“Il cittadino dove lo metto?”

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CIVITAVECCHIA – Il cittadino, dove lo metto, dove lo metto non si sa / mi dispiace ma non c’è posto, non c’è posto per carità. Viene voglia di parafrasare la canzone “Il vecchietto dove lo metto”, cantata da Domenico Modugno qualche tempo fa, leggendo del regolamento di collaborazione tra cittadini e comune per la cura dei beni urbani e riflettendo sullo sportello del consumatore gestito dall’amministrazione comunale.
In ambedue i casi i cittadini, più che essere il centro dell’azione amministrativa, pare siano un problema. In ambedue i casi è evidente che i regolamenti e gli sportelli più che facilitare azioni comuni e dialogo, servano solo a fare da filtro. Più lontano sono i cittadini dagli uffici, meglio è.
Non voglio scomodare le categorie del diritto amministrativo, farò un ragionamento molto più semplice. E’ possibile che chi voglia prendere in mano scopa e paletta per dare il suo contributo al decoro urbano debba passare per la via burocratica? E’ possibile che una città di soli 50mila abitanti, dove la richiesta di dialogo diretto con le istituzioni non solo è pressante e legittima, ma anche possibile, ci si debba trincerare dietro ad un regolamento? Se è vero che la burocrazia, storicamente, ha sempre frapposto tra sé ed il mondo un muro di carte e procedure, è altrettanto vero che la politica dovrebbe avere come compito quello di semplificare la partecipazione e di arrivare ad un rapporto quanto più possibile diretto con i cittadini. Specie se è una politica “nuova”, “dal basso” fatta non da politici di professione, ma da “cittadini” come quella del movimento 5 stelle.
Il caso dello sportello dei consumatori si sposa con quello del regolamento per i beni comuni. Le associazioni dei consumatori, più che essere una opportunità, perché pongono problemi e cercano delle soluzioni di concerto con le istituzioni, sono da mettere fuori gioco. Ma anche qui la domanda sorge spontanea: come si fa a lamentarsi dei servizi comunali con chi quei servizi li eroga? Sarebbe come raccomandare le pecore al lupo.
Anche nel caso del decoro urbano è così. Per la maggioranza le azioni di volontariato devono per forza portare il marchio della politica. Strano che a fare questo ragionamento sono proprio quelli che volevano “liberare la politica”. Le associazioni e i singoli devono farsi da parte quando passa la corazzata “dei cittadini a cinque stelle”, che deve avere il monopolio delle attività di volontariato. E’ stato detto e ripetuto con arroganza, e più di una volta dagli attivisti pentastellati, che adesso, con questo regolamento, avranno una corsia preferenziale per il tanto agognato monopolio. Se un’associazione non allineata non piace, non si applica il “patto di collaborazione”. Semplice e pulito. Un omicidio perfetto delle forze sane della città.
Il regolamento è figlio della triste autoreferenzialità degli uffici e della volontà, da parte della maggioranza di governo, di tenere alla larga e depotenziare singoli ed associazioni. Ovvio se pensiamo al fatto che questa amministrazione non comunica, non parla con nessuno, non socializza le proprie idee e la propria progettualità. Una amministrazione dura anche con i bisognosi, che vede dovunque lo spettro del “furbetto”, anche dove ci sono, solo ed esclusivamente, persone in evidente e conclamato stato di necessità. Persone che dalla propria amministrazione si aspetterebbero conforto e vicinanza, e di certo non burocratica freddezza.
Che dire. Poveri cittadini. Povera città. E la prossima volta, quando andate a depositare la spazzatura nei cassonetti, ricordate di portare con voi il foglio firmato dal dirigente preposto che vi autorizza ad uscire di casa e copia del bollettino delle tasse comunali. Qualcuno potrebbe chiedervele. E mi raccomando, quando al bar mettete lo zucchero nel caffè, ricordatevi che c’è un regolamento comunale che dispone sulla quantità e sulla modalità della rotazione del cucchiaino, che deve essere sempre da destra verso sinistra. Chi contravviene sarà sanzionato.

Mario Michele Pascale – Associazione Spartaco

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