Appena 70 anni di diritto di voto

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Dopo, una lunga attesa costellata di illusioni e false promesse il 1945 segna il passo degli eventi: alle italiane è riconosciuto il diritto di voto.

Due sono le date fondamentali che decretano l’emancipazione delle donne come cittadine: il 1° febbraio 1945 e il 2 giugno 1946.
Date che avranno poco eco nella stampa e passarono quasi inosservate.
Ancora una volta da più parti sono messi in atto i tentativi di far passare il diritto di voto alle donne come indispensabile allo sviluppo democratico, senza dare il giusto valore alla nuova cittadinanza femminile.
L’acquisizione del voto fu per quasi un secolo l’obiettivo di lotta prima delle suffragette poi dei movimenti emancipazionisti, e di tutte le italiane che resistettero alla miseria della guerra e parteciparono attivamente alla Resistenza e alla ricostruzione. Ottenimento di un diritto negato da sempre, non una elargizione dall’alto.
Il 1° febbraio 1945, il secondo governo Bonomi vota all’unanimità dei partiti di governo, il decreto legislativo luogotenenziale n. 23, estendendo il diritto di voto alle donne. Le donne comunque potevano votare i candidati prescelti ma non potevano essere ne candidate né elette. Un’assenza che non poteva essere intesa semplicemente come dimenticanza o un’approssimazione, appare piuttosto essere “una spia del fatto che il principio dell’eleggibilità delle donne suscitava perplessità e ostacoli”.
Dovette trascorrere poco più di un anno prima che le donne  venissero accontentate e potessero godere dell’eleggibilità che veniva conferita alle italiane di almeno 25 anni dal decreto n. 74 datato 10 marzo 1946: da questa data in poi le donne potevano considerarsi cittadine con pieni diritti.

In data 2 giugno 1946, il Corriere della Sera pubblicava tra gli altri un articolo intitolato “Senza rossetto nella cabina elettorale” con il quale invitava le donne a presentarsi presso il seggio senza rossetto alle labbra. La motivazione è così spiegata: “Siccome la scheda deve essere incollata e non deve avere alcun segno di riconoscimento, le donne nell’umettare con le labbra il lembo da incollare potrebbero, senza volerlo, lasciarvi un po’ di rossetto e in questo caso rendere nullo il loro voto. Dunque, il rossetto lo si porti con sé, per ravvivare le labbra fuori dal seggio.”
Cronistoria del suffragio femminile a livello mondiale

1791 – A Parigi Olympe Des Gouges pubblica la Declaration des droits de la femme et de la citoyenne.

1792 – Esce a Londra la Vindication of rights of Women di Mary Wollstonecraft: vi si sostiene che l’emancipazione totale dell’umanità non è possibile se non con l’e ducazione integrale e l’emancipazione della donna. Sarà, in pratica, il manifesto del femminismo ottocentesco. Esce a Berlino Von der burgerlichen Verbesserung von Weiberdi di Teodora Gottieb von Hippel: rivendica per le donne gli stessi diritti dell’uomo dal punto di vista economico, civile e politico, e si aspetta da questa riforma “una trasformazione totale e felice della società”.

1832 – In Inghilterra, viene votata la prima legge di riforma elettorale (Reform Bill), che indicando le persone che hanno diritto al voto, sostituisce la parola man (uomo) con la parola male person (individuo di sesso maschile) escludendo così per la prima volta esplicitamente le donne.

1848 – Si riunisce a Seneca Falls, stato di New York negli Stati Uniti, la prima convenzione sui diritti delle donne, che chiedono il voto, per iniziativa di Elisabeth Cady Stanton e di Lucretia Mott. Seguiranno quella di Rochester e, l’anno successivo, quella di Salem.

1867 – In Inghilterra, John Stuart Mill presenta un emendamento, a favore del voto alle donne, che propone di sostituire nel Reform Bill man con person: ottiene 3 voti a favore e 196 contrari

1868-1870 – In Inghilterra, una sentenza della Common Court Pleas stabilisce che il termine “man” va applicato anche alle donne quando si parla di tasse, ma non quando si parla di diritto di voto. A Londra, Birmingham, Bristol, Edinburgh nascono le prime Societes for Woman’s Suffrage. Negli USA viene approvato il 14° emendamento alla Costituzione che, estendendo anche ai neri i diritti civili, introduce la parola male. Le donne, quindi rimangono escluse: esse vengono però ammesse al voto nel Wyoming, stato americano spopolato, e nello Utah i cui abitanti, mormoni, intendono difendere il loro sistema poligamico.

