Presentazione libro “Ishinomaki – Civitavecchia, un gemellaggio dalle radici antiche” Palazzo Ferrajoli, Roma, 8 settembre

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Giovedì 8 settembre 2016 sarà presentato il volume Ishinomaki – Civitavecchia, un gemellaggio dalle radici antiche di Costantino Forno in occasione dello Jubilaeum Exhibition, presso il Palazzo Ferrajoli in Piazza Colonna a Roma.

Si tratta di un volume di circa 150 pagine sul viaggio, avvenuto nel 1615, di Hasekura Tsunenaga e del gemellaggio tra Ishinomaki e Civitavecchia. Il libro, documentato e a colori (grazie anche all’Archivio Segreto e alla Biblioteca Apostolica del Vaticano), si avvale della versione, a fronte, in lingua giapponese curata dalla Signora Kaori Sakai.

Come e perché nasce il gemellaggio tra Civitavecchia e Ishinomaki, due città così lontane geograficamente anche per cultura, tradizioni, storia, religione e quant’altro.

A Civitavecchia, il 3 gennaio 1951, giunge Lucas Ryuzo Hasegawa, docente di tecnica dell’affresco nell’Università di Tokio e presidente dei pittori cattolici giapponesi, accompagnato da Agostino Kanayama, rappresentante del Giappone presso la Santa Sede.
L’illustre pittore nipponico è invitato ad affrescare la ricostruita chiesa dei Martiri Giapponesi in Civitavecchia. Hasegawa accetta e si dedica alla decorazione della chiesa civitavecchiese, nel silenzio operoso circondato dall’amore dei cinque frati francescani, con i quali divide i pasti e il riposo notturno in una stanzetta del convento. L’Artista giapponese, un po’ spaesato nella nostra città per la scarsa conoscenza della lingua italiana, è apprezzato da quei pochi civitavecchiesi con i quali entra in contatto, attirati da quell’omino straniero e silenzioso.
Hasegawa rimane in città fino al 1957.

Nei suoi affreschi figura anche un bellissmo ritratto di Hasekura Tsunenaga, il famoso inviato di Idate Masamune, signore feudatario di Sendai, che giunse a Civitavecchia quattrocento fa.
Lo sbarco a Civitavecchia, domenica 18 ottobre del 1615, di una delegazione giapponese diretta a Roma per incontrare il Papa Paolo V, è, infatti, il fatto storico all’origine del gemellaggio.
Quel viaggio nel 1615 è evidentemente registrato negli archivi vaticani; inspiegabilmente nessun libro di storia di Civitavecchia fa cenno di quell’avvenimento.

Se Civitavecchia tace e Roma custodisce gelosamente la memoria di quella avventurosa missione diplomatica, la città di Sendai in Giappone, promotrice e protagonista della spedizione, conserva per secoli quella circostanza, pur non rendendola pubblica per la politica di persecuzione nei confronti della religione cattolica, attuata dall’Impero del Sol Levante.

Soltanto ai primi del ‘900 (esattamente nel 1909) il Giappone rivela quella lontana circostanza, chiudendo definitivamente un cerchio di persecuzioni verso i cattolici durato più di trecento anni.
Subito dopo la seconda guerra mondiale (1939-1945), in un momento difficile e impegnato

nella ricostruzione, Tekeshi Shimano, sindaco della città di Sendai, in Giappone, rievoca quell’evento, in occasione di approcci con lo Stato del Vaticano,
La prima mossa è quindi della città di Sendai.
Ma Civitavecchia risponde con grande entusiasmo.

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