HIV, ancora poca percezione del rischio in Italia

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Una percezione del rischio HIV ancora molto confusa in tutte le fasce d’età, una conoscenza delle vie di trasmissione e delle regole del sesso sicuro incerta e condizionata da forti elementi emotivi e morali, una scarsa propensione a ricorrere al test presso i servizi pubblici e un mancato uso del profilattico, che tra i giovanissimi, può superare il 50%: sono alcuni degli scenari che emergono da “LILAReport 2018, l’HIV/AIDS in Italia”, un’analisi dei problemi posti dalle migliaia di persone con cui entriamo in contatto ogni anno e che pubblichiamo in occasione della Giornata mondiale di lotta all’AIDS del primo dicembre. Dal rapporto anche l’allarme per il forte stigma e per le discriminazioni che ancora opprimono le persone con HIV.

Qui tutti i dati del LILAReport 2018.

Si tratta di un rapporto che, pur non avendo valore statistico, può però fornire uno spaccato approfondito delle esigenze, delle paure e dei pregiudizi che continuano a caratterizzare il tema HIV/AIDS in Italia. Frutto del lavoro quotidiano delle nostre sedi e dei nostri volontari, il rapporto è basato su ambiti d’intervento e di servizio per noi fondamentali quali: le attività di HelpLine per la prevenzione, l’informazione e il supporto, i servizi di test rapidi per l’HIV e le nostre attività di prevenzione nelle scuole, esemplificate dal progetto EducAIDS di LILA Cagliari, che viene presentato il 30 novembre nel capoluogo sardo. A questi settori aggiungiamo quest’anno anche una lettura ulteriore, fornita dai dati sugli accessi al nostro sito e dei temi più discussi nel nostro forum LilaChat. “Il quadro che emerge dal nostro LILAReport conferma il pericoloso stallo in cui versano le politiche di contrasto all’HIV nel nostro paese – dice Massimo Oldrini, Presidente nazionale LILA – oltre un anno fa è stato approvato un Piano Nazionale AIDS coraggioso che prevede lo sviluppo integrato di tutte le strategie di prevenzione oggi disponibili: dalla promozione di condom e femidom, a percorsi di prevenzione nelle scuole su affettività e salute sessuale, all’implementazione della TasP (Treatment as Prevention), alla sperimentazione della PrEP, la profilassi Pre-Esposizione”.

Previste dal PNAIDS anche specifiche azioni rivolte alle popolazioni più vulnerabili (a partire dalla riduzione del danno) e interventi per agevolare l’accesso al Test, tuttora gravato nei servizi pubblici da troppe barriere. Tuttavia, finora il PNAIDS è rimasto lettera morta: “La non applicazione del PNAIDS è un fatto gravissimo, con pesanti ripercussioni sia sulla salute individuale sia sulla salute pubblica – prosegue Massimo Oldrini – alcuni paesi europei stanno ottenendo importanti risultati nel contenimento dell’HIV mettendo in atto proprio le strategie previste dal PNAIDS, e qui si sta ancora discutendo su questioni ormai superate dalle evidenze scientifiche. Non si pensa che ogni persona che si infetta dovrà essere curata e convivere per tutta la vita con l’HIV e non si pensa nemmeno al SSN, visto che ogni nuova infezione costerà 500.000,00 euro”.

A fronte di questo stallo resta in campo la società civile. Per tutta la settimana a cavallo della WAD (World AIDS Day), attraverso nove sedi, sarà rafforzata l’offerta di test rapidi per HIV e HCV (epatite C), anonimi e gratuiti. “Conosci il tuo stato” è, infatti, il tema scelto quest’anno da UNAIDS per celebrare la giornata mondiale di lotta all’AIDS, una scelta volta a sottolineare l’importanza di favorire il ricorso al test.

Sapere se si abbia o no l’HIV è fondamentale per accedere tempestivamente ai trattamenti ART (Antiretrovirali), che preservano salute e qualità della vita. Grazie alla soppressione virologica dovuta alle terapie, le persone con HIV, inoltre, non trasmettono il virus (TasP): il trattamento ART diventa così anche un fattore importantissimo di prevenzione generale perché interrompe la catena dell’infezione. In Italia la percentuale di persone in trattamento ART che raggiunge la soppressione virale, e dunque uno stato di non-trasmissibilità, è molto alta: tra l’85% ed il 95%.

Uno dei principali fattori di trasmissione resta, invece, il fenomeno del sommerso: ossia di quelle persone che non si percepiscono a rischio o che, temendo stigma e pregiudizi, non fanno il test, non sanno di aver contratto l’HIV, non si curano e possono dunque, inconsapevolmente, trasmettere il virus ad altri/e. In Italia si stima che almeno una persona con HIV su quattro non sappia di aver contratto l’infezione. Il numero di quanti accedono al test in una fase molto avanzata dell’infezione o, addirittura, in fase di AIDS, resta, inoltre, troppo alto e, secondo gli ultimissimi dati diffusi dal Ministero della Salute, sarebbe addirittura in rialzo, sia pure di poco. Le diagnosi tardive rappresentavano nel 2016 il 55,6% di tutte le nuove diagnosi, mentre nel 2017 questa quota sale al 55,8%. Ben il 32% di tutti i nuovi diagnosticati ha eseguito il test solo dopo la manifestazione di sintomi HIV-correlati, una percentuale in rialzo rispetto al 30,7% del 2016.

Ma in occasione di questo primo dicembre 2018 la LILA, Lega Italiana per la lotta contro l’AIDS, sarà come sempre in campo nelle piazze e nei luoghi d’incontro di tante città italiane per sensibilizzare anche sui temi della prevenzione e della solidarietà. Previsti eventi musicali e artistici rivolti a più giovani, punti informativi nelle piazze, affissioni di manifesti, distribuzione di depliant, manifestazioni, incontri di formazione con il mondo del lavoro e della scuola, offerta di condom, proiezioni di film e video.

Ad affiancarla anche quest’anno, ContestaRockHair con #AIDSISNOTDEAD, iniziativa di sensibilizzazione all’uso del profilattico lanciata ogni anno in tutti i saloni del brand. “Mettici la faccia” è l’invito che viene promosso dai volti di questa campagna fotografica e social che coinvolge protagonisti d’eccezione della scena artistica e musicale. Per tutte le informazioni.

Grazie anche a Coop Italia che ha sostenuto l’acquisto dei test rapidi salivari HIV e per la donazione di 30.000 profilattici “Falloprotetto!”

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