“Fiabe” di Andersen – il quinto ebook selezionato per te dalla redazione di Centumcellae

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Scrittore danese, romanziere e commediografo, Andersen divenne famoso per le sue favole, tradotte in tutta Europa, solo in apparenza destinate esclusivamente al pubblico dei più piccoli: esse sono rivolte, infatti, anche agli adulti.

In un periodo in cui le favole avevano una valenza didattica, egli introdusse, con spirito spiccatamente anticonformista, l’ambiguità, dando voce a personaggi che spesso avevano un ruolo marginale, come i bambini e gli emarginati, che esprimessero il pensiero di Andersen sulle questioni morali: “ Ma è nudo!”, disse un bambino nella fiaba “I vestiti nuovi dell’imperatore” riferendosi ad un re vanitoso che due imbroglioni, spacciatosi per fini tessitori, avevano turlupinato facendogli credere che l’abito venduto fosse così meraviglioso e particolare da essere invisibile agli stolti e agli indegni. Questa locuzione è entrata a far parte dell’immaginario collettivo come metafora sarcastica volta a smascherare l’ipocrisia dei lacchè, nella fiaba i cortigiani che si guardavano bene dal dire la verità al sovrano che in realtà non aveva indosso nulla.

L’identificazione di Andersen con gli emarginati e i meno fortunati rendeva le sue favole particolarmente avvincenti. Alcune delle sue storie rivelavano un’ottica più che ottimista nel trionfo del bene, come La Regina delle Nevi e Il brutto anatroccolo, ed altre mancavano di lieto fine, come La piccola fiammiferaia.

Con La Sirenetta, una delle opere più note dello scrittore, Andersen esprime il desiderio di una vita normale, che lui non aveva mai avuto la possibilità di vivere. Nella favola la più giovane di sei principesse/sirene desidera ardentemente visitare la terraferma, nonostante fosse vietato agli abitanti degli abissi. Ma la realizzazione del suo desiderio diviene, alla fine, causa di grande dolore:

“Sapeva che quella era l’ultima sera in cui avrebbe visto colui per il quale aveva abbandonato il suo popolo, la sua casa, la sua voce straordinaria, ed aveva sofferto quotidianamente un tormento senza fine – e lui non ne aveva idea. Questa era l’ultima notte nella quale avrebbe respirato la sua stessa aria, o ammirato il mare profondo o il cielo stellato. Una notte eterna senza sogni l’attendeva, perché lei non aveva un’anima e non poteva guadagnarne una.”

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