L’Italia e le sue Riserve della Biosfera UNESCO

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L’Italia oltre ad essere la prima al mondo nel possesso dei Siti UNESCO Patrimonio Mondiale dell’Umanità iscritti nella World Heritage List con 53 (su 1073 totali) di essi fra culturali ed ambientali ed in posizione di assoluta preminenza (sempre tutto vaticinato UNESCO) sia nella Lista del Patrimonio Immateriale che in quella delle Memorie del Mondo, vanta anche ben 15 Riconoscimenti da parte della suddetta importante Agenzia dell’ONU nell’ambito delle Riserve della Biosfera.

Ciò nonostante la notevole antropizzazione della nostra Penisola, la sua particolare geomorfologia e la sua contenuta estensione territoriale; tre elementi questi che, diciamolo pure, certo non facilitano e non hanno facilitato queste delicate scelte effettuate dall’UNESCO. Va anche rilevato che se sia i Siti, che il Patrimonio Immateriale, che le Memorie del Mondo (nell’ordine della conoscenza) sono già poco noti al grande pubblico, pur essendo riconoscimenti internazionali di estremo prestigio, per quanto concerne le Riserve della Biosfera la loro esistenza, nonostante vadano a toccare direttamente la vita delle persone sia al presente che ancor più al futuro considerando l’evoluzione sempre più industriale in atto nel nostro pianeta, esse risultano praticamente sconosciute ai più. E ciò non è che sia proprio un elemento positivo in quanto queste fondamentali Realtà, molto importanti per la vita umana, andrebbero, possibilmente, sempre maggiormente implementate in ogni Paese. Cosa questa possibile solo attraverso una fondamentale maggiore estensione cognitiva e, tramite essa, una migliore presa di coscienza in materia, per cui riteniamo che, anche nel nostro infinitesimale informare, sia abbastanza doveroso parlarne più nel dettaglio.

Il Programma intergovernativo MAB (Man and the Biosphere – l’Uomo e la Biosfera) fu lanciato dall’UNESCO 47 anni fa nel 1971 con l’intento di sostenere un equilibrato rapporto fra l’uomo e l’ambiente tramite la tutela della biodiversità e delle buone pratiche di Sviluppo Sostenibile. Il succitato MAB prevede, al suo interno, la creazione delle Riserve della Biosfera comprendenti interi ecosistemi terrestri, marini e costieri e, ove possibile, la combinazione di tutti questi elementi. Tutto ciò passa attraverso una fondamentale cooperazione scientifica (con quello che ne discende planetariamente) ed un forte coinvolgimento delle comunità locali al fine di ottenere quelle “buone pratiche”, fondamentali per un vero sviluppo sostenibile, ma ottenibili solo con una valida interazione fra il sistema sociale e quello ecologico.

In quest’ambito, ovviamente, rientrano la gestione degli ecosistemi sia naturali che urbani e la necessaria istituzione di parchi, di riserve e di aree naturali protette. Lasciando da parte gli aspetti tecnici va detto che tutte le Riserve della Biosfera, pur appartenendo ai loro rispettivi Paesi, fanno parte della Rete Mondiale delle Riserve della Biosfera. Attualmente le Riserve della Biosfera UNESCO sono 669 distribuite in 120 Nazioni e l’Italia, come suddetto, ne possiede 15 cosa questa che gli consente di inserirsi all’ottavo posto della “classifica” mondiale.

Queste sono, senza entrare nel dettaglio (ognuna, per una esaustiva descrizione, varrebbe più pagine) le Riserve della Biosfera italiane: Collemeluccio – Montedimezzo (Molise), che insieme a quella del Circeo – la quale comprende anche l’isola di Zannone – (Lazio) è la più “vecchia” vantando l’investitura fin dal 1977; Riserva di Miramare (Friuli Venezia Giulia); Parco Nazionale del Cilento e del Vallo di Diano (Campania); Somma-Vesuvio e Miglio d’Oro (Campania); Valle del Ticino (Piemonte/Lombardia); Arcipelago delle Isole Toscane (Toscana); Selve costiere di Toscana (Toscana); Monviso (Piemonte); Parco Nazionale della Sila (Calabria); Appennino Tosco-Emiliano (Toscana/Emilia-Romagna); Alpi Ledresi e Judicaria (Trentino Alto Adige); Tepilora, Rio Posada e Montalbo l’ultima ad essere riconosciuta nel 2017 (Sardegna); Parco del Delta del Po (Emilia-Romagna / Veneto); Collina Po (Piemonte).

Attualmente quindi sono dodici le regioni italiane che si avvalgono delle Riserve della Biosfera UNESCO, si tratta di un buon numero che potrebbe essere ulteriormente aumentato in quanto, negli ultimi anni, la sensibilità ambientale nazionale si è molto accresciuta per cui è possibile, nell’immediato futuro, che altre realtà italiane riescano a raggiungere i cogenti parametri UNESCO necessari a presentare le istanze finalizzate all’esame delle candidature a nuove Riserve della Biosfera.

 

Arnaldo Gioacchini – Membro del Comitato Tecnico Scientifico dell’Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale UNESCO

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