“Dehors, l’Ufficio di progettazione non è la soluzione”

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CIVITAVECCHIA – A questo punto, non sappiamo se ci fanno o ci sono. Ci riferiamo ai Dirigenti, Assessori, Sindaco e a tutti questi “inventori” di fantasiose procedure che appaiono sempre più percorsi al buio dove si rischia di inciampare al primo passo.
Ora si sono inventati l’ufficio di progettazione. Addirittura una struttura tecnica per progettare ombrelloni, tavoli, fioriere e qualche piccolo arredo. Un pool di esperti per disegnare quello che è già scritto dal 2007 (da 10 anni) nelle norme del Piano Paseaggistico Regionale. Ma questo concentrato di menti eccelse si è accorto che dal novembre 2016 è cambiato su tutto il territorio nazionale la procedura per allestimenti definiti dehors? Si sono accorti questi “inventori“ di lacci e lacciuoli che l’autorizzazione paesaggistica si ottiene in procedura semplificata, anzi nei 120 giorni neanche serve? Si sono accorti che ombrelloni sedie e piccoli divisori neanche hanno più bisogno di nessuna valutazione di impatto sul paesaggio?
Ma oltre ad inventarsi quello che non serve, si sono posti una domanda banale ma opportuna: può un Ente Locale sostituirsi ad un privato, addirittura progettando e quindi attribuendo un costo imposto su quello che invece deve essere lasciato alla libertà imprenditoriale di ogni commerciante?
Inoltre, come sbandiera l’Assessore che tutto è meno che competente, hanno definito l’abaco delle soluzioni possibili, il tutto sulle teste degli operatori. Pensiamo che bastasse fare un esercizio molto ma molto più semplice: andare sui siti di qualche altro comune e copiare. Sì copiare ed adattare perché non serve altro che una modesta paginetta di 40 righe per risolvere questo “mostro burocratico” chiamato Dehor.
Non c’è assolutamente bisogno di portare il compito, alla correzione del Ministero perché il Ministero applica come detto le norme del codice del 2004 e del Piano regionale del 2007.
Il “mostro burocratico” che si infrangerà nella assurda procedura imposta e non concordata con le Associazioni di categoria, darà luogo a 30, 40, 50 domande di ogni singolo commerciante con lungaggini procedurali, diritti istruttori inutili, oneri comunali vessatori. Tutto ciò che per legge non serve. Basta un unico progetto ed una unica autorizzazione semplificata. Ma scusate, dimenticavamo: il “Decreto Madia” è di sinistra e quindi offusca la loro trasparenza intellettuale.
In due anni e mezzo solo promesse infrante e zero soluzioni, ci piacerebbe sapere su quali manuali studiano visto che hanno massacrato non solo il settore economico e commerciale ma hanno messo a terra un’intera Città.
Si lascino aiutare, per la loro dignità e soprattutto per il bene della collettività.

Commissione Commercio Pd
Segretario Pd
Gruppo Consiliare Pd

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