Siti Unesco: l’Italia sale a 53 e resta prima al mondo

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ROMA – Si è conclusa a Cracovia la 41esima sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale che ha assegnato all’Italia altri due Siti UNESCO portando così la somma di quelli in possesso del nostro Paese iscritti nella World Heritage List a 53 (era a 51) seguita sempre dalla Cina che passa a 52 (era a 50). I due Patrimoni Mondiali dell’Umanità assegnati all’Italia sono stati: “Le Antiche Faggete” e “le Opere di Difesa Veneziane” (nei due anni precedenti, per scelta diplomatica, l’Italia non ha presentato candidature). Per quanto concerne Cracovia città rinomata per la cultura (già per lungo tempo capitale della Polonia) va detto che il suo centro storico è stato, nel 1978, il primo centro abitato al mondo considerato Patrimonio dell’Umanità divenendo quindi, da quella data, Sito UNESCO (l’Italia il suo primo Sito l’ottenne nel 1979 con i petroglifi della Val Camonica). Sempre in ambito culturale è da ricordare che a Cracovia, nel Castello di Wawel, è custodito uno dei capolavori del nostro Leonardo da Vinci quell’ intrigantissima (un po’ tutti i dipinti leonardeschi in parte lo sono) Dama con l’ermellino che ha fatto e fa discutere molto i critici vuoi per l’attribuzione del personaggio, vuoi per le simbologie che reca, vuoi per la tecnica pittorica (in questo caso tutta più che mai raffinatissimamente leonardesca), vuoi per quanto svelato dai raggi x (dietro la spalla sinistra della dama era originariamente dipinta una finestra) vuoi per i tanti altri “segreti” (more solito) che il Genio universale di Vinci disseminò (probabilmente mentre pingeva con in volto il suo enigmatico sorriso) volutamente in questa sua (ennesima) stupenda opera. La bella Cracovia, tra l’altro è stata Capitale Europea della Cultura nel 2000 e nel 2013 ha ricevuto dall’UNESCO anche il riconoscimento di città della letteratura, prima città dell’Europa continentale a fregiarsi di questo titolo e nel 2014 è stata scelta come Città europea dello sport. Insomma un municipio con meno di 800mila abitanti che però merita in pieno i più di otto milioni di visitatori l’anno che la vanno a vedere. Insomma un’ ottima scelta quella della Commissione UNESCO di svolgere, in tutta serenità (l’altro anno in Turchia ad Istanbul non fu così e la Committee dovette addirittura sospendere i lavori per alcuni giorni) a Cracovia il suo importante operato. Per quanto concerne il Sito UNESCO “delle Antiche Faggete” (sito naturale) assegnato all’Italia va detto, (essendo transnazionale comprendendo anche le Foreste primordiali dei faggi dei Carpazi e di altre regioni d’Europa), che vede insieme dieci antiche faggete italiane (con alcuni alberi che hanno anche più di 500 anni) locate in vari ambiti boschivi sparsi fra la Toscana e la Calabria ( vi sono compresi anche quelli del Parco di Bracciano e Martignano) per una superficie di ben 2127 ettari. L’altro riconoscimento che abbiamo ottenuto (anche questo transnazionale in quanto presentato insieme alla Croazia ed il Montenegro) è quello di Sito UNESCO delle “Opere di difesa veneziane tra il XVI ed il XVII secolo: Stato di Terra – Stato di mare occidentale”(sito culturale). Si conferma, anche questa volta nei fatti, quello che è un “indirizzo” operativo che, seppur non scritto, la Commissione UNESCO si è dato da alcuni anni a questa parte, quello di concedere i suoi imprimatur possibilmente a macroaree spesso magari transnazionali (chissà quanto dovrà ancora attendere, purtroppo, visto che poi è candidata fin dal 2006, la meravigliosa Cappella degli Scrovegni ( per chi non lo sapesse è a Padova) detta anche dell’Arena o dell’Annunciata, capolavoro assoluto e pittoricamente “rivoluzionario “ di Giotto da Bondone). Chi scrive sa, a seguito di una esperienza ultradecennale in materia, che particolarmente ora con la nuova normativa UNESCO concernente