“Paesaggi d’Arte”. Surrealismo esotico

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Da ragazzo andavo sempre a grufolare sul tavolo da lavoro di mio papà collocato al centro dello studio di casa dove era solito dipingere; tra pennelli, matite e barattolini di colore acrilico che sniffavo voluttuosamente davo un’occhiata di tanto in tanto alle riviste che teneva da parte per trovare nuove ispirazioni; pubblicazioni di moda, di arte e di fotografia. Anni più tardi, infatti, assistetti in diretta alla nascita di un ciclo di tele che ritraevano delle modelle in posa ispirate direttamente dalle statuarie muse di Helmut Newton. Ma a quel punto le mie perlustrazioni nel mondo della fotografia erano già mature. Molto tempo prima, infatti, ero già rimasto affascinato dalle straordinarie immagini pubblicate in una rivista di fotografia che trovavo stranissima ed elettrizzante. Erano alcuni numeri di ZOOM, storico periodico internazionale, ancora oggi tra i più autorevoli. Se le recensioni tecniche sugli apparecchi digitali vi interessano marginalmente e volete invece cavalcare l’onda dell’aggiornamento verificando lo stato dell’arte di questa disciplina, non potete sbagliare.
Ho ripensato a tutte queste cose mentre indagavo sui contenuti dell’ultimo sontuoso numero di Zoom interamente dedicato al paesaggio e intitolato DREAMING LANDSCAPE.
Proprio come allora, quando curiosavo tra le tante bizzarre immagini d’autore di quei vecchi numeri, mi ritrovo a scorrere su internet le gallerie di una delle protagoniste di questo numero speciale.

 

 

 

 

 

Ci sono tanti modi di fotografare quando si è in viaggio: si può ritrarre uno scenario, si può focalizzarne i dettagli più significativi, si può anche cercare di fondere elementi creativi all’interno di inquadrature convenzionali. Quest’ultimo approccio è il vero marchio di fabbrica di un talento visionario, quello della giovane fotografa olandese Scarlett Hooft Graafland.

Gira il mondo trasformando ogni occasione di incontro in uno spunto di originalità comunicativa. Non si limita ad allestire set surreali perché le piace prima di tutto stringere rapporti conoscitivi veri con genti e ambienti locali. Quanto basta per trovare la giusta ispirazione ed esprimere al meglio la sua inventiva. L’effetto finale, fatto di situazioni paradossali, risulta indubbiamente interessante e, nonostante il taglio molto ironico, Scarlett non rinuncia all’opportunità di offrire di volta in volta uno spunto di riflessione.

 

 

 

 

 

Forse proprio questo aspetto è il vero fulcro della sua operazione artistica. Quando non si limita a giocare con gli oggetti e con i colori fuori contesto, la Graafland coinvolge la popolazione locale in allestimenti che non hanno nulla di superficiale. I suoi modelli occasionali, evidentemente in sintonia con un ambiente naturale apparentemente incontaminato, recitano la parte contaminando a loro volta il set con situazioni che ad una prima visione sembrano testimoniare soltanto una forma di ludica intrusione. Accade invece più spesso che vengano evocate le contraddizioni insite in temi di grande attualità, dall’indebolimento dell’ordine globale al decadimento della bellezza, dai grandi problemi sociali del nostro tempo come quelli legati all’emigrazione, all’isolamento, all’incomunicabilità, alla difesa degli anelli più deboli di questo nostro mondo come i bambini e le donne. Le idee migliori sono sempre le più semplici.

http://www.scarletthooftgraafland.nl/shg/site/menu/index

 

 

 

 

 

 

A cura di Michele Galice

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