Lavinia Trotti e il sogno dell’alta moda

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CIVITAVECCHIA – Torniamo oggi, dopo due settimane, a parlare di nuovi talenti locali. Stavolta non ci sono atelier, manichini o abiti che svolazzano. Davanti a noi un caffè e una giovane studentessa: conosciamo meglio Lavinia Trotti, anche lei inserita, seppure da poco, nello sfavillante mondo della moda.

Nello scorso articolo con Luca e Donato di Mad abbiamo parlato di percorsi di studio particolari, perché non ci racconti il tuo?

“Ho frequentato il liceo classico qui a Civitavecchia e quando si è trattato di scegliere la strada da seguire dopo il diploma ho deciso di portare avanti la passione che avevo per la moda. Ho finito a luglio il mio percorso di studi all’accademia Koefia di Roma e preso quindi il bacelorato, che è un titolo riconosciuto a livello europeo.”

Quanto è durato il tuo percorso in accademia?

“Il bacelorato si consegue dopo tre anni di studio; il primo è incentrato sul disegno e la creazione del modello, anche se ovviamente vengono fornite pure le prime basi pratiche per la realizzazione dei vestiti. Il secondo anno è più strettamente pratico e si impara la modellistica su manichino, chiamata moulage. Di solito nel corso dell’anno si realizzano una trentina di cartamodelli e si creano un tubino e una giacca. Il terzo anno invece è quello della sfilata finale con la realizzazione di due outfit, di cui uno invernale. Quest’anno la sfilata aveva come tema le olimpiadi in Brasile del 2016 e quindi prima della progettazione dell’abito c’è stata una lunga fase di ricerca. Alla fine ho realizzato cinque pezzi totali, un pantalone con camicia e cappotto sono stati il mio outfit invernale, mentre invece sul tema delle Olimpiadi ho realizzato una felpa con una gonna da tennis rivisitata”.

Sappiamo che non ti sei limitata all’accademia della Koefia, ma che hai intrapreso contemporaneamente un altro percorso di studi.

“Sì, l’accademia mi ha dato una grande preparazione pratica, dato che punta molto all’artigianato, ma mi mancava tanto studiare, e quindi un po’ per questo, un po’ per ottenere una laurea vera e propria mi sono iscritta ad un corso telematico di design industriale. Sto ancora finendo questo secondo percorso infatti.”

C’è un ambito in cui ti sei specializzata?

“Dato che sono molto interessata al settore industriale è proprio questo l’ambito in cui ho cercato di specializzarmi, quello del prêt-à-porter, che bisogna fare attenzione a non confondere con il pronto-moda dei centri commerciali. Il prêt-à-porter infatti è una via di mezzo fra alta moda e grande distribuzione: è più standardizzato e indossabile rispetto alla moda su misura dell’haute cotture, ma allo stesso tempo più vicino a questa rispetto alla produzione massiccia delle grandi case di distribuzione.  Inoltre ho frequentato dei corsi di maglieria, che nonostante sia un settore fortemente in calo è alla base della maggior parte dei capi che indossiamo”.

Quale ritieni che sia il tuo tratto caratteristico?

“Ho da sempre una grande passione per i colori, tanto che non solo ho dedicato loro la mia tesina della maturità, ma anche il mio primo tatuaggio.”

Quali sono invece i tuoi progetti per il futuro?

“Dato il mio interesse per la produzione industriale, una volta presa la laurea vorrei continuare su questa via e lavorare per un’azienda. Al momento quindi non sono interessata alla creazione di un brand personale anche se proprio recentemente ho lavorato alla mia prima commissione. Ho disegnato un body da pattinaggio sul ghiaccio per una ragazza, che sono stata molto felice si sia affidata a me. Mi è piaciuto molto il rapporto che si è instaurato fra me e la mia prima cliente; ho cercato di sviluppare con lei un abito che si adattasse alla sua personalità e capire le sue esigenze. Ci siamo messe lì per un paio d’ore a parlare e discutere riguardo alle varie idee, fino a che non è uscito fuori qualcosa di cui eravamo entrambe molto soddisfatte. Proprio questa prima esperienza mi spinge ad andare avanti anche con il disegno e la progettazione su commissione.  Inoltre a breve frequenterò un corso di due giorni da personal shopper, a Milano, per tentare anche quella strada”.

A questo punto ci salutiamo e usciamo dal bar. Si conclude quindi così il nostro incontro con un altro giovane talento locale, con un altro aspetto di questa fashion industry nostrana da valorizzare.

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