“L’occasione” al Nuovo Gassman convince a metà

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CIVITAVECCHIA – Dopo il tutto esaurito de “Il Marito di mio Figlio”, con Eva Grimaldi e Andrea Roncato, la stagione va avanti al Nuovo Sala Gassman. Torna anche quest’anno Marco Cavallaro, questa volta con la prima del suo spettacolo  “L’Occasione”, andata in scena lo scorso fine settimana.

Dal lato entra in scena una figura avvolta in un lungo trench, cappello in testa e una valigetta in mano, si avvia verso il palco. Una scenografia interessante, girevole, da una lato una strada e un lampione solitario, dall’altro, scopriremo più tardi, un bar e il suo bancone; questa l’ambientazione del lungo monologo di Cavallaro. Il tema? “L’amore dà sempre un’altra occasione” si potrebbe rispondere leggendo il libretto, eppure dopo un’ora e mezza di monologo ancora non si coglie dove sia l’amore, ma soprattutto quale sia l’occasione.

Si inizia con un’interminabile dissertazione sulla “pioggerellina”, e si sa che quando si parla del tempo non si ha proprio altro da dire, e via poi con i luoghi comuni sui venditori di ombrelli, con le battute sui modi di dire, tutte frasi simpatiche rubate ai social network. La scenografia gira ed ecco che entriamo nel bar, pian piano ci viene descritto, a spezzoni, l’inizio di una storia d’amore, una lei che parla troppo e un lui follemente innamorato e, intervallate, frasi misteriose riguardo la fine di una relazione pronunciate da una voce di donna.

Lo spettacolo si avvia, infine, ad una tanto sperata conclusione ed ecco il colpo di scena, inaspettato, imprevedibile. Gli spezzoni e la voce di donna acquistano un senso, la malinconia, la “pioggerellina”,  tutto l’interminabile monologo diventa chiaro e si coglie la volontà di mettere a nudo un’anima sofferente tramite un’ironia malinconica. Uno spettacolo che fa ridere, che fa piangere e che però lascia anche indifferenti. Uno spettacolo che dà tutto alla fine e lascia lo spettatore confuso per la maggior parte del tempo. Uno spettacolo difficile da giudicare e che, forse, può far riflettere.

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