Gli italiani spendono di più nella cultura

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ROMA – E’ innegabile che il settore della cultura, dopo anni di immobilismo, sia tornato al centro del dibattito e dell’iniziativa di governo. Molti meccanismi che apparivano irrimediabilmente bloccati sono stati rimessi in moto e la cultura sembra finalmente avviata a ricoprire un ruolo centrale nelle politiche per lo sviluppo del Paese. Si delineano nuovi scenari che suscitano, al tempo stesso, aspettative ed opposizioni. Proprio in questo contesto in movimento è necessario un contributo di analisi che evidenzi criticità e opportunità dei percorsi di riforma in atto, indirizzando il dibattito verso una nuova definizione di bene culturale che, fondandosi sul cardine dell’interesse pubblico e sulla partecipazione dei cittadini, superi rigidità ormai appartenenti al passato. Il 12° Rapporto Annuale Federculture interviene nel dibattito fornendo una fotografia ampia e dettagliata delle dinamiche in atto nel settore culturale, attraverso contributi autorevoli ed attuali ed un aggiornato apparato statistico. Il Rapporto è stato presentato il 19 u.s. presso l’Auditorium della Fondazione Maxxi alla presenza del Ministro dei Beni delle Attività Culturali e del Turismo Dario Franceschini. Quest’anno il titolo del rapporto è stato: “Impresa Cultura Creatività Partecipazione Competitività” ed ha fornito, come di consueto, una puntuale analisi delle dinamiche relative al settore culturale in Italia restituendo una fotografia dettagliata della cultura nel nostro Paese. Entrando più nello specifico si legge che nel 2015 i cittadini italiani, come dato di base, hanno aumentato comunque il loro impegno economico nei confronti della cultura. Infatti le famiglie l’anno scorso hanno speso 67,8 miliardi di euro facendo aumentare la spesa complessiva nazionale del +4%, con una spesa media per nucleo f. di 126,41 euro. Da rilevare come attualmente in tutto il comparto culturale lavorino un milione e 190 mila persone che corrispondono al 5,3% di tutti gli occupati del nostro Paese. Le interessanti ( e confortanti) notizie in merito, vanno esaminate anche e soprattutto in considerazione che l’ensemble di tutti gli ambiti culturali rappresenta da noi la prima “industria” italiana. Questi i dati dell’ aumento: Musei e mostre (+7%), teatro (+4%), concerti (+6%). Mentre la regione ove si spende di più in proposito è il Trentino Alto Adige. Sono invece 11 milioni (il 18,5%) gli italiani che non si impegnano nella “spesa cultura”. Nella crescita del turismo culturale il 60% è costituito da stranieri con una percentualizzazione del +7% negli arrivi ed un +5% nelle presenze. Rispetto all’ultimo periodo di crisi (2012-2013) dello specifico settore ( e non solo) vi è da registrare un +6%. A monte di tutto questo vanno sicuramente segnalate in primis le forti iniziative messe in campo dal MiBACT ( non in maniera sporadicamente occasionale ma bensì in modo sistematico e definitivo) che hanno trovato tutte un riscontro numerico più che importante ed il sempre maggiore coinvolgimento dei privati insieme (o separatamente) alle istituzioni pubbliche. Fra l’altro vi è anche da dire come la nuova politica culturale (voluta fortemente dal ministro Dario Franceschini) consenta pure ai piccoli centri di essere inseriti in percorsi turistico – culturali virtuosi visto che importanti beni di loro provenienza sono stati restituiti definitivamente per essere mostrati in loco. Un esempio per tutti quello di Cerveteri, dove nel bel Museo Archeologico possono essere ammirati, ormai stabilmente in quanto ivi inventariati, due capolavori attici assoluti nella Kylix e nel Cratere di Eufronio (entrambi famosi in tutto il mondo), con una ascesa di presenze rilevantissima legata proprio alla possibilità di poter ammirare in qualsiasi momento dell’anno questi straordinari e preziosi reperti archeologici. Kylix e Cratere che hanno dato l’impulso a migliorare ulteriormente la qualità e l’allestimento espositivo museale.

Arnaldo Gioacchini

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