Giovedì 27 aprile ore 18 Caffè del Corso appuntamento con l’autore Roberto Vallepiano

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Domani giovedì 27/04/2017 il Collettivo “Arditi del Popolo”, alle ore 18:00 presso il Caffè del Corso in corso Centocelle, presenta l’ultimo libro dell’autore Roberto Vallepiano.

Roberto Vallepiano è nato a Sanremo e vive nella Riviera Ligure di ponente, terra di mare e di roccia, dove il sole regna anche di inverno. È agitatore culturale, poeta e attivista politico. Scrittore per passione e per diletto. Da sempre attivo in campo politico, culturale e giornalistico, è fondatore della fanzine La Scintilla di cui è capo Redattore e gestiste la pagina web: Divisione creativa Rivoluzionaria. Fa parte della Rete Internazionale degli Artisti, Intellettuali e movimenti Sociali in Difesa dell’umanità. Nel 2008 ha pubblicato il saggio storico intitolato Resistenza e Lotta di Liberazione nel Ponente Ligure. Nel 2011 è uscita una raccolta di poesie dal titolo La gioia armata. Nel 2013 ha pubblicato il libro Svendola. Anche i Nichi piangono. Nel 2015 è uscito il libro dal titolo Cuba. Geografia del desiderio, che ha ricevuto da subito un ottimo giudizio della critica e che, dopo aver partecipato a diversi festival in Italia, nel febbraio del 2016 è stato invitato alla Fiera Internazionale del Libro dell’Avana.

Si tratta di un saggio lineare e conciso, un viaggio nella disgraziata e tormentata involuzione della cosiddetta “sinistra”, italiana ed internazionale.
L’ autore mantiene un filo logico con le precedenti opere tornando su temi già affrontati nel precedente “Cuba. Geografia del desiderio”, come ad esempio l’internazionalismo fra i popoli ed il fulgido esempio di solidarietà di classe in continuo fermento nei paesi dell’America Latina. Affronta la precarietà delle nuove generazioni, il loro vuoto emozionale, la pochezza di valori morali ed etici forti, il loro essere conservatori del nulla emozionale che li attanaglia, lo sconforto che li pervade, nonché soprattutto il modo col quale i dirigenti della sinistra sfigata (già conosciuta nel precedente “Svendola. Anche i Nichi piangono”) li colpevolizzano per le loro sconfitte, accusandoli di essere incapaci di “mettersi in gioco”, colpevolizzandoli per le vessazioni che subiscono dalle classi dominanti.
I capitoli si susseguono in modo perfettamente logico, lucido e lineare, dall’analisi della società contemporanea invisa al culto dell’ego, alla trasformazione semantica (e poi ideologica) della fu sinistra di classe, ormai totalmente asservita agli oppressori.
Dopo un’attenta analisi di quel che fu il PCI, figlio della Resistenza, del pensiero di Antonio Gramsci e delle migliori menti del ‘900, Roberto passa ad una breve ricostruzione del movimentismo del ’68 e del ’77 e di come questi grandi movimenti, così ricchi in senso umano e sociale, abbiano lasciato oggi uno scarsissimo se non nocivo apporto al movimento operaio. Movimenti oggi composti da singole istanze civili (e quasi mai sociali) scollegate fra loro, prive di critica al sistema socio-economico capitalista e quindi ridotte a battaglie di opinione parziali, individualiste o come si sarebbe detto una volta, meramente borghesi.

Roberto Vallepiano è uno che nella prosa ci sta stretto. Ama incendiare gli animi e scaldare i cuori. L’autore appassiona, fa arrabbiare il lettore, spesso lo colpisce nel vivo facendolo sentire indirizzo di critica e quindi scuotendolo.

Vallepiano, con pungente ironia e verve poetica, analizza i mille sogni traditi dalla sinistra internazionale, da Tsipras e Varufakis, che giurarono guerra ai tecnocrati della UE, ma una volta ottenuto il consenso popolare, imposero lacrime e sangue alla Grecia che li votò, e via a ritroso fino Berlinguer che, accantonata la lotta di classe, optò per rimanere sotto “l’ombrello della NATO”, chiedendo al popolo sacrifici, strette di cinghia ed austerity, nella costruzione di un “eurocomunismo” che oggi rivediamo (senz’altro con meno dignità e meno carisma del buon Berlinguer) nella pseudo-sinistra sinistrata sposata alla troika.

Pompieri piromani di oggi e di ieri che da no-global convinti, sono ormai radicati nell’idea di “inevitabilità della globalizzazione“, di accettazione prona del “pensée unique” dominante, di totale asservimento alle parole d’ordine del mainstream politically correct, fino ad arrivare alle narrazioni sfigate, cattocomuniste e saccenti di affabulatori, privatizzatori, licenziatori, imbroglioni ed untori vari.
Vallepiano punta il dito contro la sinistra classista, elitaria, borghese, sempre pronta a mettere da parte l’autocritica pur di incolpare il popolo e tacciarlo di ignoranza, analfabetismo funzionale, populismo, razzismo, “rossobrunismo” e quant’altro, ogni volta che, a causa della sua inconcludenza politica, la “sinistra” (più aggettivo che sostantivo) viene sconfitta in una tornata elettorale.
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l libro, come lo definisce l’autore, è una “cassetta degli attrezzi”, un manualetto che ci invita a guardare dentro di noi per ricostruire la semantica rivoluzionaria, una “grammatica degli affetti”, un nuovo movimento umanitarista, una nuova rete di solidarietà che sconfigga l’analfabetismo emozionale e l’inettitudine disseminata da decenni e decenni di egoismo liberista e capitalismo sfrenato.

Il consiglio spassionato è di comprarlo e divorarlo.

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