il riconoscimento dei Patrimoni Mondiali dell’Umanità, non si ottengono due Siti senza fare un gran bel lavoro di squadra estremamente e strettamente sinergico fra il MiBACT (ministro Dario Franceschini e sottosegretario con delega all’UNESCO Ilaria Borletti Buitoni) la Commissione Italiana UNESCO (lgs. ora presidente dr. Franco Bernabè, antea prof. Giovanni Puglisi) e tutte le altre Istituzioni territoriali interessate ed i vari tecnici delegati all’uopo. Il Sito delle “Opere di difesa veneziane tra il XVI ed il XVII secolo: Stato di Terra-Stato di mare occidentale”raccoglie un’ insieme straordinario dei più rappresentativi sistemi difensivi alla moderna realizzati dalla Repubblica di Venezia, progettati dopo la scoperta della polvere da sparo e dislocati lungo lo Stato di Terra e lo Stato di Mare. Per decisione del Comitato del Patrimonio Mondiale, entrano a far parte di questo Sito UNESCO le opere di difesa presenti a Bergamo ( 11° Sito per la regione Lombardia che è la prima in Italia in questo possesso), Palmanova e Peschiera del Garda per l’Italia, Zara e Sebenico per la Croazia e Cattaro per il Montenegro. Questo il commento del ministro Franceschini: “Un importante risultato che conferma il forte e pluriennale impegno dell’Italia nell’attuazione della Convenzione del Patrimonio Mondiale Unesco. Un’opera preziosa che consente al nostro Paese di mantenere il primato del numero di Siti iscritti alla Lista e di esercitare un notevole ruolo nella diplomazia culturale nel contesto internazionale. Da registrare in proposito quanto detto anche dal nostro ministro degli Esteri Alfano: “L’Italia si conferma il Paese con il maggior numero di Siti UNESCO al mondo, ben 53: un’autentica superpotenza di cultura e bellezza”. Dietro l’Italia, come suddetto, si attesta sempre la Cina che ha ottenuto i suoi riconoscimento con “Isola di Kulangsu per le sue influenze stilistiche, sintesi dello stile modernista del primo Novecento e dell’arte déco” e l’interessantissimo Sito geografico di “Hoh Xil del Qinghai”, l’L’Hoh Xil (in mongolo “montagne blu”,oppure Aqênganggyai, – Signore delle Diecimila Montagne) fa parte dell’altipiano tibetano ed è l’area in assoluto meno popolata della Cina (che è tutto dire) nonché la terza area meno popolata del mondo; mentre la provincia del Qinghai ( dalla quale nascono tre giganti di fiumi : il MeKong, lo Huang He ( Fiume Giallo) e lo Yangtze – nell’ordine citato lunghi da oltre 4.000 fino ad oltre 6.000 km.) prende il nome dall’omonimo lago (che i mongoli chiamano Koko Nor che significa “mare verde”) il quale è il più esteso di tutta la Cina. Altre attestazioni di Siti Patrimonio Mondiale dell’Umanità sono stati: “La città di Asmara in Eritrea. Ex avamposto militare per il potere coloniale italiano ed esempio dell’urbanismo dei primi anni del ventesimo secolo”. “Mbanza Kongo, in Angola la cui area storica è sorta tra il quattordicesimo e il diciannovesimo secolo intorno al palazzo dell’ex Regno del Congo”. “Il paesaggio culturale Khomani” con il suo Parco Nazionale in Sud Africa al confine con il Botswana e la Namibia. “Il tempio cambogiano di Sambor Prei Kuk”, “l’isola giapponese di Okinoshima”, “ la città iraniana di Yazd” e “la città indiana di Ahmadabad”. Comunque non è che per certi versi (molto di politica internazionale) la 41esima sessione del Comitato del Patrimonio Mondiale sia filata completamente liscia, considerando quante polemiche, e non sopite tensioni, si sono sviluppate per l’attestazione di Sito UNESCO alla “Tomba dei Patriarchi” che è stata assegnata allo stato di Palestina. Tensioni però già montate ben prima della riunione della Commissione, addirittura da quando furono annunciate e presentate le ipotesi delle varie candidature.

Arnaldo Gioacchini – Membro del Comitato Tecnico Scientifico dell’Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale UNESCO

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