1884 – Alla Camera dei Comuni inglese i liberali di Gladstone bocciano l’emendamento Woodwall che propone il voto alle donne nubili e alle vedove. Per il movimento suffragista è una delusione cocente e anche un inizio di crisi.

1890 – Negli Usa nasce la National American Suffrage Association (nawsa), di cui furono presidenti prima Elizabeth Cady Stanton, poi Susan Anthony.

1893 – Viene concesso il diritto di voto alle donne europee in Nuova Zelanda, colonia inglese.

1897 – In Inghilterra, le associazioni suffragiste si riorganizzano nella National Union of Women’s Suffrage (nuwss).

1902 – Viene concesso il diritto di voto alle donne in Australia.

1906 – Viene concesso il diritto di voto alle donne in Finlandia.

1911 -Negli USA, il voto alle donne vince per referendum in California. Sono sei gli stati dell’Ovest che l’hanno approvato: ad essi si aggiungeranno, un anno dopo, anche l’Arizona, il Kansas e l’Oregon.

1912 – Il Conciliation Bill, predisposto già da un anno, viene bocciato alla Camera dei Comuni inglese per 14 voti (determinante l’improvviso no dei nazionalisti irlandesi).

1913 – Viene concesso il diritto di voto alle donne in Norvegia.

1915 – I parlamenti della Danimarca e dell’Islanda votano il diritto di voto alle donne.

1917 – In Russia, con la rivoluzione di febbraio, il governo Kerensky concede il diritto di voto alle donne. Negli USA, il Women’s Party organizza picchetti davanti alla Casa Bianca chiedendo il voto subito. Molte donne vengono arrestate e condannate.

1918 – Il parlamento del Canada vota il suffragio femminile. In Inghilterra, il 6 febbraio, il Representation of the People Act dà il diritto di voto alle donne che abbiano compiuto i trent’anni. In novembre, si approva l’eleggibilità delle donne ai Comuni. In dicembre, il primo voto: su 17 candidate, l’unica eletta è la contessa Markiewicz, militante del Sin Fein, in quel momento in carcere. Non accetterà l’elezione, perché gli irlandesi non riconoscono il parlamento inglese.
Negli USA, la Camera approva il 10 gennaio il suffragio femminile, con la maggioranza dei due terzi necessaria agli emendamenti costituzionali. Ma il 30 settembre, per soli due voti, il Senato respinge l’emendamento. Nella gran parte degli USA, il voto alle donne è stato ormai ottenuto, tramite referendum.

1919 – I parlamenti di Austria, Germania, Olanda, Polonia, Lussemburgo, votano il diritto di voto alle donne. In Belgio il voto è concesso alle donne con alcune limitazioni
In Italia, il Parlamento approva la legge sulla capacità giuridica della donna, abolendo l’autorizzazione maritale e riconoscendo il libero esercizio di tutte le professioni, tranne la magistratura, la diplomazia e la giurisdizione militare. La Camera, alcuni mesi dopo, approva la proposta di legge di estendere il voto politico e amministrativo alle donne: la legge non riuscì ad essere approvata dal Senato per i fatti di Fiume ed il conseguente scioglimento delle Camere.
In Kenya, viene riconosciuto il diritto di voto solo per le donne europee. Verrà ampliato alle donne e agli uomini africani nel 1956, anche se legandolo al livello di istruzione e di povertà, e diventerà universale solo nel 1963.

1920 – Il 3-4 giugno, negli USA il Senato approva finalmente il 19° emendamento , ma la ratifica da parte degli Stati Federali è faticosa, anche da parte di quelli che avevano già dato il voto alle donne. La Corte Suprema dichiara illegali i referendum abrogativi che si stavano preparando; finalmente, il 26 agosto, con la ratifica del 19° emendamento, 26 milioni di donne americane ottengono il voto alle stesse condizioni degli uomini. Nello stesso anno anche le donne della Cecoslovacchia ottengono il diritto di voto.

1921 – in Svezia il parlamento concede il diritto di voto alle donne .

1922 – La Birmania è il primo paese asiatico ad estendere il suffragio alle donne.

1925 – In Italia, con l’avvento del fascismo, la Gazzetta Ufficiale del 9 dicembre, pubblica la legge “Sull’ammissione delle donne all’elettorato amministrativo”, ma nel febbraio 1926 le elezioni amministrative vennero abolite.

