Appello al centrosinistra: “La politica esca dalle stanze di partito e si confronti con la gente”

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CIVITAVECCHIA – Rilanciare il confronto pubblico, favorire il ricambio generazionale e riappropriarsi dei valori etici. Sono questi gli obiettivi che un gruppo di elettori pone all’attenzione delle forze del centrosinistra per costruire una coalizione in grado di proporsi in modo credibile nell’amministrazione città. L’appello, sottoscritto da 50 esponenti del mondo politico, sociale e culturale di Civitavecchia, è stato formalizzato attraverso una lettera aperta che, nel criticare duramente le vecchie logiche dei partiti, lancia proprio a questi ultimi il monito e la sfida per costruire democraticamente una proposta di governo inclusiva e condivisa. Una proposta che vada oltre la semplice competizione elettorale ma sia capace di ricostruire una solida forza di rappresentanza per tutti quei cittadini delusi dalla sinistra e dalla politica. Di seguito il testo integrale della lettera.

Dissequestrare il dibattito pubblico; favorire il ricambio generazionale della classe dirigente; elevare il livello culturale del confronto politico; recuperare i valori etici; ricondurre ai principi le azioni politiche.
Queste sono le condizioni elementari per una nuova ripartenza, le basi per costruire una proposta politica nuova.
Non si tratta di rispolverare vecchie liturgie e desueti modi di fare, ma ci sono molti comportamenti virtuosi del passato da cui si può attingere per stimolare passioni, per sollecitare impegni individuali e militanza collettiva, per incoraggiare la partecipazione diffusa. E’ l’esercizio della democrazia, bella e faticosa, oggi quanto mai indispensabile.
A pochi mesi dall’appuntamento elettorale, stiamo purtroppo assistendo ai soliti vecchi riti consumati nelle segrete stanze, nei quali si bruciano uno ad uno possibili candidati sindaci, si determinano posizionamenti, si consolidano rendite di posizione. E’ il primato della tattica sulla buona pratica; l’affermazione dell’ora e subito sulle visioni di lungo periodo; la supremazia degli interessi sui programmi. Questo modo di fare non funziona più. Non lo diciamo noi, lo dicono impietosamente i numeri, sempre più dalla parte di chi lucra sulle angosce e le paure della cittadinanza o utilizza semplificazioni e demagogia difronte a problemi complessi.
La nostra unica arma è la buona politica, le buone pratiche di democrazia dentro le quali c’è l’idea del cambiamento collettivo. Abbiamo assistito ad un mutamento violento delle relazioni politiche, ad un capovolgimento valoriale senza precedenti. Un cambiamento antropologico della società italiana che non ha risparmiato certamente la nostra città: Civitavecchia appare oggi una città completamente desertificata in tutti i suoi ambiti. Un declino al quale sembra non esserci rimedio. Le forze politiche di centrosinistra non hanno colto l’opportunità, in questi 5 anni di disastro a cinque stelle, di riorganizzare il proprio pensiero e il proprio linguaggio, di misurarsi col tema decisivo del ricambio generazionale, di aprire le proprie organizzazioni ai corpi vivi della società. Occorreva e occorre oggi, sempre di più, un patto sociale con le organizzazioni sociali, con i sindacati, con le organizzazioni del terzo settore e dell’associazionismo laico e cattolico. Con chi, insomma, si misura quotidianamente con i problemi drammatici che produce la crisi, lavorando sul campo le insostenibili difficoltà di larghi settori della società e sottraendo a demagoghi e populisti terreno fertile per alimentare odio, rancore e guerra tra poveri. Il grande assente è il dibattito pubblico, senza il quale la politica cede inevitabilmente il passo alle solite e già tristemente note logiche spartitorie. Le stesse primarie del PD, sulle