Azienda perde 500 mila euro e denuncia la banca

0
232

Lo strumento dei derivati in campo azionaria ha mandato in rovina più di un risparmiatore. Più che un contratto il derivato somiglia più a un costoso biglietto della lotteria o a una puntata sul rosso o il nero in un tavolo verde della roulette. Pochi incassano, altri ci lasciano la camicia. C’è chi perde e batte in ritirata e chi invece cerca la rivincita attraverso le vie giudiziarie. E’ questo il caso dell’azienda di Galatina in provincia di Lecce, la Pierre Srl, impegnata in attività di ricerca e sviluppo per la produzione di antiossidanti naturali privi di solventi chimici, che ha presentato ricorso contro uno dei primari istituto di crediti italiani. Così l’azienda denuncia in procura per gli elevati tassi di interesse applicati sui rapporti, il direttore generale ed alcuni funzionari dell’ istituto di credito ai quali la società da anni si rivolgeva con fiducia. Il pubblico ministero riconosce che i tassi sono usurai, e li rinvia a giudizio anche per estorsione. La banca aveva convinto l’amministratore della società a sottoscrivere un’assicurazione che in realtà si è rivelata essere un contratto di “interest rate swap” che, a detta dei promotori, avrebbe consentito alla ditta di gestire l’impatto dell’andamento dei tassi di mercato sugli oneri finanziari derivanti dalle proprie posizioni debitore. In realtà, come avrebbe appreso il cliente a proprie spese, si trattava di un’operazione finanziaria estremamente rischiosa che peggiorava però ulteriormente la situazione finanziaria dell’azienda, tanto che l’esposizione ammonta a circa 500 mila euro, cui devono esserne aggiunti altrettanti, fra importi già versati e commissioni occulte percepite dalla banca. Tutto questo fino a quando l’azienda si è rivolta al Tribunale di Lecce per essere tutelata. Intanto l’azienda rimasta senza liquidità, non ha potuto far fronte ai pagamenti. Quindi a causa della burocrazia e dei tempi inaccettabili della giustizia, l’azienda è colpita anche da un procedimento esecutivo ai suoi danni per morosità nei confronti dell’istituto di credito che la società stessa individua come suoi usurai. Ora a novembre sarà messo in vendita all’asta l’immobile sede dell’azienda e se il bene dovesse essere acquistato, l’ammontare della vendita verrebbe incassato dalla banca e l’azienda si ritroverebbe senza una sede fisica. Un’azienda innovativa che nel corso degli ultimi 10 anni ha effettuato notevoli investimenti in ricerca, nel settore delle biotecnologie, per la messa a punto di procedimenti di estrazione di antiossidanti naturali con una tecnologia innovativa, che fa uso di anidride carbonica (CO2) in condizioni sub o supercritiche al posto dei tradizionali solventi chimici tossico-nocivi. Inoltre le attività di ricerca sono state effettuate in collaborazione con importanti partner pubblici, quali l’Università del Salento ed il CNR ISPA (istituti di Lecce e Bari). La tecnologia sviluppata consente l’estrazione di principi attivi da matrici solide o liquide ed il frazionamento degli estratti in diverse frazioni. Dal 2007 la Società è impegnata nella industrializzazione dei risultati ottenuti dalla ricerca ed in particolare nello sviluppo del progetto del licopene biologico. Il licopene biologico trova immediata ed importante applicazione per la preparazione di integratori alimentari utili per la riduzione del rischio cardiovascolare, dell’osteoporosi e di alcune forme di tumore. Assieme ai suoi partners, pubblici e privati, la Società prosegue nel suo impegno in attività di ricerca per la messa a punto di prodotti e di protocolli terapeutici per il trattamento di gravi patologie, quali quelle cardiovascolari. Altre importanti applicazioni del licopene biologico riguardano il settore oftalmico e quello cosmetico. Ci si chiede come sia possibile in un territorio così flagellato dalla crisi e con un tasso di disoccupazione tra i più alti d’Italia, fare morire nell’indifferenza un’azienda innovativa che da lavoro a molte decine di persone ed è un vanto per la provincia di Lecce? Per tale ragione, Giovanni D’Agata, presidente dello “Sportello dei Diritti”, si rivolge al Ministro dell’Interno e al Ministro della Giustizia, chiedendo se, “dato che è stato messo in vendita all’asta il bene della presunta vittima in concomitanza con un procedimento per usura nei confronti dei funzionari della banca, invece non sia necessario predisporre un concreto meccanismo che consenta la sospensione delle procedure esecutive per i casi di usura in cui i presunti usurai ricorrano esecutivamente alla riscossione dei crediti”.

SHARE

NO COMMENTS

LEAVE A REPLY