“Dal nulla sorgemmo”: l’emozionante storia degli Arditi del Popolo

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CIVITAVECCHIA – Passando a piedi per l’incrocio tra via Risorgimento, via Buonarroti e corso Centocelle, mesta fra i cespugli poco curati di un’aiuola, è visibile una lapide che, fino a qualche tempo fa, ospitava una targa, ora rimossa da una vergognosa incuria, alla memoria di ardite gesta. Prestando un po’ di attenzione e guardando in alto si può notare il cartello che recita “Largo Arditi del Popolo”. La targa ed il cartello furono apposti nel 2012, a conferire il dovuto onore ad una formazione politico-militare (l’unica a dire il vero) che strenuamente si oppose alle squadracce fasciste fin dal loro insorgere: gli Arditi del Popolo.
Fondati dal tenente Argo Secondari, reduce delle “fiamme nere” (una sezione di fanteria degli arditi assaltatori della prima guerra mondiale), gli Arditi annoveravano fra le sue fila i padri dell’anarco-sindacalismo italiano, fra cui Alceste de Ambris, Filippo Corridoni, Enrico Malatesta e quanti si sentirono in dovere di opporsi con decisione alla brutalità delle squadracce che assaltavano le case del popolo e dell’operaio. Brutalità dinanzi alla quale la polizia ed il regio esercito, non solo chiudevano un occhio, ma che addirittura incoraggiavano e sostenevano manu militari.
Gli Arditi del Popolo (che comprendevano combattenti filosovietici della Repubblica di Fiume – da qui il motto “A Noi!”, poi ripreso dai fascisti – e reduci di ispirazione anarchica, comunista e socialista interventista) arrivarono a contare sul territorio nazionale più di 10.000 unità e furono salutati con approvazione da Lenin e da Gramsci, anche se purtroppo non goderono dell’appoggio necessario e dovuto da parte dei del PSI e del PCdI, che posero un veto sulla “partecipazione a formazioni politiche estranee al partito” (errore che costò caro alla sinistra parlamentare italiana e che Gramsci non smise mai di ricordare). Molti di essi rimasero a combattere in Italia in clandestinità fino alla Liberazione, molti altri emigrarono in Spagna unendosi alle formazioni Repubblicane, dove coniarono il motto “morte alla morte, morte al dolor!”.
Gli Arditi ebbero a Civitavecchia un importantissimo battaglione che contava circa 600 unità e che era composto per lo più da operai portuali, ferrovieri e cementieri. La sezione civitavecchiese, resa celebre dalla bandiera raffigurante un’ascia che taglia in due il fascio littorio, fu fondata il 17 luglio del 1921 e contrastò duramente gli attacchi dei fascisti accorsi in città più volte da Roma, dalla Toscana e da aree del viterbese. In piena marcia su Roma la componente locale di questi “proto-partigiani” si fregiò di un particolare eroismo opponendosi a migliaia di fascisti, alla cui testa si posero la polizia ed il comandante della Scuola di guerra, che marciarono armati per le vie cittadine e che ingaggiarono violenti scontri a fuoco con i ferrovieri ed i portuali civitavecchiesi, tutti iscritti orgogliosamente agli Arditi del Popolo.
Queste e altre importanti ed accurate testimonianze storiche (molte delle quali riguardano proprio la nostra città) sono avidamente raccolte nel libro di Valerio Gentili “Dal nulla sorgemmo – La legione romana degli Arditi del Popolo” (edito per “Red Star Press”). Il libro ripercorre cronologicamente e con dovizia di particolari, fedelmente alle testimonianze della stampa dell’epoca e di fonti validamente verificate, tutto l’insorgere del fascismo e la dura lotta che porto alla capitolazione definitiva del 28 ottobre 1922, quando Civitavecchia fu tra gli ultimi centri a cadere.
L’autore presenterà il suo libro, che sarà possibile acquistare, il 26 febbraio al Caffè del Corso dalle ore 18:00 in occasione di un’apericena culturale organizzato dall’associazione Arditi del Popolo, gruppo culturale che intende difendere dal revisionismo la memoria storica locale e l’orgoglio del ruolo democratico che ebbe il movimento operaio, riappropriandosi della sua simbologia e della sua cultura, nel rispetto del tanto, troppo sangue versato come tributo all’amor di Patria e alla libertà.”

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