“Prima che tu dica pronto”. Il tunnel

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Nuovo appuntamento con “Prima che tu dica pronto”, rubrica culturale a cura di Centumcellae News.

 

Convivere con un proprio caro malato di demenza senile significa fare i conti, in primis, con la propria di fragilità. Piangere la parte che non c’è più, prendendosi cura di ciò che è rimasto.

A volte, parlare con mio padre, stare vicino a lui mi fa sentire davanti ad un muro, al di là del quale, c’è il lui di una volta, che non ce la fa a parlare, ad oltrepassare il muro.

Chi ha dimestichezza con la demenza senile sa bene che non c’è nulla da fare per bloccare l’inesorabile processo della malattia.
Sa che, nonostante tutta la buona volontà, il cervello pian piano si spegne.

Mio padre, alle prime avvisaglie, diceva che sentiva il cervello perdersi pezzo dopo pezzo.

Quando ho incominciato a leggere “il tunnel” di Abraham B. Yehoshua edito Einaudi, sapevo che avrei intrapreso un viaggio dentro di me, difficile.

Zvi Luria ha poco piú di settant’anni quando un neurologo gli diagnostica un principio di demenza senile. All’inizio la malattia lo porterà soltanto a commettere piccole distrazioni, sbagliare un nome, confondere un altro bambino per suo nipote, oppure visitare il letto di uno sconosciuto in ospedale convinto di essere al capezzale di un vecchio amico in coma. Poi però tutto diventerà piú duro e passo dopo passo la sua lucidità finirà con l’essere completamente compromessa.

Come può un uomo che è sempre stato affidabile e solido, un punto di riferimento per famiglia e amici, un ingegnere, scendere a patti con il proprio inevitabile declino mentale? Nessuno fa mai pace con questo declino.

Una vicenda intima e privata che s’intreccia a doppio filo con quella collettiva e politica del popolo palestinese e di quello israeliano, vicinissimi eppure cosí distanti dal trovare un modo per esistere insieme.

Il protagonista di questo libro è un ingegnere, che per tutta la sua vita ha progettato autostrade e tunnel per il governo israeliano, facendosi spazio, come una lama, nei territori occupati, ampliando il territorio israeliano.
Per tenere la mente allenata decide di tornare al lavoro, aiutando il suo successore, nella progettazione di un nuovo tunnel, che dovrà scavare una collina, sulla quale vive, però, una famiglia palestinese.

Questo libro fondamentalmente parla di questo, di identità, individuale e collettiva e di amore.
Quello che deve continuare ad esserci anche se cade a pezzi. Un po’ per volta.

 

VDG

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