quali esprimiamo rispetto poiché, se ben utilizzate, sono uno straordinario strumento democratico, hanno scontato stucchevoli polemiche, facilmente prevedibili perché svolte in un clima dove ha prevalso la competizione fra schieramenti anziché il confronto democratico sulle proposte: non è polemica, ma non abbiamo sentito nulla riguardo il futuro della città, nessuna idea di sviluppo, nessun obiettivo programmatico. La logica prevalente ci sembra resti quella solita: prima la scelta del capo oppure del candidato sindaco, poi semmai i programmi, magari fatti con il copia incolla, buoni per tutte le stagioni. Mentre dovrebbe essere l’esatto contrario: i nomi alla fine, da selezionare fra le intelligenze e le personalità ritenute più capaci a realizzare un programma largamente condiviso.
Sarà fuori moda, ma anche a costo di sembrare romantici, noi la politica vogliamo provare a rifarla così: partendo dal coinvolgimento e dalla partecipazione e scegliendo la nuova classe dirigente in base a merito, valori e capacità: un netto segnale di discontinuità con le pratiche del passato, mettendo al centro il dibattito pubblico e le nuove generazioni, a cui abbiamo il dovere di restituire il futuro rubato.
L’oggetto della nostra riflessione non è certo la presenza o meno alle prossime elezioni comunali, tutt’altro: è l’esigenza fortemente avvertita di contrastare le derive populiste e i nuovi fascismi, ma anche i vecchi metodi che le hanno provocate, ugualmente devastanti. Per noi è la priorità, da anteporre a qualsiasi ipotesi di schieramento o di alleanza. Per noi il futuro di un nuovo impegno parte da qui. E’ sconcertante segnalare come rispetto al disorientamento che la stragrande maggioranza degli elettori democratici e progressisti avvertono, non ci sia quantomeno il tentativo di ricostruire nodi, legami, passioni. Di provare a mobilitare, attraverso il dialogo e il confronto, militanti, simpatizzanti, semplici elettori ai quali non resta che prendere tristemente atto della mancanza di una proposta di governo, di un programma su cui riconnettere sentimentalmente tanti elettori delusi. Perché non c’è uno straccio di discussione pubblica, ad esempio, su come si gestirà l’uscita dal carbone nei prossimi anni e i relativi rapporti con Enel? Non discutere di questo significa censurare quello che avverrà in questa città per i prossimi trenta anni.
Non ci sentiamo portatori di nessuna verità, siamo semplicemente donne e uomini che destinano o hanno destinato buona parte della propria vita all’impegno politico, sindacale e associativo e anche nelle istituzioni. Non esiste una coalizione progressista senza l’idea del cambiamento e senza l’investimento sulle buone pratiche e la buona politica, che non consideri la possibilità dell’autocritica e della riflessione sui propri errori. Abbiamo la netta sensazione che tutti facciano finta di niente, come avvolti in buco nero spazio temporale in cui tutto si è fermato a 20 o 30 anni fa. Andando avanti così si andrà incontro ad una sonora sconfitta.

Giulio Agostini
Ismaele De Crescenzo
Valentina Di Gennaro
Diego Nunzi
Mauro Mei
Annalisa Tomassini
Sergio Serpente
Concetto Saffioti
Francesca Megna
Gennaro Maselli
Emanuela Nucerino
Sandra Carpi
Claudio Roggerone
Germano Polo
Angelo Guiducci
Enrico Paravani
Pino Antonucci
Claudia Luciani
Emilia Iacoponi
Nicola Pirozzi
Amit Pirozzi
Anna Luisa Contu
Gennaro De Crescenzo
Bruna Luce
Enrico Seri
Pino Cascianelli
Emiliano Stefanini
Novella Morellini
Luciana Ceppolino
Sergio Muratore
Marco Galice
Elisa Castellucci
Paolo Vannicola
Maria Grazia Cima
Luciano Naselli
Ivano Tassarotti
Elisa Aceto
Tiziana Giuliani
Giancarlo de Carli
Patrizio Pacifico
Alessia Pomata
Annalisa Pais
Emanuele Befani
Vasco Sacco
Renzo Meloro
Paolo Campo
Fabio Vanzetti
Lino Russi

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