella determinazione dirigenziale n. 2420 del 17/10/2011, dovrebbe avvenire entro 5 anni dalla data della stessa e quindi ottobre 2016.
“E visto che c’è – proseguono dal Pd – spiegasse anche le considerazioni che hanno portato ad assumere tale decisione senza il necessario confronto tra le parti, cosa che avrebbe impedito allarmismi e preoccupazioni non giustificate. Per questo chiediamo che vengano al più presto rivisti i tempi di smobilizzazione previsti nelle prescrizioni consegnate alle imprese e, nel contempo, che si avviino le azioni concordate tra Ente, Imprese e Amministrazione affinchè queste problematiche vengano affrontate e risolte congiuntamente, senza atteggiamenti di preclusione e nell’interesse di tutti”.
Da Palazzo del Pincio però la replica non si fa attendere, chiarendo principalmente due aspetti: “Il primo – si legge in una nota del Comune – è che, allo stato attuale, non è stato emesso alcun provvedimento di sgombero o rimozione da parte del Comune. Il secondo è che è assolutamente escluso che quell’area possa continuare, anche in via temporanea, ad ospitare attività di cantiere, essendosi da tempo conclusa la riconversione a carbone. Il sito deve essere quanto prima liberato e ripristinato e la circostanza era nota a tutti da molto tempo. Nei mesi scorsi l’Enel ha richiesto erroneamente al Comune l’autorizzazione a delocalizzare le attività all’interno dell’area di centrale, ipotesi sulla quale non abbiamo preclusioni, ma la cui autorizzazione è di competenza del Ministero dello Sviluppo Economico e non del Comune”.
“In presenza di un atto specifico in forza del quale l’Enel è obbligata a ripristinare lo stato dei luoghi al termine dei lavori di riconversione – prosegue la nota – è evidentemente inutile cavillare sulla presunta data di scadenza dell’autorizzazione rilasciata dal Comune nel 2011 e, pertanto, invitiamo l’Enel a fornire nel minor tempo possibile una soluzione alternativa alle ditte interessate e a procedere al ripristino dell’area della Frasca nella sua condizione naturale. L’uso compatibile del territorio è un interesse collettivo e la presenza di quel cantiere è evidentemente incompatibile”.

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