La Marcia delle donne e degli uomini scalzi

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CIVITAVECCHIA – La tragedia di un intero continente e dei suoi popoli si sta riversando ai confini di quasi tutti i Paesi europei. Le guerre e la povertà costringono uomini, donne e bambini a tentare la fuga verso terre che potrebbero dare loro un futuro migliore. L’arrivo sulle nostre coste è costellato da pesanti tragedie e il prezzo delle vite umane è altissimo. Le cronache di tutti i giorni sono piene di notizie di morti affogati nel Mediterraneo che si sta trasformando in una tomba a cielo aperto. E’ per dire finalmente basta a tutto questo che ieri pomeriggio tante persone si sono date appuntamento alle ore 18:00 in largo Monsignor D’Ardia per dare vita ad una manifestazione di solidarietà ai migranti, alle persone di tutte le provenienze che fuggono dalle guerre, la fame, la povertà, le sopraffazioni, alla ricerca di un futuro migliore. La manifestazione si è rivelata un vero successo a dimostrazione che il tam tam dei social, al giorno d’oggi, si dimostra uno strumento di comunicazione efficace, in grado di entrare capillarmente nella vita di ciascuno. Ma più potente dei social è stata, al di sopra di ogni cosa, la grande sensibilità di cui i civitavecchiesi hanno dato prova, sfilando nelle vie del centro, taluni anche a piedi scalzi. Una manifestazione che, per il suo significato e le sue caratteristiche, ha preso le mosse da Venezia e piano piano si sta propagando anche in altre città, grazie all’adesione di tanti uomini e donne che vogliono far sentire la propria voce in tema di migrazione, in un momento storico così drammatico per il presente e il futuro dell’umanità.
Lodevole l’iniziativa di due professoresse, ormai in pensione, Emilia Iacoponi e Anna Luisa Contu che hanno lanciato e organizzato anche a Civitavecchia questa marcia. “E’ arrivato il momento di decidere da che parte stare. Noi stiamo dalla parte degli uomini scalzi. Di chi ha bisogno di mettere il proprio corpo in pericolo per poter sperare di sopravvivere”. Queste le parole delle due promotrici che non si sono comunque limitate a far sentire solo la propria voce, ma a chiedere alle autorità “la protezione e corridoi umanitari per chi fugge dalla guerra e dalla fame alla ricerca di una esistenza migliore in Europa oltre ad una accoglienza degna per tutti e la chiusura di tutti i luoghi di concentrazione e detenzione dei migranti perché non è pensabile fermare chi fugge dalle ingiustizie, innalzando odiosi muri ideologici. Dare asilo a chi scappa dalle guerre, quindi, significa ripudiare la guerra per costruire la pace.”

Antonella Marrucci

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