Il modello Erize contro la violenza di genere

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CIVITAVECCHIA – È stato presentato ieri pomeriggio presso la sala congressi della Fondazione Cariciv il Modello antiviolenza Erize. Uno strumento per “prevenire e curare”, come è stato definito da Cristina Cirillo, esperta di comunicazione e studiosa di tematiche femminili oggi nelle vesti di moderatrice, messo a punto proprio dal centro antiviolenza Anne Marie Erize di Tor Bella Monaca di Roma, nella figura della presidente e fondatrice Stefania Catallo.

Violenza di genere al centro della questione, dunque, con la presidentessa stessa che è andata per prima ad illustrare nel dettaglio il funzionamento del modello e le sue fasi, sviluppate attraverso una schematizzazione che vede prima il formarsi dei legami fra vittima e carnefice, poi la nascita delle diverse violenze con i relativi danni e, infine, il “paradigma d’intervento”, cioè il modo in cui agisce il centro Antiviolenza, che ha come ultima istanza la reinclusione sociale delle vittime. Il momento più intenso è stato, in ogni caso, quando la Catallo ha fatto ascoltare ai presenti – tanti, ma soprattutto donne – un audio in cui una vittima raccontava la propria tragica esperienza in merito, tanto esemplificativa nel riportare la schematizzazione del modello quanto, soprattutto, toccante dal punto di vista emotivo per la sua drammaticità.

Al netto di ciò, l’occasione è stata anche un pretesto per approfondire la violenza di genere in tutti i suoi aspetti. Amelia Ciampa, presidente della Consulta delle donne di Civitavecchia, ad esempio ha ribadito quanto il suo lavoro consista nello stare dalla parte delle donne “che soffrono e non hanno strumenti per difendersi” e di come, alla base di tutto, sia importante “parlare ed ascoltare”, mentre l’avvocatessa Micaela Domenica Carlini si è inoltrata in una retrospettiva legale sulla violenza di genere, dagli albori fino alla legge sul femminicidio del 2013, sottolineando quanto sia opportuno rivolgersi a dei professionisti del settore per essere tutelati.

Prezioso anche l’intervento del Consigliere regionale Marietta Tidei, a difesa di tutte le battaglie di genere portate avanti negli anni: “Nella storia di questo Paese le donne hanno ottenuto tante conquiste riguardati i loro diritti, ma queste ultime vengono messe puntualmente in discussione. È un peccato, perché si tratta di traguardi che sono serviti a far maturare la coscienza civile degli italiani e non vorrei che, da questo punto di vista, ora come ora qualcosa si sia rotto. Le risorse destinate a combattere la violenza di genere sono sempre troppo poche – ha denunciato infine la Tidei – ma in ogni caso il lavoro di prevenzione va fatto sulle coscienze: su quelle degli adulti e, soprattutto, su quelle dei giovani”.

Giovani che sono tornati inevitabilmente anche nel contributo di Silvia Bruni, docente di lettere dell’Istituto Superiore Stendhal e che ha dunque un rapporto diretto coi ragazzi e la loro educazione: “Spesso i più giovani non comprendono a pieno cosa accade intorno a loro. La scuola deve servire a questo: a dare coscienza. Più di tutti – ha chiuso poi la professoressa – quello che ci viene chiesto e che ci pare più necessario in questo contesto è educare all’affettività e al rispetto delle regole. È un compito difficile, ma come scuola noi ce la mettiamo tutta”.

 

Patrizio Ruviglioni

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