“Prima che tu dica pronto”. Cortile nostalgia di Giuseppina Torregrossa

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Nuovo appuntamento con “Prima che tu dica pronto”, rubrica culturale a cura di Centumcellae News.

 

Palermo per me sarà sempre un pomeriggio ai giardini Libertà durante una festa di Rifondazione. Un amore acerbo che sarebbe diventato quello della vita. 

L’ultima tappa di un viaggio di dieci giorni, on the road, per la Sicilia.
Eravamo stanchi ed avevamo sonno, ma Palermo mi apparve subito per quello che era: magica, profumata, piena di incantesimi e mercati.

Al centro dell’Albergheria, tra le abbanniate dei mercanti di Ballarò e il campanile di Santa Chiara, c’è la piazzetta delle Sette Fate.

Anche il piccolo Mario Mancuso conosce la storia delle Sette Fate, gliela racconta spesso zia Ninetta, l’unica della famiglia sopravvissuta al bombardamento di Palermo del 1943. Zia Ninetta cresce ed accudisce il nipotino rimasto orfano a soli tre anni ma per lei, bionda e formosa come un’attrice del cinema, la passione e l’amore contano più di tutto. Persino più di suo nipote. Per questo, quando Mario ha solo tredici anni, zia Ninetta sparisce abbandonandolo al suo destino. “Di lei rimasero solo una spazzola piena di capelli che sembrava il nido di una rondine e un mozzicone di rossetto.

A tredici anni Mario si ritrova solo al mondo e diventa grande di colpo. 

 Il resto accade fin troppo in fretta: il  matrimonio con Melina da celebrare prima di iniziare a prestare servizio presso la caserma Podgora di Roma. 

Nostalgia di una madre che non ricorda neppure. Nostalgia di una zia affettuosa ma sparita senza una parola. Nostalgia di una moglie che non ha fatto nemmeno in tempo a sfiorare. Il cuore di Mario si scioglie di nostalgie.

 La storia familiare di Mario e Melina è l’impalcatura che regge il romanzo di Giuseppina Torregrossa. 

Da qui in poi il romanzo si fa corale, si parla di una intera generazione, del terrorismo, del rapimento Moro.

Non solo Sicilia, non solo Roma.

Ma la storia di una generazione, di migranti, emancipazione e femminismo, di cui avere nostalgia. 

 

VDG

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