Michele Galice ci svela da dove nasce la sua mostra “Ombre Salentine”

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CIVITAVECCHIA – La nostra splendida Chiesa di San Giovanni di Dio, in piazza Calamatta, trova nuovamente la vita fra le “Ombre Salentine” di Michele Galice, una mostra fotografica cangiante come il sole e statica come le mura bianche del Salento. Architetto, alpinista e astronomo, Michele ha concentrato tutte le sue passioni nella fotografia. Figlio d’arte e dell’arte, Michele inscatola nel suo mondo geometrico i colori del Salento, le sue luci, le sue ombre, per fare, di un dettaglio, opera d’arte. Le sue fotografie ritraggono soprattutto Gallipoli, eppure la estraniano, la allontanano da se stessa, ne estraggono le forme essenziali e la rendono immagine di tutto il Salento.

Da quale ispirazione nasce la mostra?

“In effetti la mostra è partita proprio da un’ispirazione: sono alcuni anni che frequento il Salento per motivi familiari e sin dal primo momento in cui ho cominciato a girare per i vicoli del Salento e di Gallipoli mi sono sentito attratto, in particolare, dalle ombre. Da quelle ombre che si formano, soprattutto in agosto, da luci molto violente, molto calde, ombre di cose, di persone, di profili, che a volte hanno un peso e una presenza perfino superiore degli sfondi sui quali sono proiettate. Sicuramente ha inciso anche il mio interesse per l’architettura e la pittura. Quindi ho cominciato a selezionare episodi di ombre, che molto presto hanno cominciato a formare il corpus di una mostra: questa mostra appunto, sulle ombre salentine. Queste non sono fotografie di paesaggio, non sono neanche degli scorci del Salento, ma sono una serie di episodi, di colori e di ombre che in qualche modo restituiscono la suggestione delle atmosfere di quella regione”.

Molte fotografie sono accompagnate da una citazione di un pittore o di un architetto; in che rapporto sta la mostra con la loro arte?

“In un rapporto molto stretto, ma più che con i singoli artisti, con la pittura e l’architettura in generale. Ho trovato molti aforismi di pittori e architetti per i quali sento un particolare interesse, dato che questi due campi dell’arte fanno entrambi parte della mia formazione. Quindi ho deciso di abbinare questi aforismi alle immagini, perché ho notato la presenza costante di un cortocircuito fra testi e fotografie: le fotografie supportavano gli aforismi, ma nello stesso tempo gli aforismi riuscivano a dare loro un peso”.

Un altro elemento che traspare evidente è una stretta connessione con la geometria, a partire dal formato quadrato delle fotografie, fino ad arrivare all’attenzione per forme e architetture ben precise. In che rapporto è quindi la geometria con la tua mostra?

“Il formato quadrato, sul quale è un po’ che mi sto divertendo, è un formato che è particolarmente adatto a queste fotografie e dato che le immagini sono realizzate con il teleobbiettivo, quindi sono già focalizzate su dei dettagli, il formato quadrato permette di estrarle ancora di più. Il formato quadrato tira fuori il soggetto dal proprio contesto per farne un’altra cosa: un quadro, una suggestione. Inoltre il formato quadrato permette di giocare molto con le geometrie, le simmetrie, facendo sì che spesso uno scenario di per sé poco significativo, uno scatto che di per sé ritrae una cosa poco interessante, rielaborato attraverso la geometria, acquisisce una nuova dignità e un suo nuovo senso”.

La mostra, a ingresso libero, sarà esposta fino a domenica 29 Maggio, ed è un’occasione da non perdere per apprezzare un altro ottimo artista locale.

Lorenzo Piroli

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