Il lago di Bolsena: geologia, isole, sesse e Rinaldone

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Luogo interessantissimo il lago di Bolsena (lago Volsinio) ad iniziare dalla sua formazione di origine vulcanica (è il più grande d’Europa del genere ed addirittura il secondo assoluto di tutto il mondo; il primo è il lago Toba nell’isola di Sumatra) dovuta al collasso di ben sette crateri oltre 300.000 anni fa di cui le tracce sono ancora spettacolarmente visibili lungo il fianco dell’isola Bisentina (dove, fra l’altro, si possono ammirare i resti della chiesa dei santi Giacomo e Cristoforo, con la notevolissima cupola realizzata addirittura dal Vignola) e nella conca di Latera.

Fermo restando che il lago possiede anche una seconda isola, più piccola che è la Martana, luogo dove, il 30 aprile del 535 p.C.n, fu strangolata, nel bagno, la famosa regina Amalasunta. Ma, al di là della sua spettacolare geologia, il lago di Bolsena è anche uno straordinario coacervo-contenitore di storia, miti, leggende, misteri per non parlare poi dell’ambiente vuoi dal punto di vista botanico che animale, sia dentro che fuori le sue pulitissime acque che si ricambiano totalmente in circa 80 anni ed escono tramite il suo emissario che è il fiume Marta.

La sua forma è ovoidale con una profondità massima di 151 mt. ed una estensione di 113,5 km² a 305 mt. s.l.m. ed è un lago sottoposto alle “sesse” uno strano fenomeno idrogeologico, solo parzialmente spiegabile con il vento ed altre concause legate alla pressione atmosferica (e se, per un qualche motivo,vi entrasse un certo qual bradisismo zonale legato al suo antico vulcanismo?- n.d.r-) per cui il livello dell’acqua in alcune zone (sempre differenti) inizia a fibrillare improvvisamente e a “scalinare” scendendo di vari cm.(nell’anno 2.000 una sessa ha raggiunto i 50 cm!) mentre incredibilmente il resto del lago rimane del livello consueto, fino a che dopo un certo lasso di tempo (mai eguale) la superficie lacustre ridiventa omogenea.

Per quanto concerne la presenza umana le rive del lago iniziarono ad essere popolate verso la fine del Neolitico quando lungo le sue rive sorsero vari villaggi di palafitte; da quell’epoca l’uomo continuò ad abitare i luoghi proseguendo durante l’età del ferro e quella del bronzo, proseguendo poi con il villanoviano quando gli etruschi fondarono (sul promontorio di Bisenzio) Visentum che insieme all’altro insediamento etrusco di Volsini raggiunse un notevole benessere ed una importante influenza politico-militare (come testimoniato dai numerosi e bei reperti archeologici ritrovati in queste zone). E fu durante l’epoca etrusca che il lago visse un periodo di grande splendore ed importanza accresciuta anche dal fatto che sulle rive di esso, in una località mai bene identificata, sorse il mitico e famoso “Fanum Voltumnae” un grandioso santuario dove ogni anno si riunivano i rappresentanti della Dodecapoli Etrusca (le dodici città-stato più importanti dell’Etruria).

Ed a proposito di antiche popolazioni rivierasche, pochi anni fa due sub immersisi a ridosso dell’isola Bisentina ritrovarono un teschio umano perfettamente conservato che dai Carabinieri fu consegnato alla Procura della Repubblica visto le indagini che erano in corso in quel periodo per far luce su delle morti misteriose avvenute in zona. Procura della Repubblica la quale dispose subito delle perizie medico-legali per comprendere a chi poteva risalire tale particolarissimo reperto umano. Grande fu la sorpresa quando dal test del Dna e dalla prova del carbonio 14 emerse che tale reperto, in ottimo stato di conservazione, era di un giovane uomo (età fra i 25 ed i 35 anni) vissuto almeno 3.500 anni prima! Si trattava dei resti di una testa di un palafitticolo lacustre dell’Età del Bronzo probabilmente appartenente alla così detta “cultura di Rinaldone” (nome proveniente da una località in provincia di Viterbo) una delle più antiche civiltà dell’Italia preistorica da cui sarebbero poi sorte prima la nazione etrusca ed, a seguire, quella romana. La Procura, chiudendo il caso, affidò l’antico reperto, di così alto interesse storico e archeologico, alla Università della Tuscia affinché ivi potesse essere ulteriormente studiato e valorizzato.

Fra l’altro il lago di Bolsena racchiuderebbe nei suoi fondali, andando ancor più a ritroso nel tempo, tracce e segreti di alcune delle più antiche culture italiche vissute nell’area fino ad oltre cinquemila anni a.C. Infatti la storia del grande bacino lacustre (per estensione il quinto d’Italia) sarebbe legata al culto primordiale di una grande Dea Madre fecondatrice della terra e delle acque.

 

Arnaldo GioacchiniMembro del Comitato Tecnico Scientifico dell’Associazione Beni Italiani Patrimonio Mondiale Unesco

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