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Ven. 30 Luglio 2010
CentroStudiAirone

Scatta la Global Week Action

Sette giorni di mobilitazione in Italia e nel mondo per una diversa e più equa politica del commercio. Iniziative anche a Ladispoli.

GiannaNannini

Sì! al diritto di ognuno al cibo, all’acqua, alla salute, ad una vita dignitosa ed all’istruzione! No! all’imposizione di accordi commerciali ingiusti, liberalizzazioni e privatizzazioni indiscriminate! Sono le rivendicazioni della “Global Week of Action”, settimana di mobilitazione e iniziative che andranno in scena fino al 16 aprile nelle piazze italiane e di tutto il mondo. Ed anche a Ladispoli, il Partito della Rifondazione Comunista e i Giovani Comunist, promuovono un week-end di informazione e di volantinaggio, aderendo alla Global Week Action lanciata dall’ Osservatorio sul commercio internazionale e da Campagna per la Riforma della Banca Mondiale, Centro Internazionale Crocevia, Gruppo di Appoggio al Movimento Contadino Africano, Mani Tese, Rete Lilliput, Roba dell'Altro Mondo. Scopo della mobilitazione è una energica azione globale sul commercio internazionale, secondo chiari principi portanti condivisi dai promotori dell'iniziativa a livello internazionale.

“Limitiamo i nostri consumi: molti nostri acquisti sono spesso dettati da moda o pubblicità. Prima di comprare qualcosa chiediamoci se ne abbiamo realmente bisogno e rifiutiamo i prodotti più pubblicizzati”.

“Rispettiamo l'ambiente: scegliamo prodotti che utilizzano pochi materiali di scarto evitando confezioni, pacchetti e altri materiali che aumentano i nostri rifiuti; scegliamo quando possibile prodotti locali che non devono percorrere migliaia di chilometri per arrivare a noi”.
“Scegliamo prodotti sani: rifiutiamo gli Organismi Geneticamente Modificati ma anche i prodotti pieni di conservanti che riempiono i supermercati. Durante questa settimana cerchiamo alimenti biologici, prodotti rispettando il lavoro e la natura”.
“Sosteniamo il commercio equo e solidale, un modo concreto di praticare un'alternativa al mercato globale ed offrire un supporto per compensare in modo più equo il lavoro di quanti, nel sud, ogni giorno devono affrontare i danni di una ingiusta ripartizione della ricchezza”.
“Sosteniamo i gruppi di acquisto solidale che permettono ai piccoli produttori locali di continuare ad esistere anche nel nostro nord del mondo”.
“Apriamo un dibattito costruttivo per ridiscutere le regole che governano il commercio internazionale, a partire da quelle negoziate in sede Wto e dalle politiche commerciali dell'Unione Europea”.
“Mettiamoci in contatto, scambiando esperienze, problemi, idee, perché questa settimana sia un successo e l'inizio di un cambiamento concreto”.
“Al finto tavolo delle trattative Wto inscenato sabato durante Terra Futura a Firenze nella piazzetta dei Beni Comuni – affermano il Circolo Prc e i Giovani Comunisti di Ladispoli - la società civile italiana ha preteso la democratizzazione del commercio internazionale. Il Wto vero, ha fallito. A 10 anni dall’entrata in vigore del trattato istitutivo dell’organizzazione mondiale del commercio c’è più povertà ovunque. Nel Sud come nel Nord del mondo. Interi settori industriali sono oggi a rischio: il libero commercio ha fallito anche economicamente. Vanno cercate alternative, quelle che i governi non sono in grado di trovare. Va denunciato il Governo italiano che, nonostante una mozione parlamentare, a quasi due anni dalla ministeriale di Cancun e in vista di Hong Kong, non ha ancora informato le Commissioni competenti circa lo stato d’avanzamento dei negoziati del Doha Round. Una riforma democratica dell’Organizzazioni mondiale del commercio è richiesta da Sindacati, Organizzazioni non governative, realtà del Commercio equo e solidale, piccoli produttori del Sud del mondo. Le risposte ai problemi del commercio internazionale trovate negli Stati Uniti d’America e nell’Unione Europea sono vantaggiose solo per questi paesi; se trasferite in Africa, diventano invece grandi problemi. Una riforma democratica che è essenziale per iniziare a negoziare senza muri, in modo trasparente. E’ necessario scrivere un nuovo diritto del commercio internazionale che tenga conto delle norme di tutela sociale e ambientale delle Nazioni Unite. Non è più tollerabile che in Italia, ancora una volta e a meno di un anno da un'importante scadenza internazionale (Sesta Conferenza Ministeriale dell'Organizzazione mondiale del commercio convocata a Hong Kong il prossimo dicembre) non si voglia discutere concretamente della necessità di reinventare le regole del commercio internazionale mettendo al centro i diritti di tutti.
Agire in tanti, in prima persona o come organizzazioni per una settimana, può dimostrare che è possibile oggi pensare ad un altro modello economico e di sviluppo che salvaguardi i diritti di tutti nel nord come nel sud del mondo.
Il tempo delle scelte è arrivato per tutti, per il Primo come per l'ultimo cittadino”.



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