“L’Americah”. Madri e lavoratrici

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Close up of pregnant elegant woman

Si deve a Teresa Noce, una delle ventuno donne della Assemblea Costituente, come prima firmataria, il progetto di legge in difesa della maternità, proposto a fine agosto del ’47 dalla CGIL e approvato dal Parlamento nel giugno del ’48. Conteneva tre punti principali: estensione del diritto al riposo per maternità a tutte le donne lavoratrici, riposo obbligatorio pagato al 100%, istituzione dei nidi d’infanzia e delle sale per l’allattamento nei luoghi di lavoro.

Era una sindacalista, operaia tessile. Aveva vissuto il confino, la clandestinità e i campi di concentramento, era tornata a Roma a piedi. I figli in Russia. Il primo, Luigi Libero, nato mentre il padre, Luigi Longo, era in carcere.

“Brutta, povera e comunista”, così la definì la suocera quando la vide per la prima volta.

Ora con un emendamento presentato dalla Lega alla Legge di Bilancio si modifica il congedo di maternità obbligatorio inserendo la possibilità di continuare a lavorare anche fino al nono mese di gravidanza, se il medico non lo sconsiglia esplicitamente.

Le madri lavoratrici, se vorranno, potranno iniziare i cinque mesi di congedo previsto dalla maternità dopo il parto.

Nel testo dell’emendamento è scritto che «è riconosciuta alle lavoratrici la facoltà di astenersi dal lavoro esclusivamente dopo l’evento del parto entro i cinque mesi successivi allo stesso, a condizione che il medico specialista del Servizio sanitario nazionale o con esso convenzionato e il medico competente ai fini della prevenzione e tutela della salute nei luoghi di lavoro attestino che tale opzione non arrechi pregiudizio alla salute della gestante e del nascituro».

Questo emendamento, già approvato dalla Commissione Bilancio della Camera, modifica le regole attuali secondo le quali non si può lavorare durante i trenta giorni che precedono la nascita.

In apparenza, ovviamente, l’emendamento sembra lasciare alle donne lavoratrici la possibilità di decidere, a meno di una esplicita e diversa prescrizione del medico curante specialista, ma in realtà metterà le madri lavoratrici davanti al ricatto dei datori di lavoro, i quali potranno «fare pressione» affinché la lavoratrice resti in servizio in base alle esigenze aziendali e non interrompere il lavoro perché c’è una legge che la tutela e lo impone.

Il diritto all’astensione dal lavoro durante gli ultimi mesi di gravidanza è un altro diritto acquisito a rischio, chi lo sancì, in Italia per la prima volta mise un punto epocale: non si deve scegliere se essere madri o lavoratrici.

E adesso?

 

VDG

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