1928 – In Inghilterra e in Irlanda, le donne ottengono il diritto di voto alle stesse condizioni degli uomini.
L’Ecuador è il primo paese dell’America Latina a riconoscere il diritto di voto alle donne.

1930 – In Sudafrica, viene concesso il diritto di voto solo alle donne bianche, mentre continuerà la discriminazione razziale nei confronti della popolazione nera.

1931- 1939 – Le donne ottengono il diritto di voto, anche a condizioni e con limitazioni differenti da paese a paese, a Ceylon, Cuba, in Costarica, Pakistan, Turchia, Uruguay, Spagna, Portogallo, Bolivia e Thailandia.
Nelle Filippine, dove l’uguaglianza tra i sessi era una realtà prima della conquista spagnola, le donne ottengono il diritto al voto: la lotta per l’emancipazione ed il suffragio era iniziata il secolo scorso ed si era collegata alla lotta per l’indipendenza nazionale.

1940-1944 – Viene concesso il diritto di voto universale a Panama, nella Repubblica Dominicana e in Mongolia.

1945 – In Italia, il diritto di voto alle donne viene concesso il 1° febbraio. Nello stesso anno, anche il Giappone, la Jugoslavia e, con alcune limitazioni il Guatemala, concedono il suffragio.

1946 – Terminato il secondo conflitto mondiale viene riconosciuto il suffragio universale alle donne in Francia, Brasile, El Salvador, Romania e Albania.

1947 – Viene concesso il diritto di voto alle donne in Argentina, Bulgaria, Venezuela.

1948 – Viene concesso il voto alle donne in Corea ed Israele. In Belgio il diritto di voto viene esteso a tutta la popolazione femminile.

1949 – Il suffragio femminile arriva in Indonesia, Grecia, Cile e Siria; in quest’ultimo stato, però, il diritto di voto sarà riservato fino al 1953 alle donne con un’educazione almeno primaria. In Cina le donne protagoniste importanti dell Lunga marcia ottengono il diritto di voto e un sistema elettorale che garantisce la loro presenza in parlamento con percentuali superiori al 20%.

1950 – Viene concesso il voto alle donne in Nicaragua e in India, uno dei pochi paesi asiatici dove le donne hanno raggiunto la massima carica esecutiva con Indira Gandhi.

1952 – Le donne ottengono il diritto di voto in Libano.

1953 – In Messico il suffragio universale era stato concesso quarant’anni prima con la rivoluzione, ma solo nel ‘53 le donne vengono chiamate a esercitare il loro diritto di cittadine.

1954 – Il diritto di voto viene concesso alle donne della Colombia.

1955 – È la volta dell’Honduras, Perù e Giordania (in quest’ultimo stato, solo per le donne con titolo di studio, per le altre bisognerà attendere fino al 1974).

1956 – L’Egitto riconosce il diritto di voto alle donne che verrà esercitato solo dopo il 1964, anno in cui viene recepito dalla Costituzione.

1959 – Viene concesso il diritto di voto alle donne in Tunisia e nella Repubblica di San Marino.

1962 – In Algeria, le donne votano alla fine della Guerra di Liberazione, ma nel 1990 una riforma elettorale permette ai capifamiglia uomini di votare per tutte le donne di casa (fino a sei). La legge è stata poi modificata a seguito delle proteste delle donne.

1965 – In Afghanistan le donne ottengono il diritto di voto e 4 di esse vengono elette al Parlamento; attualmente, nella parte del paese occupato dai Talebani (80% del territorio) sono stati soppressi, per l’intera popolazione, tutti i diritti civili e politici.

1967 – Viene concesso il diritto di voto alle donne nello Yemen del Sud

1970 – Lo Yemen del Nord concede il dirito di voto alle donne. la Confederazione Elvetica propone di estendere il suffragio alle donne. Tale diritto viene approvato grazie a un referendum (al quale paretcipano, ovviamente, solo gli uomini).

1980 – In Iraq le donne possono finalmente esercitare il loro diritto che era stato proclamato nel 1958, ma mai attuato.

1984 – Il diritto di voto viene riconosciute alle donne del Liechtenstein, mentre il Sud-Africa estende il suffragio ai cittadini coloured e indians.

1994 – In Sud-Africa, arriva finalmente, con il diritto di voto ai blacks, il suffragio universale.

1999 – Il 16 maggio, l’Emiro del Kuwait riconosce l’importanza e la responsabilità delle donne nella società e concede loro il diritto di voto, sempre che il Parlamento approvi, a partire dal 2003

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