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Ven. 24 Ottobtre 2014
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Siamo i primi produttori di nocciole in Europa, ma le importiamo...

Lo denuncia la Coldiretti Viterbo che pone l'attenzione sugli scarsi controlli di qualità sulle nocciole che importiamo dalla Turchia

ClorisBrosca

VITERBO - Avvio difficile per la prossima campagna della pregiata nocciola "made in Italy" a causa del clima di incertezza sulle previsioni di produzione della Turchia, che rappresenta circa il 70% della produzione mondiale, e che espone i nostri produttori a seri rischi di speculazione sui prezzi. E' quanto rileva la Coldiretti di Viterbo che ha espresso le sue preoccupazioni all’Audizione Parlamentare e al Ministero delle Politiche agricole nel corso di un incontro al quale hanno partecipato i rappresentanti della più grande organizzazione agricola nazionale. Dopo la Germania, l'Italia è il principale importatore europeo di nocciole turche con oltre 25 milioni di chilogrammi di nocciole sgusciate all'anno; in sostanza è turca una nocciola utilizzata su tre. Le nocciole - spiega la Coldiretti - vengono utilizzate sopratutto come ingredienti degli alimenti (creme, cioccolata, gelati e dolci vari) e per questo al consumatore resta sconosciuta la provenienza dei prodotti che acquista. Il paradosso è che l'Italia, con oltre 67.000 ettari coltivati, è il primo produttore di nocciole europeo e secondo mondiale, proprio dopo la Turchia, con oltre il 98 per cento della produzione che si sviluppa tra Lazio, Campania, Piemonte e Sicilia. Occorre che tutti coloro che dicono di aver a cuore il mondo dell’agricoltura — afferma Gabriel Battistelli, Direttore della Coldiretti di Viterbo - comprendano e si attivino seriamente e non solo a parole perché le difficoltà dei produttori di nocciole, la cui attività è quasi sempre localizzata in aree marginali, spesso montane e collinari, senza alternative colturali e spesso a rischio di dissesto idro-geologico e di abbandono, possano essere superate. Numerosi sono i problemi sollevati dai produttori di nocciole – continua Battistelli – in particolare l'aumento generalizzato dei costi di produzione, la sleale concorrenza dei Paesi terzi agevolati da minori costi, la riduzione dei prodotti fitosanitari disponibili per il trattamento dei noccioleti, che rendono sempre più difficile e oneroso il contrasto delle principali malattie (cimice e balanino), che ostacolano il rispetto degli standard di qualità richiesti dall'industria e dal mercato e determinano applicazioni di scarti e riduzioni di prezzo, la frammentazione dell'offerta, il debole potere contrattuale dei produttori e in alcuni casi la scarsa incisività nella commercializzazione delle nocciole. Tutto ciò favorisce la concorrenza dei Paesi terzi, che non hanno gli stessi vincoli sull'utilizzo degli agro farmaci, imposti nell'Unione europea". La Coldiretti denuncia anche l'inadeguatezza dei controlli fitosanitari sulle nocciole importate, aggravata dalla possibilità di sdoganare le merci presso le strutture degli operatori privati, che non dà adeguate garanzie di controllori pubblici efficaci ed indipendenti. “E’ anche necessario - precisa Leonardo Michelini, Presidente della Coldiretti di Viterbo - un forte impegno da parte di tutte le forze politiche ed economiche presso l’Unione Europea per impedire l’aumento dei limiti massimi di aflatossine sulla frutta in guscio importata. Le aflatossine sono prodotte da funghi che possono contaminare prodotti alimentari con effetti particolarmente gravi fino allo sviluppo di forme tumorali e di altre patologie che potrebbero mettere a serio rischio la salute dei consumatori. Di fronte all'aumento dei rischi sanitari occorre difendere le norme di commercializzazione per le nocciole fresche, prevedere l'indicazione obbligatoria dell'origine per tutti i prodotti trasformati, nocciole comprese, per una corretta informazione al consumatore, rendendo così possibile effettuare acquisti consapevoli ma anche interventi rapidi in caso i problemi per la salute con il ritiro dei prodotti contaminati dal mercato. Nell'immediato occorre sollecitare la Commissione Europea a valutare un regime di sostegno analogo a quello turco ad integrazione di quello attuale e attivare un osservatorio permanente sulle nocciole, per monitorare la situazione di mercato e il meccanismo di formazione dei prezzi onde evitare un "cartello" tra operatori commerciali a danno dei produttori. Indispensabile sarà anche – conclude Michelini – rafforzare i controlli qualitativi e fitosanitari alle frontiere, affinché le nocciole importate rispettino le stesse norme imposte dall'Unione Europea oltre ad esercitare una pressione politica sul Governo turco, per migliorare le condizioni dell'offerta sul mercato internazionale, cercando di contemperare gli interessi reciproci dei due principali Paesi produttori mondiali di nocciole”.


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